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Tangenti per le concessioni portuali: arrestati Toti, Spinelli e Signorini. Il gip: “Il governatore corrotto anche da Esselunga”. E un filone mette nel mirino il voto di scambio con esponenti dei clan. Il presidente della Regione: “Siamo tranquillissimi”

Blitz della Finanza tra Genova, La Spezia e Sanremo, ai domiciliari anche il capo di Gabinetto della Regione Liguria, Matteo Cozzani: “Era il braccio operativo del presidente nel malaffare e ha agevolato la mafia con la corruzione elettorale”. Indagati per sospetto voto di scambio il governatore e Stefano Anzalone, eletto nel 2020 con la lista civica di Toti. Avviso di garanzia e interdizione al presidente dell’Ente Bacini Mauro Vianello e al manager Esselunga Francesco Moncada, sotto inchiesta il numero uno di Confindustria Nautica Saverio Cecchi e l’editore di Primocanale Maurizio Rossi. Scattano sequestri per oltre mezzo milione.

MARCO FAGANDINI, TOMMASO FREGATTI, MATTEO INDICE, TIZIANO IVANI

Aggiornato alle 
Giovanni Toti, Aldo Spinelli e Paolo Emilio Signorini

 

Genova – Secondo i magistrati un sistema di potere ha indirizzato per anni, con responsabilità e azioni diversificate in un cronico intreccio di tangenti e favori, alcune delle operazioni politico-amministrative più importanti avvenute in Liguria: in primis la maxi-concessione per gestire fino al 2051 il Terminal Rinfuse, uno dei principali del porto genovese, e poi il via libera all’espansione dei supermercati Esselunga nel capoluogo ligure e la riconversione d’un pezzo di litorale nel Savonese, le ex Colonie bergamasche di Celle.

Il governatore: “Siamo tranquillissimi”

“Siamo tranquillissimi” queste le prime parole del governatore Giovanni Toti accompagnato dai finanzieri nella sua residenza di Genova, in piazza Piccapietra, dove gli sono stati applicati gli arresti domiciliari.

 

Genova, l’arrivo di Giovanni Toti nella sua residenza in Piccapietra (Balostro)

“Erano un comitato d’affari permanente”

Al vertice di questa consorteria, secondo il tribunale di Genova, c’erano il presidente della Regione Giovanni Toti (rieletto nel 2020 alla guida d’una coalizione di centrodestra), l’ex numero uno dell’Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale Paolo Emilio Signorini (da fine agosto 2023 divenuto amministratore delegato della multiutility Iren) e l’imprenditore Aldo Spinelli. Sono tutti e tre in arresto con l’accusa di corruzione, su ordine del giudice dell’indagine preliminare Paola Faggioni: il gip ha disposto il carcere per Signorini, mentre per Toti e Spinelli sono scattati i domiciliari. Una misura interdittiva è stata invece emessa per il manager Esselunga Francesco Moncada, marito di Marina Caprotti (non inquisita e figlia di Bernardo, il creatore dell’impero dei supermercati morto nel 2016), accusato d’aver pagato tangenti sempre a Toti.

“Accordo con i clan per dirottare i voti”

Nell’inchiesta coordinata in più fasi da cinque pm (il procuratore capo di Genova Nicola Piacente, gli aggiunti Vittorio Ranieri Miniati e Francesco Pinto, i sostituti Federico Manotti e Luca Monteverde) ci sono numerose persone iscritte sul registro degli indagati, nei confronti delle quali sono scattate in vari frangenti misure cautelari. Tra i principali inquisiti, oltre a Toti, Signorini e Spinelli, figura l’attuale capo di Gabinetto della Regione Matteo Cozzani, ai domiciliari per corruzione e sospetto voto di scambio con aggravante mafiosa, addebito mosso anche nei confronti del governatore e di Stefano Anzalone (ai due politici non è contestata l’aggravante mafiosa). È, Anzalone, un consigliere regionale tuttora in carica ed eletto nella lista civica creata da Toti per le elezioni del 2020. Si sono accordati con gli esponenti di famiglie vicine alla criminalità organizzata della Valpolcevera, hinterland genovese, per ottenere un significativo pacchetto di preferenze. I referenti sono stati Arturo e Maurizio Testa, rappresentanti della comunità riesina di Genova, destinatari dell’obbligo di dimora nel Comune di Boltiere (Bergamo): la Procura li considera i terminali locali del clan Cammarata, appartenente al mandamento di Riesi. Legato ai Testa, e ai Cammarata, è ritenuto inoltre Venanzio Maurici, altro interlocutore di Anzalone, che ha da oggi l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ombre sul Nautico: “Più fondi dalla Regione in cambio di un appalto”

Non solo. Contestualmente al blitz di Genova è in corso un intervento analogo in provincia della Spezia, dove gli inquirenti hanno messo nel mirino gli affari a loro parere fuorilegge proprio di Matteo Cozzani. Prima di diventare uno dei principali dirigenti regionali è stato infatti sindaco di Porto Venere e, insistono i pubblici ministeri, ha favorito in più circostanze i familiari, in particolare il fratello Filippo, finito a sua volta ai domiciliari. Lo stesso provvedimento ha colpito gli imprenditori Raffaele e Mirko Paletti, beneficiari dell’aiuto di Cozzani in svariate partite immobiliari nella zona. Nel filone spezzino risultano poi inquisiti due personaggi di primo piano negli ambienti del business marittimo: Saverio Cecchi, presidente di Confindustria Nautica e vertice della società che organizza il Salone Nautico internazionale di Genova, e Alessandro Campagna, direttore commerciale della kermesse. A parere dell’accusa hanno favorito Filippo Cozzani in un appalto del Salone (la fornitura di acqua in brick da parte della sua azienda “Bevilà”) dopo che il fratello Matteo, in qualità di manager regionale, aveva aumentato il contributo pubblico alla manifestazione, facendolo lievitare da circa 350 mila a 800 mila euro.

Le concessioni e gli incontri in barca registrati dalle cimici: “Dobbiamo trovare una soluzione”

Il segmento d’indagine più rilevante, per il valore della posta in gioco, è quello sulla presunta corruzione di Toti e Signorini compiuta da Spinelli. I pagamenti di quest’ultimo al governatore sono transitati attraverso il Comitato Giovanni Toti, collettore di finanziamenti sulla cui provenienza lo stesso Toti non ha mai voluto fornire troppe delucidazioni. E però non si tratta di sostegni “in chiaro”, come quelli che le legge italiana consente entro precisi argini normativi. Una serie d’intercettazioni, compiute dalle Fiamme Gialle spesso sullo yacht di Spinelli e nel corso delle quali quest’ultimo chiede di “trovare una soluzione” su vari fronti per lui fondamentali ripromettendosi di “fare bei regali”, dimostrano secondo la Procura che quegli stanziamenti erano legati a specifici interventi del politico per favorire l’impresario. In particolare alle pressioni (dirette e indirette) esercitate affinché il Comitato portuale votasse, nel dicembre 2021, la proroga d’un trentennio della concessione per gestire il Terminal Rinfuse, rinnovata alla società composta da Gruppo Spinelli (55%) e da Msc (45%).

I passaggi di denaro da Spinelli a Toti

Le date sono a questo proposito molto importanti: la delibera che ratifica l’ok a Spinelli è del 2 dicembre 2021, e a distanza di pochi giorni, l’8 e il 9, l’imprenditore accredita sui depositi totiani 40.000 euro. Altri trasferimenti avvengono il 25 maggio 2022 (15.000 euro), l’8 settembre 2022 (15.000 euro), oltre a 4.100 euro il 10 marzo 2023 “quale partecipazione a una cena elettorale”.

Le tangenti di Spinelli, oltre che a spianare la strada sull’affaire Rinfuse, gli sono servite all’imprenditore a sbloccare altre partite: “La concessione delle aree Enel (ex Carbonile) – scrivono i pm – e la pratica del tombamento di Calata Concenter, oltre all’occupazione abusiva dello stesso ex Carbonile lato Levante Nord e Sud in assenza d’un titolo legittimante e dell’assegnazione a Spinelli di un’area demaniale in uso al concessionario Società Autostrade”.

“Per Signorini gioielli, decine di soggiorni de luxe, mazzette in contanti e le fiches del casinò”

Simbiotico era inevitabilmente il rapporto con l’ex presidente del porto Signorini, che nell’opinione di chi indaga è stato corrotto con ricorrenti pagamenti di gioielli per persone a lui vicine, oltre che di weekend e soggiorni trascorsi in lussuose suite. “Le utilità dello stesso Signorini – si legge nelle carte dell’inchiesta – sono consistite nella consegna da parte di Aldo Spinelli di 15 mila euro in contanti, nel pagamento di 42 notti all’Hotel de Paris di Montecarlo, nella partecipazione a eventi esclusivi come la finale del torneo internazionale di tennis “Rolex Monte Carlo Masters”, nelle fiches per effettuare putate alla Casa da gioco di Montecarlo, oltre che nell’offerta di una consulenza da 300 mila euro quando avesse terminato il mandato in porto”. Spinelli ha inoltre “dato libero accesso alle sue carte di credito durante un viaggio sempre di Signorini a Las Vegas”.

Un’interdizione dalla carica, essendogli mosso l’addebito di corruzione, è arrivata in questo filone per Mauro Vianello: è il presidente dell’Ente Bacini – società pubblica delle riparazioni navali che opera nello scalo genovese – e di Santabarbara srl, che si occupa della prevenzione incendi. Ha fornito a Signorini la disponibilità di un’auto, di un Apple Watch da 439 euro e un soggiorno nel suo appartamento in cambio dell’aumento della tariffa oraria, disposta con il placet dell’ex numero dell’Authority, “per le prestazioni del servizio integrativo della Società Santa Barbara srl”. L’ex presidente del porto, non va dimenticato, appena insediatosi a Iren si era prodigato per far avere al medesimo Vianello una consulenza da quasi 200 mila euro.

La spiaggia delle ex Colonie

Come premesso, un’altra partita cruciale ha riguardato l’intervento della Regione per favorire Aldo Spinelli e il figlio Roberto (indagato e destinatario d’una misura interdittiva) nell’operazione immobiliare compiuta alle ex Colonie bergamasche nel Comune di Celle Ligure (Savona) attraverso la società Punta dell’Olmo, che ha lì realizzato una residenza di lusso entrata a un certo punto pure nei radar del calciatore Cristiano Ronaldo. L’intervento è un tormentone che, con vari stop and go e un batti e ribatti di ricorsi amministrativi, va avanti da anni. L’interessamento di Toti, secondo i pm, è stato determinate su un punto preciso: ha permesso che una parte di spiaggia, sotto il controllo del Demanio regionale, fosse concessa in via esclusiva al residence realizzato da Spinelli.

“Esselunga pagò la pubblicità politica per le Comunali”

Nelle carte dell’inchiesta un ampio capitolo è dedicato ai favori di Esselunga a Toti. L’obiettivo della società, in base alla ricostruzione dei militari del nucleo di polizia economico-finanziaria guidati dal generale Andrea Fiducia, era quello di consolidare l’espansione a Genova: dopo il supermercato nel quartiere di Albaro, inaugurato nel dicembre 2020, è stato battezzato quello di San Benigno nel maggio dello scorso anno, mentre altri due sono in fase di costruzione a Sestri Ponente e a Savona. Le tangenti, sempre nella tesi dell’accusa oggi accreditata dal giudice, si sono materializzate talora sotto forma di campagne di pubblicità politica, fatturate come ordinarie inserzioni commerciali perlopiù dall’emittente televisiva Primocanale, il cui editore Maurizio Rossi risulta indagato. “Il presidente della Regione Giovani Toti e il capo di Gabinetto Matteo Cozzani – rimarcano gli inquirenti – hanno accettato la promessa di Francesco Moncada (manager Esselunga) d’un finanziamento illecito rappresentato dal pagamento occulto di alcuni passaggi pubblicitari sul pannello esposto sulla Terrazza Colombo per la campagna elettorale comunale del 12 giugno 2022, a fronte dell’impegno di sbloccare due pratiche Esselunga pendenti in Regione relative all’apertura di due punti vendita rispettivamente a Sestri Ponente e Savona”.

Gli affari sull’isola Palmaria e gli amici gratis al Grand Hotel

La maxi-inchiesta, lo abbiamo specificato in apertura, poggia su un segmento che porta dritto nell’estremo levante. Il procuratore capo della Spezia Antonio Patrono e la sostituta Elisa Loris hanno messo da tempo nel mirino le collusioni della famiglia Cozzani con gli imprenditori Raffaele e Mirko Paletti. Questi ultimi hanno diversi interessi nell’abitato di Porto Venere: nel 2014 rilevarono il Grand Hotel, ma più di recente hanno avviato la costruzione d’uno stabilimento sull’Isola Palmaria – non ancora terminato e ora finito sotto sequestro – e acquisito la gestione dell’ex scuola comunale, per ricavarvi camere di lusso.

L’accusa è netta: i pm ritengono che Matteo Cozzani abbia agevolato la realizzazione della struttura alla Palmaria, in cambio del coinvolgimento del fratello Filippo nella futura direzione, e fatto in modo che i Paletti si aggiudicassero la gara per controllare l’ex istituto Ravecca. Di nuovo i fratelli Paletti, rimarcano i magistrati, hanno ospitato nei loro alberghi l’ex primo cittadino e altre persone (politici e vari componenti dell’entourage totiano con famiglia al seguito), e l’obiettivo era vedersi poi spianata la strada nelle partite amministrative cruciali.

***ARTICOLO IN AGGIORNAMENTO***

Sorgente: DIRETTA: ARRESTATO GIOVANNI TOTI Tutti i nomi dei coinvolti – Il Secolo XIX