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03/06/2024

Corani bruciati, reggiseni appesi a un filo spinato, giocattoli mostrati come trofei, prigionieri fatti sfilare nudi. Le immagini condivise sui social da alcuni militari potrebbero essere considerate crimini di guerra. Atteggiamenti che l’Idf ufficialmente sanziona, ma che il sistema e l’ala più oltranzista del governo legittimano.

Gaza, le foto e i video choc dell’esercito israeliano tra abusi e distruzione

Biblioteche in fiamme. Un Corano gettato nel fuoco in una moschea di Rafah. Biancheria intima mostrata come trofeo. Palazzi distrutti al grido di «soffrirete ogni secondo per quello che ci avete fatto… Morirete». Ma anche prigionieri nudi fatti sfilare tra le macerie. Sono le foto e i video pubblicati da alcuni soldati israeliani su TikTok e Instagram, alcuni dei quali, individuati dal giornalista palestinese Younis Tirawi, collaboratore della Ong Bellingcat, sono stati visualizzati milioni di volte.

Immagini e video che riportano alla memoria gli abusi e le torture di Abu Ghraib

L’umiliazione del nemico – che in questo caso non sono i leader di Hamas, né i guerriglieri ma donne e uomini di Gaza – usata per vendicarsi del massacro del 7 ottobre. Immagini scioccanti che riportano alla memoria le foto delle torture perpetrate dai soldati e dai contractor Usa nel carcere di Abu Ghraib, vicino a Baghdad. Mostrate per la prima volta il 28 aprile 2004 dal programma della Cbs 60 minutes fecero il giro del mondo danneggiando pesantemente l’immagine non solo dell’esercito ‘liberatore’ ma anche quella dell’allora presidente George W. Bush. La Casa Bianca tentò, inutilmente, di correre ai ripari dipingendo quegli abusi come “incidenti isolati”. Allo stesso modo l’Idf parla di «incidenti eccezionali» che «saranno gestiti di conseguenza». A Franceinfo, l’esercito israeliano ha anche assicurato che nel casi in cui si raffigurassero reati, la polizia è pronta ad aprire una indagine, ricordando però che non intende commentare questo genere di contenuti, e che in ogni modo la distruzione di moschee ed edifici «è autorizzata per obiettivi militari».

La distruzione totale, l’autodafè, la furia e l’umiliazione del nemico, tanto più se esibiti al mondo, non possono essere derubricati a “obiettivo militare”. Rischiano invece di essere «un crimine di guerra o un crimine contro l’umanità», ha spiegato a FranceInfo Luke Moffett, professore alla Queen’s University di Belfast, specialista in diritto internazionale umanitario. Le Convenzioni di Ginevra, ratificate da Israele, vietano «qualsiasi atto di ostilità» contro monumenti storici, opere d’arte o luoghi di culto. Lo stesso vale per le  Nazioni Unite: «Attaccare o bombardare, con qualsiasi mezzo, città, villaggi, case o edifici che non sono difesi e che non costituiscono obiettivi militari» sono da considerarsi crimini di guerra.

Se la guerra diventa un videogame o un party

Nei video postati dai soldati israeliani la guerra diventa un videogame o, peggio, un party. Così accade che un soldato in mimetica faccia girare dischi come un dj tra le rovine, trasformando le macerie in una discoteca. «Voglio condividere con voi un piccolo assaggio del party che si farà a Gaza», recita la didascalia. «Nella gioia, nella fede, nell’amore e nell’unità vinceremo. Condividete affinché tutto il mondo sappia quanto siamo forti e uniti».

In un altro video un militare israeliano scrive sulla lavagna di una scuola palestinese un messaggio in ebraico: «La lezione di arabo è finita», ride auspicando il ritorno dei coloni nella Striscia.

Gaza, i video dei soldati israeliani che umiliano i palestinesi
Un soldato israeliano in una scuola palestinese distrutta.

Il repertorio sui social è vario: si va dai soldati che giocano d’azzardo in una casa distrutta alle foto di gruppo sorridenti con in mano giocattoli e fucili d’assalto.

Gaza, i video dei soldati israeliani che umiliano i palestinesi
Soldati israeliani in posa con giocattoli (da X Younis Tirawi).

Altri mostrano orgogliosi il ‘bottino’: collane «made in Gaza», orologi, biancheria e addirittura un miliare che se ne va con una cyclette sulle spalle: «Vendetta e bici da allenamento». Se il saccheggio fosse dimostrato saremmo davanti a un crimine di guerra, esattamente come accaduto in molti paesi ucraini presi dall’esercito russo.

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