Primo: ridare ruolo e dignità alle Ong | il manifesto

3 Settembre 2019 0 Di Luna Rossa

Tonino Perna

La gran parte dell’opinione pubblica fino a poco fa, soprattutto in Italia, non sapeva cosa fosse una Ong. Acronimo che sta per «Organizzazione non governativa»: dice cosa non è, ma non cosa sia e quali finalità abbia.

Grazie al cinismo criminale del governo giallo-verde che ha perseguitato le Ong che salvano i migranti da morte sicura, queste misteriose organizzazioni sono oggi conosciute come la faccia umana, l’espressione autentica della solidarietà che ancora esiste in questa triste Ue. Questa capacità, questo coraggio dimostrato andando contro leggi criminali, ha radici lontane che val la pena conoscere.

LE PRIME ONG, nell’accezione moderna, nascono in Occidente dopo la seconda guerra mondiale. Hanno matrici per lo più religiose o legate al filone laico della filantropia anglosassone. Raccolgono fondi nei paesi ricchi per aiutare i poveri del Terzo Mondo: è questa la loro principale mission.

FORME di solidarietà internazionale c’erano state anche in passato, spesso in seguito a catastrofi naturali o guerre, ma avevano essenzialmente una base etnica (come durante la grande carestia che colpì l’Irlanda a metà dell’800) o politica (come la raccolta viveri per i compagni sovietici nel biennio 1919-21). Adesso nascevano queste Ong che avevano come obiettivo dichiarato quello di aiutare quella parte dell’umanità ridotta alla fame, indipendentemente dal credo religioso o politico, o dall’etnia di appartenenza.

DOBBIAMO ricordarci, infatti, che negli anni ’60 del secolo scorso l’opinione pubblica occidentale scopriva la presenza di un enorme divario tra Nord e Sud del mondo che per la prima volta venne solennemente denunciato dal segretario delle Nazioni unite, Dag Hammarskjold in una seduta memorabile al Palazzo di vetro: «Mai l’umanità ha raggiunto un così alto grado di ricchezza, grazie ai progressi della tecnologia, e mai c’è stata tanta fame nel mondo».

DA QUEL MOMENTO nasceva tutto un filone di studi, di attenzione e interesse per il cosiddetto Terzo Mondo che ha attraversato l’ arte, le scienze sociali, la letteratura e i movimenti politici. Nel famoso ’68 la questione del Terzo Mondo era ben presente nei discorsi e nei volantini che denunciavano il sistema capitalistico, come la causa determinante dell’impoverimento dei popoli del Sud del mondo. Tutta una generazione europea aveva preso coscienza di questa insopportabile divisione del mondo che reclamava giustizia e un cambio di modello di società.

IN ITALIA, a parte Mani Tese, il fenomeno Ong nasce negli anni ’70 e cresce vistosamente negli anni ’80, anche grazie alle battaglie di Pannella contro la fame nel mondo e all’apertura del governo Craxi che dette un forte impulso alla cooperazione internazionale. A parte gli scandali che in Italia caratterizzarono questa fase, oscurando quello che di positivo stava nascendo, si impose in tutta Europa una sorta di gara per destinare ai paesi del Terzo Mondo l’1 per cento del Pil. Obiettivo, purtroppo, successivamente totalmente abbandonato.

CON IL NUOVO secolo lo scenario era cambiato radicalmente. Il Dna delle Ong era mutato: da un esercito di volontari si era passati ad una professionalizzazione della figura del cooperante, per altro richiesta dagli stessi paesi destinatari dei progetti di cooperazione. Si era altresì passati dalle donazioni private a un preponderante ricorso ai fondi pubblici.

Questo cambiamento è stato ancora più evidente in Italia, dove la dimensione politica, l’idea che si dovessero appoggiare i movimenti di liberazione e i paesi socialisti, dopo l’89 venne progressivamente meno, e la cooperazione dal basso finì per non avere più impatto politico. Alcune Ong continuarono ad operare con progetti importanti in campo sanitario, agricolo, culturale, ma scomparvero nell’immaginario collettivo.

IN REALTÀ, le Ong sono state travolte dal profondo cambiamento che si è registrato fin dai primi anni del XXI secolo. Direi: dalla seconda guerra del Golfo e la relativa sconfitta del grande movimento pacifista del 2003, quello che venne definito la quarta potenza mondiale. Da quella fase storica nasce una svolta culturale: il «locale» diventa il punto di coagulo, il generatore di interesse politico e impegno sociale. Scompare l’interesse e la passione per ciò che avviene in altre parti del mondo., non dichiarandolo, ma pensando che «tanto non ci possiamo fare niente».

QUESTO RADICALE cambiamento culturale ha una base materiale che non possiamo dimenticare. Nel secolo scorso, chi condannava l’iniqua distribuzione delle risorse, citava sempre questo dato: l’Occidente rappresenta il 20 per cento della popolazione ma consuma l’80 per cento delle risorse. Oggi, non è più vero.

NON PERCHÉ l’Occidente abbia imboccato la via della «decrescita felice», ma perché altri paesi del Sud del mondo sono diventati grandi potenze (Cina, India, ecc.) è cresciuto un ceto medio a livello globale e le diseguaglianze sociali sono esplose anche nei paesi occidentali. Ma, il Terzo Mondo non è scomparso, gli ultimi della terra non sono rimasti a guardare lo spegnersi della loro vita, tra guerre, fame e malattie.

HANNO attraversato deserti e regimi violenti, hanno subito torture e umiliazioni, hanno attraversato il mare, riuscendo – i più fortunati di loro – ad arrivare sui barconi nella fortezza Europa. La matrigna Europa che non li vuole più, gli chiude i porti – a partire dall’Italia salviniana – e a stento li ripartisce, li divide come le vesti del Cristo in croce.

È DI FRONTE a questa vergogna, a questa guerra non dichiarata contro l’umanità, che risorgono le Ong e recuperano la loro vera matrice originaria. Ed è per questo che prima Minniti e poi Salvini le attaccano, fanno di tutto per screditarle di fronte all’opinione pubblica, perché queste Ong che salvano i migranti rappresentano una sfida sul piano del sentimento umanitario che lor signori vogliono cancellare.

La loro indipendenza dai fondi pubblici li rende pericolose. Non a caso negli ultimi venti anni le Ong sono state perseguitate da tutti i regimi dittatoriali e le democrazie autoritarie, dalla Russia all’Egitto, passando per Israele.

Per questo il primo atto che dobbiamo chiedere al Conte 2 è quello di riabilitare le Ong che salvano i migranti che affogano nel Mediterraneo.

Di scusarsi ufficialmente per aver criminalizzato chi dona il suo tempo e le sue energie per salvare vite umane.

Di seppellire per sempre i Decreti sicurezza.

Sorgente: Primo: ridare ruolo e dignità alle Ong | il manifesto

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