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Le scelte del nuovo governo argentino di Javier Milei, come quella di rinunciare all’ingresso nei BRICS, pongono il Paese sudamericano in una posizione difficile rispetto alla Cina.

Di Federico Giusti*

Nel 2022 l’Argentina è stato il primo paese dell’America Latina ad aderire alla “nuova via della seta” di Xi Jinping e dall’1 Gennaio 2024 sarebbe entrato formalmente anche nei BRICS se non fosse arrivata, sul finire dell’anno 2023, la revoca del presidente Javier Milei con la sua (o degli USA?) promessa di “cambiamenti drastici” per fronteggiare quella crisi costruita ad arte dai speculatori economici e finanziari.

Proprio in queste ore è arrivato il provvedimento dei tribunali del lavoro che giudicano illegittimo il titolo IV della DNU (la manovra economica di Milei) sospendendo diverse leggi sul lavoro emanate dal nuovo presidente argentino a favore delle aziende criminalizzando il diritto di sciopero.

Quanto poi al debito contratto dall’Argentina in questi anni con la Cina basti ricordare che il 92% dei semi di soia argentini è stato venduto alla Cina così come il 57% delle sue carni e dubitiamo che i paesi occidentali siano disposti a rimpiazzare la Cina in queste esportazioni.

Dal canto suo il paese asiatico ha anche investito ingenti risorse nel settore energetico argentino e nella nascente industria del litio che sappiamo essere determinante per la svolta green.

L’Argentina ha una linea di credito di 18 miliardi di dollari con la Cina, allora chiedersi chi pagherà questi debiti è una domanda non solo lecita ma necessaria.

* Grazie a World Politics Blog 

Sorgente: Milei revoca l’adesione ai BRICS. Ma chi pagherà ora il debito argentino con la Cina? – Kulturjam

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