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L’ex ministro del Lavoro: «Rispettiamo la Garante ma ci dica perché ha declassato questo sciopero»

La precettazione è una scelta «politica» ed è una decisione pericolosa perché rischia di «creare un precedente pericoloso». Andrea Orlando, Pd, ex ministro del Lavoro, attacca Matteo Salvini e critica la premier, ma mette nel mirino anche la presidente della autorità di garanzia Paola Bellocchi.

Mettete in dubbio l’imparzialità dell’autorità di garanzia? Pensa che Salvini abbia in qualche modo “ispirato” l’autorità?

«No, noi aspettiamo una risposta che oggi (ieri, ndr) non è venuta. Il Garante ha detto che non ci sono i presupposti per applicare la deroga normativa prevista quando c’è uno sciopero generale, perché sostiene che questo non sia uno sciopero generale. Secondo loro lo sarebbe se si coinvolgessero contemporaneamente tutti i settori. Ho chiesto se allora ci sia mai stato un vero sciopero generale sulla base della loro interpretazione dal Dopoguerra a oggi: non ha risposto! Volevamo conoscere le motivazioni ma sono mancate su un dato essenziale. Noi rispettiamo la commissione di garanzia, ma attendiamo una risposta. Non ho ragione di pensare che ci sia etero-direzione, ma sicuramente le parole di Salvini puntavano a esercitare una forma di condizionamento improprio con rilievi volgari verso i lavoratori che decideranno di scioperare. Senza chiarezza però rischiamo di creare un precedente pericoloso per i sindacati e i lavoratori».

Sta dicendo che il governo mette in discussione il diritto di sciopero?

«Temo che, se non è chiaro il passaggio, potrebbero creare precedenti che possono essere estesi e usati ulteriormente in futuro. Sono invece certo che Salvini dicendo di voler difendere gli utenti voleva invece colpire il sindacato e rendere più difficile uno sciopero che contesta la Manovra».

Bisogna cambiare i criteri di nomina della commissione?

«Questa, come altre autorità di garanzia, sono state concepite prima del bipolarismo. Un tempo la nomina affidata ai presidenti delle Camere garantiva un equilibrio, poiché per prassi un presidente era di opposizione e comunque entrambi eletti con un Parlamento votato con sistema proporzionale. Ora questa certezza non è più automatica. Sicuramente un ripensamento delle procedure di nomina sarebbe la naturale conseguenza del nuovo assetto».

A proposito di Manovra: riuscirete a fare battaglie comuni con le altre opposizioni come sul salario minimo?

«Io credo che su salari, Sanità e i tagli al welfare e alle pensioni si possa costruire un fronte comune. C’è poi da verificare se si può trovare anche sul tema privatizzazioni: parliamo di 20 miliardi, il governo ha idee poco chiare. Alcuni settori sono presidiati in tutti i Paesi europei: difesa, energia, ferrovie e poste… Tutti settori che hanno una delicatezza anche dal punto di vista della sicurezza nazionale».

Però è un fatto che lo sciopero non è condiviso da tutti. Non è un errore dividere il fronte sindacale? E non è un problema un ruolo troppo politico della Cgil?

«La divisione dei sindacati deriva dagli iniziali giudizi molto diversi sulla manovra economica. La Cisl aveva dato giudizio positivo, prendo atto che nel corso di queste settimane si è progressivamente modificato. Ma non voglio dare pagelle, auspico l’unità sindacale, il nostro partito deve avere rapporti con tutti».

Meloni sembra però più cauta di Salvini. Il leader della Lega attacca i sindacati per togliere la scena alla premier?

«Probabilmente questo dato incide e pesa. Salvini ha preso una sventola con la Manovra, in cambio del modellino del ponte sullo Stretto ha ingoiato una decurtazione delle pensioni e probabilmente prova a recuperare strizzando l’occhio a pulsioni antisindacali. Credo non avrà grandi risultati perché che esista una questione salariale, anche nei trasporti, è un tema che riconoscono tutti, anche le imprese. Detto questo, Meloni dice che è una scelta non politica, ma non è così: la precettazione va oltre le stesse indicazioni della commissione. È politica eccome, non fosse altro per come è stata preceduta da dichiarazioni e polemiche».

Sorgente: Andrea Orlando: “Pericoloso precedente che pregiudica i diritti. La Lega copre i suoi flop” – La Stampa