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Strappo di Bossi, Grimoldi: voterà Reguzzoni (Forza Italia). La legge del silenzio elettorale (del 1956) non l’ha rispettata nessuno

di Alessandra Arachi
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È come se si volessero fermare le onde del mare con le mani. A scrollare i social in queste ore è questa la sensazione vedendo come si susseguono post di invito al voto senza soluzione di continuità, di tutte le parti politiche. Come applicare quindi la legge del silenzio che è una legge del 1956, ovvero di quando la televisione era appena nata? Non l’ha rispettata nessuno.

Il leader della Lega

Matteo Salvini, però, ha battuto tutti. Il leader della Lega si è presentato al suo seggio in zona Gambara a Milano: «Chiedo con forza un voto per fermare la guerra, per isolare i bombaroli pericolosi come Macron». Salvini sfoggiava una camicia blu scuro: «È una delle tante che mi ha regalato Berlusconi», ha detto prima di dichiarare: «Mi aspetto un ottimo risultato per la Lega, poi domenica lo commentiamo ma sarà sicuramente superiore rispetto alle Politiche. Mi aspetto di fare più di Forza Italia ma ora non faccio pronostici. L’aria è buona». Da Forza Italia nessun commento, il segretario Antonio Tajani ha votato nel pomeriggio a Fiuggi e ha lasciato il suo commento su «X»: «Buon voto a tutti! Per l’Italia!». La botta a Salvini — con un’altra violazione del silenzio elettorale, seppure indiretta — è arrivata a fine giornata: Paolo Grimoldi, ex segretario della Lega Lombarda, ha fatto sapere che Umberto Bossi «voterà un candidato indipendente di Forza Italia, Marco Reguzzoni, perché si sente tradito dalla Lega».

 

Le sanzioni (teoriche)

Contro la violazione delle regole da parte di Matteo Salvini c’è stato chi, come Angelo Bonelli, leader dei Verdi, ha invocato l’intervento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ma la verità è che il massimo della sanzione previsto in questo caso è una multa di 1.032 euro, ammesso che venga applicata.

È rimasta in silenzio invece Elly Schlein. La segretaria dem si è presentata al suo seggio di Bologna quando aveva appena aperto e ha schivato i cronisti. La premier è rimasta nel suo ruolo istituzionale. Dopo il video con la gag delle ciliegie, Giorgia Meloni al seggio si è limitata a lanciare un generico appello, indicando gli orari per votare. Quello della frutta è stato un gesto scaramantico, l’aveva fatto per le Politiche del 2022, quando si era fatta fotografare con due meloni. Per queste Europee ha scelto le ciliegie di «varietà Giorgia».

 

 

Gli altri leader

Matteo Renzi e Carlo Calenda non hanno avuto bisogno di guizzi di fantasia. Il leader di Italia viva, alleato con +Europa di Emma Bonino, e il leader di Azione, senza alleati, si sono presentati ai loro seggi rispettivamente seguiti dai figli. Chissà se uno sapeva dell’altro: sia Ester Renzi sia Giulio Calenda sono diciottenni al loro primo voto. Ester Renzi, poi, i diciotto anni li ha compiuti proprio ieri. Curiosa coincidenza, che deve mettere sempre Renzi e Calenda uno di fronte all’altro.

Emma Bonino al suo seggio vicino a Campo de’ Fiori si è presentata accompagnata dal segretario di +Europa Riccardo Magi. Anche da lei un appello senza indicazioni di voto: «Se siete a casa sbrigatevi, se non lo avete ancora fatto, fatelo presto, ma andate a votare. Andate tutti a votare». Anche Magi si è limitato a generiche esortazioni. Dal suo seggio del quartiere Monteverde a Roma ha voluto ricordare come con questo voto si decide il futuro dell’Europa. Giuseppe Conte ha votato a Roma, al liceo Virgilio. Laconico il suo commento affidato a «X»: «Io ho votato e voi? Buon voto a tutte e tutti».

Alla fine hanno votato quasi tutti i leader. Bonelli da Rovereto, mentre Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord a Fiumendinisi, nel Messinese. E si è approcciato al voto alla siciliana: prima del seggio caffè, poi barba e capelli, sostenendo che i sondaggi migliori si hanno dal barbiere.

I seggi rimarranno aperti fino alle 23 e non c’è bisogno di previsioni, anche oggi i social continueranno ad essere più efficaci di qualsiasi comizio. È il ministero dell’Interno che deve vigilare sul silenzio elettorale, pure sui social, ricorda il commissario Agcom Antonello Giacomelli. In che modo non si sa. Quando è stata scritta la legge, nel 1956, Internet non era nemmeno nei vaticini dei veggenti.

Sorgente: I post dei politici al voto: Meloni in video con le ciliegie e Salvini rompe il «silenzio» | Corriere.it


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