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Cresce la protesta di realtà cattoliche e della società civile contro la modifica, in senso permissivista, della legge 185 sul commercio e il finanziamento degli armamenti

Il presidente della Repubblica, Mattarella con Banca Etica lo scorso marzo – Ansa

Il messaggio non potrebbe essere più chiaro: questa legge non s’ha da modificare, comunque non come vorrebbe il governo.

La legge è la 185/90 sull’export di armi. Sulle modifiche votate in Senato a febbraio e ora all’esame della Camera, che potrebbe votarle a maggio, un numero crescente di associazioni cattoliche e più in generale della società civile ha alzato la voce per dire senza mezzi termini il suo “No!”. C’è il timore che la 185 venga svuotata e non riesca più a garantire trasparenza e controllo democratico sul commercio di armamenti e su chi lo finanzia. Per giunta in anni di narrazione bellicista imperante, in Italia e in Europa.
«Smontare l’impianto della 185 sarebbe un primo passo per normalizzare ciò che normale non è», dice Anna Fasano, presidente di Banca Etica. Che si è fatta portavoce della vasta coalizione di realtà, in aumento ogni giorno, che ha lanciato la petizione «Basta favori ai mercanti di armi» per opporsi alle modifiche della 185 (si può firmare sul sito retepacedisarmo.org). Sono realtà espressione del mondo cattolico, e di altre confessioni religiose, di quello della cooperazione e dell’economia sociale: «È un tema che Banca Etica solleva – sottolinea Fasano – anche in risposta alla richiesta che si è levata dai cittadini e dalle organizzazioni che ci hanno fatto nascere».
Oggi infatti Banca Etica – che a marzo per il suo venticinquesimo anniversario è stata ricevuta dal presidente Mattarella al Quirinale – sarà in audizione presso le commissioni riunite di Esteri e Difesa della Camera dei Deputati, dove argomenterà sui motivi del no alla revisione al ribasso della 185. «Occorre innanzitutto ribadire – afferma Fasano – che la 185 è nata su spinta della società civile. Con l’obiettivo che su tutto ciò che riguarda l’export di armamenti, non solo sul lato delle istituzioni bancarie, vi siano piena trasparenza e tutela, cioè la verifica del processo di autorizzazione in capo al Parlamento. Affinché non diventi un mero esercizio di potere politico». Una trasparenza che per esempio è mancata sulla lista delle forniture militari italiane all’Ucraina, secretata già dal governo Draghi con una scelta criticata persino da Amnesty.

Sorgente: Export di armi, «basta favori ai mercanti di morte»