G8 di Genova: infiltrati della polizia tra i black bloc. Arriva l’ammissione delle autorità inglesi

18 Marzo 2019 0 Di ken sharo

Un elmetto da rocciatore, un paio di occhiali simili a quelli utilizzati per le immersioni subacquee, una maschera antigas e un fazzoletto rorro intorno al collo. Se esistesse un “manuale del perfetto black bloc” probabilmente indicherebbe di conciarsi in questo modo per resistere alle manganellate della polizia e ai gas lacrimogeni. Di black bloc si cominciò a parlare nel luglio del 2001, da quelle contestazioni al G8 di Genova che fecero il giro del mondo. Per anni nelle fila del movimento antagonista si è detto che in quelle giornate erano certamente presenti infiltrati della polizia nelle fila dei contestatori, tesi che però sono state spesso smentite oppure bollate come “complottiste”. Ebbene, che nelle fila dei manifestanti ci fossero anche agenti di polizia è oggi ufficiale. Il “black bloc” descritto in apertura di questo pezzo si chiamava Rod Richardson, era un poliziotto infiltrato che assunse l’identità di un bambino morto e visse sotto copertura tra i movimenti anarchici inglesi per almeno quattro anni. Ad ammetterlo, per la prima volta dopo 16 anni, è stata la stessa polizia inglese messa alle strette da una commissione parlamentare d’inchiesta.
Chi era l’agente infiltrato nei black bloc Rod Richardson

Come spiega Il Secolo XIX tra i manifestanti del “blocco nero” erano certamente presenti anche dei provocatori delle forze dell’ordine e la storia di Rod Richardson è emblematica. Il sospetto è un agente – di cui non è noto il vero nome – abbia rubato l’identità a un bambino nato il 5 gennaio del 1973 e morto lo stesso giorno. Il Guardian ha rintracciato i genitori del piccolo: “Riteniamo che un ufficiale di polizia abbia rubato l’identità del bimbo – ha testimoniato l’avvocato della famiglia Jules Carey davanti alla commissione – e che sia stato impiegato sotto copertura almeno dal 2000 al 2003″. Che l’infiltrato sia passato anche da Genova nel 2001 lo dicono alcune fotografie e le testimonianze dei “compagni” dell’epoca. Una delle immagini che ne rivelano la presenza ritrae Richardson di fronte a un’auto in fiamme in corso Italia. Da quell’incendio scaturì una delle molte cariche della polizia, che spesso prendevano di mira le aree pacifiche del corteo ignorando del tutto i membri dei black bloc. Attivisti politici dell’epoca hanno raccontato come “Rodders”, questo il soprannome del finto insurrezionalista, era noto nella galassia del “movimento anticapitalista” come un ragazzo particolarmente “sprezzante nel violare la legge e affrontare i poliziotti negli scontri di piazza”. Per gli ambienti della sinistra che parteciparono alle contestazioni di Genova era impossibile sospettare che fosse un agente sotto copertura.

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