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Europarlamento, assuefatti a una memoria azzerata | il manifesto

«Conversation»

Una risoluzione incredibile all’Europarlamento. La memoria non è cosa da affidare solo agli specialisti di storia, è parte fondante del nostro presente. Dobbiamo mettere alla berlina chi ha reso possibile una simile cosa e rispondere con forza, subito e ovunque

Confesso che, quando venerdì sera – in attesa di Tsipras alla Festa di Articolo 1 – un compagno mi ha mostrato sul suo telefonino un estratto della risoluzione sulla Memoria votata dal Parlamento europeo, gli ho detto, con tono irrisorio: «Ma non vedi che è una fake news?». E sempre con tono irrisorio ho insistito: «Una fake news diffusa da chissà chi?».

Quel testo mi era infatti apparso così ignobile da pensare fosse uscito da Casa Pound.

È solo l’indomani che mi sono resa conto che no, era davvero stato possibile quanto non avrei mai creduto lo fosse: che solo 66 deputati europei avessero votato contro uno degli atti più vergognosi, non solo per aver operato un indegno stravolgimento della storia ma anche – per via dei suoi clamorosi strafalcioni storici – tale da mettere in discussione il prestigio dell’istituzione parlamentare che l’ha varato. E dove fino a qualche anno fa – sia detto per inciso – sedeva, come indipendente ma eletto nelle fila del Partito comunista italiano, Altiero Spinelli.

(Da segnalare il decisivo e pertinente «contributo storico» del presidente Sassoli: «Ma ci sono stati i carri armati a Praga!»). Per non parlare dell’offesa apportata da quanto accaduto alla reputazione della consistente schiera di deputati un tempo militanti comunisti e socialisti che hanno sostenuto quella Memoria.

(Fra questi, ahimé, persino Giuliano Pisapia, che così si è autocondannato, essendo stato a lungo deputato di un partito che si chiamava Rifondazione Comunista).

Ma la mia sorpresa non è finita qui. Sollecitato ad intervenire sul tema, Etienne Balibar, il politologo francese risponde da New York (dove da tempo tiene dei corsi), scrivendo: «Non so niente di questa storia, qui la stampa non ne ha parlato, e però nemmeno quella francese che continuo a seguire».

CONTROLLO a Parigi telefonando al nostro vecchio primo corrispondente dalla Francia, Alexandre Bilous. Casca dalle nuvole, mai sentito parlare di questa risoluzione. Mi richiama dopo poco: nessun giornale, dico nessuno, compresa l’Humanité, ha fatto cenno a questo voto europeo. Solo un ottimo sito on line, Mediapart, ne parla per via della lettera inviata dal signor Charles Heinberg, svizzero, docente di storia a Ginevra. Menomale. Rifletto: effettivamente alle ultime elezioni europee nessun deputato Pcf e neppure Psf è stato eletto.

(E però anche se non in parlamento non si sono accorti di quanto grave sia una risoluzione sulla nostra comune memoria scritta dalla peggior destra europea? E Raphaël Glucksmann, figlio del più noto padre nouveau philosophe oggi a capo di un non meglio definito raggruppamento di provenienza socialista, come giustifica il suo voto favorevole?).

SILENZIO anche sulla stampa tedesca, pur in generale attenta alla Memoria. Sia quella di destra che quella di sinistra.

Meno mi meraviglia il voto a favore dei Verdi: il loro tradizionale anticomunismo ha prodotto sempre non poche ambiguità politiche.

I nostri 5stelle, naturalmente, si sono astenuti. Come si sa per loro destra e sinistra sono riferimenti inesistenti, ma che la destra esista, almeno questo, dovrebbero recentemente averlo imparato).

IN ITALIA, a parte ovviamente il manifesto (per fortuna quella risoluzione non ha effetti giuridici altrimenti potrebbe esser posto fuori legge perché quotidiano comunista) c’è stata la Repubblica che ha ben commentato l’accaduto, per il resto quasi niente, oltre, naturalmente, le grida di giubilo della destra.

Non passo a una analisi storica del testo, lo hanno fatto con più competenza gli storici che ne hanno scritto; e quelli che certamente ne scriveranno.

Prendo la penna solo per dire che la nostra reazione, quella di tutti noi che siamo rimasti sbigottiti e indignati, non può, non deve, restare a questo: non possiamo solo meravigliarci che sia potuto accadere, dobbiamo mettere alla berlina chi ha reso possibile una simile cosa e rispondere con forza, subito e ovunque. Altrimenti finiremo per meravigliarci del fatto che a molti, di quanto accaduto, non importi niente. Più niente.

RISCHIAMO di rimanere ammutoliti dalla scoperta. E allora: bene Smeriglio e Majorino che non hanno accettato la disciplina di gruppo del Pd e si sono rifiutati di dire sì, ma non basta.

Con l’Anpi, con Pastorino e Laforgia di Leu e Fratoianni di Sinistra italiana che hanno subito reagito qui in Italia e sono in Parlamento e possono prendere anche in quella sede una iniziativa; e sopratutto con tutti quelli che si sono indignati, bisogna fare qualcosa, aprire un confronto. Innanzitutto nel Pd. La memoria non è cosa da affidare solo agli specialisti di storia, è parte fondante del nostro presente.

OLTRETUTTO la miseria dell’operazione spudoratamente negazionista che è stata messa in campo sta nel fatto che essa ha la meschina motivazione attuale di rafforzare le sanzioni economiche contro la Russia, di accentuare la più irresponsabile delle politiche europee del «dopo caduta del Muro»: anziché cogliere l’occasione per finalmente – come del resto aveva inutilmente sollecitato Gorbaciov – imboccare la strada dell’autonomia dell’Europa dai due blocchi militari e cercare di coinvolgere la grande Russia in un comune progetto (la Casa comune europea), si è scelta la strada di estendere la Nato tanto a est fino a impiantare i suoi missili sotto il naso di Mosca. Se Putin, che a nessun democratico piace, ha acquistato potere nel suo paese (ed è anche diventato ben più popolare di quanto vogliano far credere i media occidentali) è perché ha potuto giocare sullo sciovinismo, nato dalla reazione a questo accerchiamento.

Come pensate possa reagire oggi Mosca, dopo che l’Ue ha decretato che 22 milioni di ragazzi russi che hanno perso la vita contribuendo in maniera decisiva alla sconfitta del nazifascismo, sarebbero stati invece nostri avversari?

Sorgente: il manifesto

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