Pentiti a Cinque Stelle? Non fate i verginelli: sapevate benissimo cosa stavate votando – Linkiesta.it

17 Febbraio 2019 0 Di luna_rossa

(ndr – articolo dello scorso mese di dicembre che desideriamo riproporre: da leggere e riflettere…)

Il post di tale Massimo Vitagliano rilancia il genere letterario dell’elettore di sinistra che si pente per aver consegnato il Paese a Salvini: ma i Cinque Stelle non sono mai stati di sinistra. E passando da un odio all’altro – prima Berlusconi, poi Renzi, ora Salvini – non si ricostruisce nulla

Fiorisce un nuovo genere giornalistico-letterario, meglio se innaffiato con un po’ di social e di gentismo, tutto spalmato sulla politica emozionale che attira clic e aiuta nella banalizzazione del mondo: il pentitismo tra gli elettori del Movimento Cinque Stelle.

Lo schema è piuttosto comune: c’è qualcuno che ha votato Movimento Cinque Stelle (anche se poi verificarlo appare piuttosto secondario) come conato contro qualcuno, che sia il PD che non è stato abbastanza PD oppure il centrodestra che non è stato troppo centrodestra oppure qualsiasi cosa che non sia stata abbastanza; questo qualcuno ci spiega quanto fosse disgustato, stanco, disperato, assuefatto e addirittura malato; poi ci spiega che ha votato Movimento Cinque Stelle per cambiare (lo scrive così, come se cambiare fosse un valore degno di un voto); infine ci spalma addosso tutta la sua contrizione per avere “contribuito alla salita di Salvini al governo”, per avere “premiato questi incompetenti” oppure per avere il dispiacere di “assistere a questo governo di incompetenti”.
Segue tutta una catena di salmi di comprensione e perdono, grandi editoriali sui giornaloni istituzionali di centrosinistra e, quando va bene, anche qualche editoriale comprensivo di qualche penna illuminata che sciorinerà un po’ di snobismo affettato a forma di padre che avvolge la pecorella smarrita.

L’ultimo, in ordine di tempo, è tale Massimo Vitagliano che ha deciso di «fare outing»: “Da sempre di sinistra in una famiglia di sinistra. – scrive in suo tweet che è stato elevato a paradigma – Ho votato m5s ed è stato l’errore piu grande della mia vita, ancora non ci dormo. Questi mesi mi hanno aiutato a capire che non ho nulla da spartire con questi imbecilli arroganti. E pure fascista”. Vitagliano è un profilo twitter che ha riscosso un enorme successo in questi ultimi giorni, lo stesso che il 13 settembre 2015 rilanciava la fake news di Antonio Bordin (sì, lui) quando scriveva che “abbiamo pagato 200mln” perché Matteo Renzi si potesse fare un selfie con Pennetta e Vinci trionfante agli US Open del 2015, lo stesso che il 18 marzo del 2014 ritwittava felice “La Merkel in due anni ha visto più premier italiani che cazzi”. È lui l’eroe della sinistra pentita. Evviva la sinistra.

Basta urlare a squarciagola «onestà» per convincere una fetta di elettorato disinteressato a sapere se si intende raggiungerla con l’integrazione o la ghigliottina? Davvero non siamo ancora abbastanza maturi per percepire la grossolana differenza tra chi rimesta propaganda e chi tenta di presentare un programma? Davvero qualcuno avrebbe potuto pensare che Toninelli, Taverna, Di Maio o una Lombardi avrebbero potuto dirigere un Paese?

Tutto bene. Tutto bello. Per carità. Ma davvero ci risolleva così? Per dire, siamo sicuri che fosse così normale non accorgersi che questo Movimento Cinque Stelle, questo che ha elevato un tizio come Luigi Di Maio a classe dirigente, fosse semplicemente un esperimento sociologico e intercettano partorito da un’agenzia di comunicazione con il sogno di diventare consulente degli intestini della maggioranza degli italiani? Ma davvero non conta niente, non vale niente, avere votato un’accolita di parvenu che ha costruito tutta la propaganda sulla pars destruens confidando sulla voglia di cambiamento come unico valore? Davvero può stupire la svolta a destra di un movimento che ha avuto da sempre il soggettivismo giudiziario di Travaglio come metro per valutare innocenti e colpevoli? Davvero ci si può permettere di dirsi stupiti delle azioni di governo di un partito che ha esibito un programma elettorale infarcito di valori assoluti senza nessuna specifica declinazione? Per capirsi: basta urlare a squarciagola «onestà» per convincere una fetta di elettorato disinteressato a sapere se si intende raggiungerla con l’integrazione o la ghigliottina? Davvero non siamo ancora abbastanza maturi per percepire la grossolana differenza (perché non è sottile, no, è macroscopica) tra chi rimesta propaganda e chi, con tutti i suoi limiti, tenta di presentare un programma? Davvero qualcuno avrebbe potuto pensare che Toninelli, Taverna, Di Maio o una Lombardi avrebbero potuto dirigere un Paese?

Dai, non scherziamo, su. Sarebbe bastato frugare tra gli avanzi del primo Casaleggio (Gianroberto) per capire che il Movimento Cinque Stelle, come tutti partiti che ingrassano succhiando lo scontento degli altri, non avrebbe potuto avere gli stilemi di nessuna sinistra intesa in nessun modo. L’esperimento (rubando la definizione di Jacobo Iacoboni) era chiaro fin dai primi tentennamenti in cui si è rimangiato i propri principi: chi mente (e nega se stesso) per la propria sopravvivenza sarò capace di mentire sempre più forte, sempre di più, pur di sopravvivere. È la vecchissima concezione del potere come preservazione di se stessi che non ha nulla a che vedere con l’uno vale uno e tantomeno con una presunta libertà internettiana in cui la rete viene usata solo come stanco timbro notarile di decisioni già prese.

Siamo contenti che Massimo Vitagliano e qualche migliaio di elettori abbiano preso coscienza del tradimento del proprio voto ma non sarà l’odio verso qualcuno a ricostruire il corpo sociale che è stato spezzato per un pugno di voti. La politica, quella densa, che si possa essere d’accordo o no, è fatta di voti per e non di voti contro e su questo punto siamo lontanissimi. Anzi, a ben vedere sarebbe un buon punto di partenza anche per il prossimo congresso del Partito Democratico: non è tra il pentitismo del voto di pancia che si ricostruisce un elettorato quanto piuttosto nella ricerca di ideali e ideologie (ideologie, sì, bisognerebbe trovare il coraggio di dirlo) che sono state dichiarate ammuffite troppo presto e da analizzatore per incompetenza e per furbizia. È la strada già faticosa, certo, ma è l’unica strada seria possibile. E tornerà di moda, la serietà.

Sorgente: Pentiti a Cinque Stelle? Non fate i verginelli: sapevate benissimo cosa stavate votando – Linkiesta.it

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