Carlo De Benedetti vuole Repubblica per 38 milioni – Ma Cir rifiuta – Il ruggito del leone CDB – MilanoFinanza.it

14 Ottobre 2019 0 By Luna Rossa

A 10 anni dall’uscita formale dal gruppo, l’Ingegnere torna in scena con un’offerta senza sovrapprezzo e vuole il 29,9% di Gedi per governare il gruppo editoriale. Da valutare la posizione di Cir, che potrebbe prendere tempo. Torna d’attualità la quotazione delle radio. Resta valida l’ipotesi di spin-off con gli Agnelli-Elkann | Nell’era di Google l’editoria cerca un Citizen Kane | Una Cir senza catene | Torna di moda lo spezzatino di carta | Repubblica perde soldi, Stampa, SecoloXIX e le radio sono in utile | Consob segue evoluzione offerta Romed su Gedi

A 10 anni dall’uscita di scena formale dal business (nel 2009 cedette le quote ai tre figli, Marco, Edoardo e Rodolfo), Carlo De Benedetti a 84 anni torna in pista e vuole riprendersi l’editoria. Il fondatore di Cir  venerdì 11 ha presentato un’offerta alla stessa holding di famiglia per acquistare cash il 29,9% di Gedi  al prezzo di chiusura di giovedì 10, 0,25 euro per azione, per un contovalore di poco superiore ai 38 milioni visto che non è previsto alcun premio nonostante con questa mossa De Benedetti diventi il primo azionista e abbia di fatto il controllo del gruppo editoriale romano che edita Repubblica, La Stampa, SecoloXIX e una quindicina di quotidiani locali oltre al settimanale Espresso. Un fattore, quest’ultimo, da non sottovalutare visto che Cir , oltre all’azionista di riferimento Cofide , ha anche altri soci di minoranza che non verrebbero remunerati essendo l’operazione a forte sconto.

Nella lettera firmata dal presidente del consiglio di amministrazione di Romed, Luigi Nani, che contiene l’offerta irrevocabile per l’acquisto delle azioni Gedi , si legge che “l’esatto quantitativo dovrà essere determinato tenendo conto delle azioni costituenti il capitale sociale e di quelle che eventualmente lo costituiranno in funzione di stock option o altre operazioni sulle azioni. La presente offerta irrevocabile non è condizionata all’espletamento di alcuna due diligence, ferma restando la garanzia sui bilanci e sulle situazioni infrannuali pubblicati”.

Inoltre la proposta è subordinata ad alcune condizioni, a partire dal fatto che “i componenti il consiglio di amministrazione di Gedi  di nomina Cir  rassegnino le proprie dimissioni entro due giorni lavorativi dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società, a eccezione di John Philip Elkann e Carlo Perrone che potranno mantenere le attuali cariche e gli attuali poteri e che, per le residue azioni che resteranno di sua proprietà, Cir  si impegni a distribuirle ai propri soci entro un anno dal trasferimento delle azioni oggetto della presente offerta alla nostra società”.

Se la holding della famiglia De Benedetti, che fa capo ai tre figli di Carlo, accetterà la proposta resterà comunque nell’azionariato di Gedi  con una quota del 13,78%, mentre Exor manterrà il suo 6% così come Perrone il 5% e Jacaranda Caracciolo Falck  un ulteriore 5%.

Ma viste le caratteristiche dell’offerta dell’Ingegnere bisognerà capire ora la risposta della holding quotata Cir , che tra l’altro sta definendo il progetto di incorporazione con la controllante Cofide , che a sua volta fa riferimento alla Fratelli De Benedetti spa. Questo perché, seppure quella in Gedi  è una partecipazione storica, attualmente a bilancio la partecipazione totale (43,78%) è iscritta a un valore di carico di 273,6 milioni. Per cui la quota oggetto dell’offerta di Carlo De Benedetti, il 29,9%, vale oggi 186,5 milioni: soglia nettamente superiore ai 38 milioni di valutazione implicita contenuta nella proposta d’acquisto. Una diminuzione legata alla diminuzione del valore comune a tutti i gruppi media nell’ultimo decennio e, nel caso particolare di Repubblica, alla variazione degli organici e ai contenziosi in essere.

A questo punto bisognerà capire se Cir , che chiamerà in causa il suo cda (e un advisor esterno, probabilmente), accetterà quanto messo sul tavolo da Romed e De Benedetti senior. Non è da escludere che arrivi uno stop al progetto per una questione di valorizzazione dell’asset editoriale anche se va detto che oggi il mercato attribuisce a Gedi , di fatto, il solo valore del polo radiofonico.

Da Torino, sponda Exor, non arriva, al momento, nessun commento, mentre pare certo che l’Ingegnere intenda mantenere l’attuale management di Gedi  e soprattutto abbia già confermato la fiducia al direttore di Repubblica, Carlo Verdelli (il contratto di Maurizio Molinari a La Stampa di Torino scade a fine anno).

Resta da capire la mossa di De Benedetti, che al momento non ha definito un piano industriale di rilancio di Gedi , società affidata al ceo Laura Cioli almeno per ora.

Quel che però da diversi mesi, e come già evidenziato lo scorso marzo da MF-Milano Finanza, sta emergendo, è che gli azionisti della casa editrice stanno facendo serie riflessioni sul valore e sul futuro di Gedi , che attualmente capitalizza solo 128,7 milioni. In tal senso una delle opzioni che ora può tornare d’attualità è quella della quotazione a Piazza Affari del polo radiofonico (Deejay, Capital e m2o) del gruppo.

Con il ritorno sulla tolda di comando dell’Ingegnere, negli ultimi due anni impegnato in tour in giro per il mondo e ritiri nelle proprietà immobiliari in Svizzera, potrebbe divenire realtà l’ipotesi dello spin-off complessivo del gruppo Gedi . Come già evidenziato da MF-Milano Finanza, infatti, non è un segreto che gli Elkann sarebbero interessati a riprendere il controllo delle testate che due anni e mezzo fa sono state conferite in Gedi , ossia La Stampa di Torino e il SecoloXIX di Genova. Ma questa volta il piano prevederebbe anche l’acquisto da parte degli Agnelli-Elkann dei quotidiani locali che fanno capo alla società Gnn.

Non fa infine trascurato il fatto che nei mesi scorsi si erano fatti avanti alcuni potenziali compratori di Repubblica, a partire da Flavio Cattaneo affiancato da Luca Cordero di Montezemolo e il fondo Peninsula (entrato in scena, nel frattempo, su Mediaset ), oltre che a possibili operazioni di integrazione con altri gruppi editoriali francesi (Le Monde) e svizzeri (Ringier). (riproduzione riservata)

Sorgente: Carlo De Benedetti vuole Repubblica per 38 milioni – Ma Cir rifiuta – Il ruggito del leone CDB – MilanoFinanza.it

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