Il Pd: «Salvini venga in aula Stiamo pronti, traballano» | il manifesto

18 Luglio 2019 0 Di Luna Rossa

Nicola Zingaretti, segretario Pd, e Roberto Fico, presidente della camera

Affaire Metropol, il premier Conte andrà al senato il 24 luglio. Fico incontra Zingaretti e scrive a Fraccaro: chiedi a Salvini di venire in parlamento. In commissione è bufera su presunte frasi sessiste di Romano (Pd) contro la presidente grillina. Ma lui nega

di Daniela Preziosi

«Il governo è in confusione, la maggioranza traballa proprio alla vigilia di nuovi importanti passaggi parlamentari. Teniamoci pronti, la nostra opposizione dovrà essere ancora più incisiva». Nel pomeriggio Graziano Delrio riunisce i deputati dem per discutere di come andare avanti nel cannoneggiamento contro Salvini sull’affaire Monopol. Sono arrivate le prime vittorie. Il Pd chiede che il vicepremier riferisca alle camere. Il vicepremier si è detto disponibile solo a un question time. I dem hanno replicato che quei pochi minuti di botta e risposta non bastano. Ma il presidente del Consiglio in persona ha accettare di andare al senato il pomeriggio del 24 luglio.

LA GIORNATA È STATA LUNGA. Alle dieci di mattina Nicola Zingaretti ha incontrato il presidente della camera Fico e ribadito suo tramite la richiesta a Salvini di riferire al parlamento. Il presidente l’ha girata al ministro dei rapporti con il parlamento Fraccaro. È la seconda volta, la prima dopo la richiesta del deputato dem Fiano. Ma stavolta il presidente lo fa in maniera solenne, con una lettera: scrive a Fraccaro che il Pd, Leu e +Europa chiedono un’informativa urgente «sui rapporti tra membri del suo staff e partiti e imprese russi, con particolare riguardo al ruolo del presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia». Visto che Fraccaro ha detto di non aver ricevuto risposta «mi sono determinato a reiterarLe l’invito nell’auspicio che il Governo possa attendervi in tempi rapidi».

NEL FRATTEMPO CONTE fa la mossa che fa esultare il Pd. «È stato chiesto anche a me di riferire e io riferisco, perché quando le forze parlamentari chiamano, il governo risponde. Ho una concezione sacrale del Parlamento e delle istituzioni». La mossa non è amichevole verso il suo vicepremier: il presidente non intende togliergli le castagne dal fuoco ma far risaltare le omissioni.

TORNIAMO ALLA MATTINATA a Montecitorio. Nelle commissioni riunite affari costituzionali e giustizia si esamina il decreto sicurezza bis. La sera di martedì il Pd ha bloccato i lavori. Di mattina la protesta continua. Non è un vero ostruzionismo, il regolamento non lo consente. In un momento di caos, una decina di deputati dem contestano la presidente a 5 stelle, Francesca Businarolo, che ha il pancione (è all’ottavo mese di gravidanza, sarà un maschio). E qui accade un episodio contestato. Nel parapiglia, Andrea Romano riferisce di aver detto: «Non è in grado di guidare la commissione». E a chi gli fa notare che la donna è incinta: «Non importa». La ricostruzione dei pentastellati è opposta. Il dem avrebbe rivolto «insulti sessisti» alla deputata, «un attacco vergognoso» per Di Maio. Il ministro Toninelli ci torna su nel question time e scoppia la bagarre anche in aula.

I LAVORI IN COMMISSIONE vanno avanti tutto il giorno. Ma alla sera lo stakanovista Stefano Ceccanti spiega: «Se Salvini non risponde in maniera rapida e positiva al presidente Fico da domani perderebbe senso stare qui». È la linea del Pd. Potrebbe smettere di partecipare ai lavori della commissione, forse anche delle aule del parlamento «mortificato». Il Pd valuta altre iniziative. Deve tenere alta la mobilitazione fino al 24 luglio, il giorno il cui Conte parlerà dell’Affaire Metropol a nome del governo.

I 5 STELLE GUARDANO con soddisfazione il leader della Lega logorarsi. Ora che la finestra del voto si è chiusa, il rischio che salti il governo non c’è più. Al senato, nel pomeriggio Fico incontra la presidente Casellati per definire l’iter dell’autonomia regionale. Il primo «non transige» sulla centralità del parlamento, la seconda asseconda le richieste leghiste di senso opposto. Non c’è accordo, si rivedranno. Tutto il lavoro del governo sembra rallentarsi. Circolano anche voci inverificabili sull’arrivo di nuove rivelazioni su Salvini.

IL PD E M5S in questa fase hanno lo stesso nemico. Questo fa ripartire altre voci: quelle di un accordo fra i due partiti. Il Giornale parla di un possibile «Conte bis». Manna per Renzi, che avvisa il segretario: l’idea di un accordo con i 5 stelle «è un colpo di sole». Zingaretti giura: «Nessun accordo». Ma così va nel Pd: nel momento in cui va a segno un colpo contro l’avversario, ripartono le polemiche interne. Da parte di quelli che accusano «la Ditta» di aver lavorato contro il Pd, a suo tempo.

Sorgente: il manifesto

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