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Il governo Meloni, che si vanta di essere contro i “poteri forti”, nella bozza della legge di bilancio regala alle aziende farmaceutiche un sostanzioso taglio ai loro versamenti allo Stato

Da quando si è insediato il governo Meloni si vanta di essere contro “i poteri forti”, dopo un anno di governo resta da capire quali siano i “forti” a cui si riferiscono. Di sicuro non è più considerato un pericoloso potere forte Big Pharma, le aziende farmaceutiche che in piena pandemia erano state messe nel mirino dall’attuale presidente del Consiglio e dal suo alleato in propaganda Matteo Salvini.

In quei tempi “Big Pharma” era presentata come il condensato dei sospetti, del lucro sporco e di sinistri complotti. Oggi all’interno della bozza della manovra l’industria farmaceutica invece gode dell’innalzamento del tetto di spesa per gli acquisti farmaceutici delle Regioni scritto nell’articolo 44 della bozza della legge di bilancio che regala alle aziende un sostanzioso taglio ai loro versamenti allo Stato calcolati in base al cosiddetto payback.

Come spiega Andrea Capocci su Il manifesto da anni i lobbisti premono affinché il rimborso sia abolito o ammorbidito. “Draghi era andato incontro alle loro richieste prevedendo un aumento del tetto fino all’8,3% nel 2024. Meloni ha fatto ancora di più per Farmindustria portando il tetto all’8,6%, circa 11 miliardi di euro. Risultato: secondo gli analisti il payback delle aziende sarà quasi dimezzato. Oltre a far risparmiare centinaia di milioni alle imprese, l’aumento della spesa per i farmaci sottrarrà risorse preziose alla sanità pubblica già penalizzata dalla manovra”. In più, per coprire la maggiore spesa ospedaliera il governo ha tagliato il budget per il rimborso dei farmaci venduti in farmacia.

E un altro ramo della propaganda è stato tagliato.

di Giulio Cavalli

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