«Palamara corrotto con viaggi e gioielli». Gli incontri con Lotti e Ferri per discutere le nomine | corriere.it

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31 Maggio 2019 1 Di Luna Rossa

«Palamara corrotto con viaggi e gioielli». Gli incontri con Lotti e Ferri per discutere le nomine

Il pm avrebbe ricevuto da un imprenditore un anello da 2.000 euro per un’amica e il pagamento di soggiorni e vacanze. Negli incontri con Lotti e Ferri, deputati pd, avrebbe rivendicato il suo ruolo nelle trame per le nomine alla Procura di Roma

di Giovanni Bianconi – Lorenza Sarzanini

ROMA — Sono condensati in alcuni incontri di poche settimane fa, tra il 7 e il 16 maggio, i presunti reati e le manovre consumate dal pubblico ministero romano Luca Palamara indagato per corruzione — e il componente togato del Consiglio superiore della magistratura Luigi Spina, accusato di violazione di segreto e favoreggiamento. Un collega che i pm di Perugia titolari dell’inchiesta definiscono vicino a Palamara non solo «per interessi legati al mondo della magistratura, come le nomine dei procuratori della Repubblica di sedi vacanti, ma anche per un sottostante rapporto di natura personale e frequentazioni anche al di fuori dell’ambito “professionale”». Frequentazioni talvolta allargate ai deputati del Pd Cosimo Ferri (giudice e leader ombra della corrente di Magistratura indipendente) e Luca Lotti, ex sottosegretario a palazzo Chigi durante il governo Renzi. Incontri intercettati dagli investigatori della Guardia di Finanza nei quali Palamara — ex presidente dell’Associazione magistrati ed esponente di gruppo Unità per la Costituzione, lo stesso gruppo di Spina — avrebbe rivendicato un proprio ruolo nella trama per portare l’attuale procuratore generale di Firenze Marcello Viola alla guida della Procura di Roma.

«Ho un angelo custode»

Ma la successione dell’ex procuratore Giuseppe Pignatone non sarebbe l’unica che Palamara avrebbe voluto telecomandare. Secondo la ricostruzione dell’accusa era interessato anche alla Procura di Perugia, dove c’è l’indagine a suo carico e che da domani sarà libera con il pensionamento dell’attuale capo, Luigi De Ficchy. Palamara, accusano i pm, cercava un capo «sensibile alla sua posizione procedimentale e all’apertura di un procedimento fondato sulle carte che Fava era intenzionato a trasmettere a tale ufficio». Il 7 maggio dice a un collega: «Ma io non c’ho nessuno a Perugia, zero». Insieme fanno l’elenco dei candidati, l’altro lo invita a sostenerne uno che lui conosce, e Palamara chiede: «Chi glielo dice che deve fà quella cosa lì?… Deve aprire un procedimento penale su Ielo… cioè stamo a parlà de questo… non lo farà mai». Paolo Ielo è il procuratore aggiunto di Roma che insieme a Pignatone aveva inviato a Perugia gli atti da cui è nata l’indagine su Palamara. In un esposto al Csm il pm romano Stefano Fava li ha accusati di aver compiuto irregolarità nella gestione di alcuni fascicoli. Proprio il 7 maggio Spina rivela a Palamara l’esistenza di quel dossier. Nasce da lì, secondo i pm umbri, il «forte interesse di Palamara a gettare discredito sull’operato dei magistrati che riteneva responsabili dell’avvio delle indagini», utilizzando l’esposto di Fava. Palamara quasi lo confessa a Spina: «Un angelo custode ce l’ho, io… sei spuntato te, m’è spuntato Stefano (Fava, ndr) che è il mio amico storico», e il collega conferma: «Ma è spuntato Stefano, adesso si va fino in fondo…». Da un incontro del 16 maggio «si ricava la consegna di carte da Fava a Palamara finalizzate a recare discredito a Ielo», e lo stesso giorno Spina gli dice: «C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo forse sarà lui a doversi difendere a Perugia per altre cose, perché noi a Fava lo chiamiamo». Palamara replica: «No, adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto».

L’incontro con Lotti

La settimana precedente, il 9 maggio, Palamara e Spina si vedono con i deputati Ferri e Lotti (quest’ultimo imputato di favoreggiamento nel caso Consip dopo la richiesta di rinvio a giudizio firmata da Pignatone, Ielo e dal sostituto procuratore Mario Palazzi); nell’occasione Spina rivela che «all’esposto di Fava è allegato un Cd che sarebbe secretato». Quel giorno l’ex presidente dell’Anm e componente del Csm fino al settembre scorso si mostra già consapevole dell’indagine a suo carico, e dice a Lotti: «Perché quel c…. che m’hanno combinato a Perugia ancora nemmeno si sa». Qualcosa ha cominciato a sapere il 16 maggio, quando Fava «gli rivelava, rispondendo alle sue plurime e incalzanti sollecitazioni, come gli inquirenti fossero giunti a lui, specificandogli che gli accertamenti erano partiti “dalle carte di credito” di Fabrizio Centofanti, e si erano estesi alle verifiche dei pernottamenti negli alberghi».

Viaggi e gioielli

Si tratta dei viaggi e di altri favori che — secondo le verifiche della Finanza — sarebbero stati pagati da Centofanti, imprenditore arrestato a febbraio 2018 insieme agli avvocati siciliani Piero Amara e Giuseppe Calafiore per reati legati alla corruzione giudiziaria. Tra i regali contestati ci sono un anello del valore di 2.000 euro per un’amica di Palamara, Adele Attisani che dava indicazioni: «Io non lo so se voglio il solitario… io volevo una cosa più… sottile»; il pagamento di loro soggiorni in hotel a San Casciano dei Bagni, Favignana e Dubai (cinque giorni comprensivi di viaggio) tra il 2016 e il 2017; vacanze a Madonna di Campiglio per il magistrato e i suoi familiari, e per la sorella Emanuela.

Il ruolo al Csm

Secondo l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo (5 anni di pena patteggiati per corruzione) Calafiore e Amara avrebbero anche pagato 40.000 euro «a beneficio di Palamara» per far nominare Longo procuratore di Gela. Calafiore, che ha patteggiato la pena dopo aver collaborato con i pm, smentisce quel versamento. Inoltre Longo non ha ottenuto l’incarico. I pm di Perugia ritengono che l’ex consigliere possa aver avuto un ruolo anche nella sezione disciplinare del Csm, quando fu rigettata la richiesta di archiviazione in un procedimento nei confronti dell’ex pm di Siracusa Marco Bisogni, osteggiato da Amara e Calafiore. Tra le carte sequestrate a Centofanti c’erano atti giudiziari e ministeriali su processi che contrapponevano quel pm ai soliti avvocati, Longo, intercettato, commentava: «Intanto adesso se ne va a giudizio al Csm… c’è Palamara, e secondo me lo condanna». Bisogni invece fu assolto, ma il giorno della sentenza Palamara non era nel collegio giudicante.

Sorgente: corriere.it

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