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La commissaria europea Johansson: “Accordo fuori dal diritto comunitario”. Le navi italiane non sconfinano in zona libica dai tempi di Mare Nostrum

«L’accordo Italia-Albania non viola il diritto comunitario perché ne è al di fuori», annuncia la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson. E nel giorno in cui la Corte Suprema inglese dichiara illegale il piano del premier Sunak per il trasferimento in aereo in Ruanda dei richiedenti asilo, a Roma il governo tira un sospiro di sollievo. Provando ad ignorare la seconda (e fondamentale) parte del verdetto degli uffici giuridici della Ue, e cioè che il protocollo firmato da Giorgia Meloni ed Edi Rama si pone fuori dal diritto comunitario nella misura in cui — spiega la commissaria europea — «l’intesa sembra applicarsi a tutti i soccorsi effettuati da navi italiane in alto mare, ovvero al di fuori delle acque territoriali italiane e quindi europee». È questo il fondamento su cui basa la valutazione dell’Europa. Diversamente, un salvataggio condotto in acque europee porterebbe all’applicazione del diritto di asilo dell’Ue, come previsto dai trattati e dal regolamento di Dublino.

 

Ed è proprio qui che — di fatto — quello della Ue non si traduce affatto in un via libera all’accordo. Perché se è vero — come annunciato da Giorgia Meloni — che l’intesa riguarda esclusivamente i migranti che verranno soccorsi da navi militari italiane e portati direttamente in Albania, è altrettanto vero che motovedette e navi della Guardia costiera e della Guardia di finanza operano quasi esclusivamente in acque territoriali italiane e solo in casi di rischio imminente per l’incolumità dei migranti si spingono fuori dalle acque territoriali in una zona che, considerata la rotta principale da Libia e Tunisia, ricade tutt’al più in acque maltesi, dunque ad ogni effetto acque europee. Di soccorsi “in alto mare”, acque internazionali che si spingono fino al confine con le acque libiche, i mezzi militari italiani non ne fanno dai tempi dell’operazione Mare Nostrum quando le regole di ingaggio erano ben altre e le nostre navi arrivavano fin sotto le coste libiche.

Ma non sono certo queste le circostanze immaginate da Meloni nel mettere a punto l’accordo con l’amico Rama. Accordo che, al momento, si limita ad una cornice che gli uffici legislativi dei ministeri dell’Interno, degli esteri e della Giustizia stanno cercando di riempire con norme in grado di rispondere all’indirizzo politico del governo (ieri riunione interlocutoria a Palazzo Chigi) ma che rischiano di cozzare con il diritto nazionale e con quello internazionale sovraordinato e che dovrebbero comunque passare dal Parlamento, dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizioni è già aspro. I capigruppo delle opposizioni alla Camera, compatti, hanno inviato una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana chiedendogli «di compiere tutti i passaggi necessari, affinché l’accordo tra Italia e Albania sia trasmesso alle Camere nelle dovute forme e le prerogative del Parlamento siano compiutamente rispettate». Perché i contenuti del protocollo, i deputati li hanno appresi da siti e giornali, italiani e albanesi, ma in Parlamento l’accordo non è stato mai trasmesso. «L’articolo 80 della Costituzione prescrive che gli accordi internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importino variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi siano sottoposti alla ratifica del Parlamento», ricordano le opposizioni. Che avrebbero voluto anche sentire il ministro dell’Interno in commissione Affari costituzionali dove si sta esaminando il decreto Cutro. Ma Piantedosi ha declinato l’invito non ritenendo che l’intesa con l’Albania non abbia nessuna attinenza con il decreto Cutro e dunque che non sia quella la sede adatta. Ad illustrarne i contenuti sarà il 21 settembre in aula il ministro dell’Interno Tajani che però insiste: «Verrò in aula a spiegare ma quello con l’Albania non è un trattato e dunque non ha bisogno di ratifica». In Albania, invece, l’accordo è stato approvato ieri dal governo e passerà alla ratifica del Parlamento.

Quanto al decreto Cutro, visto l’ostruzionismo delle opposizioni e i tempi stretti (il provvedimento dovrà essere convertito in legge entro il 4 dicembre), il governo ancora una volta forzerà la mano con un voto di fiducia previsto per il 24 novembre.

 

Sorgente: Bruxelles beffa Roma: “Patto con l’Albania valido solo sui soccorsi in acque extra Ue” – la Repubblica