Di chi è la «manina» dietro la lettera di Tria all’Ue? La Lega accusa i 5 Stelle: «Così il governo è finito» | corriere.it

Di chi è la «manina» dietro la lettera di Tria all’Ue? La Lega accusa i 5 Stelle: «Così il governo è finito» | corriere.it

1 Giugno 2019 0 Di Luna Rossa

Di chi è la «manina» dietro la lettera di Tria all'Ue? La Lega accusa i 5 Stelle: «Così il governo è finito»

Accuse tra gli alleati. Il capo del governo Conte: «Faremo anche verifiche giudiziali». E annuncia un discorso agli italiani per il prossimo lunedì

Marco Galluzzo

ROMA — Lo spread tocca 293, nuovo massimo degli ultimi giorni, mentre le agenzie di stampa battono il pasticcio della lettera alla Ue trapelata e poi sconfessatapubblicata in versioni provvisoria e poi modificata sia dal ministro del Tesoro che dal presidente del Consiglio, che giustamente è su tutte le furie per un episodio che può pregiudicare il rapporto con l’Unione europea e la Commissione.

È metà pomeriggio e lo sconforto e la fibrillazione vanno a braccetto a Palazzo Chigi: si apre anche la caccia alla manina che ha fornito ai cronisti una parte della lettera di risposta all’Unione. Il Movimento e Luigi di Maio sono nel mirino, chi punta l’indice sono i leghisti, ma la dinamica ha anche un senso inverso con i grillini che accusano l’alleato di governo, se ancora lo si può chiamare così. Nel mezzo delle accuse incrociate sottosegretari e relatori del provvedimento stanno tenendo a Palazzo Chigi una riunione sugli emendamenti del governo al decreto crescita. Conte ha detto che lunedì parlerà agli italiani, nella Lega sussurrano che «siamo ai titoli di coda» della legislatura, che lo strappo del voto è troppo largo per essere ricucito, che non ci sono i presupposti per rimettere insieme l’agenda del governo, la fiducia reciproca fra i vicepremier, ai minimi storici, la capacità di mediazione di Giuseppe Conte, che ha due decreti in Parlamento, compreso lo Sblocca Cantieri, che vuole fortissimamente portare a casa e vedere approvati quanto prima: sono la soglia minima su cui il governo ha basato parte delle stime economiche, anche delle lettera della discordia che nel pomeriggio causa il cortocircuito fra Mef, Palazzo Chigi, fonti parlamentari, gruppi di deputati dei due partiti.

Il cortocircuito del resto è talmente grave che nel comunicato che Conte detta alle agenzie, prima di rivedere e correggere l’ultima versione della lettera di risposta alla Commissione, e di inviarla a Bruxelles, c’è spazio anche per una nota molta dura del governo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sente telefonicamente il ministro Giovanni Tria «e ha concordato con lui di sollecitare tutte le verifiche, anche giudiziali, affinché chi si è reso responsabile di tali fughe di notizie false sia chiamato alle conseguenti responsabilità». Le stesse fonti di governo rimarcano «la gravità» della diffusione di un testo diverso da quello su cui stanno lavorando Conte e Tria, «trattandosi di questioni particolarmente delicate che incidono su interessi fondamentali dello Stato, e che coinvolgono la delicata interlocuzione con le istituzioni europee e che possono avere ricadute negative sui mercati». Lo spread ne è dimostrazione.

Sorgente: corriere.it

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