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ROMA – Tutti i 24 ministri del governo, i cinque sottosegretari alla presidenza del Consiglio e i rappresentanti degli enti locali. È il perimetro della partecipazione a restituire l’urgenza della cabina di regia sul Pnrr, convocata ieri sera dal ministro Raffaele Fitto, che ha la delega al Piano di ripresa e resilienza. Intorno a un tavolo, a Palazzo Chigi, alle 13.30, per capire come portare avanti la trattativa con la Commissione europea sulla quarta rata. Che vale 16 miliardi e che rischia di slittare all’anno prossimo. Una eventualità che preoccupa l’opposizione: la segretaria del Pd, Elly Schlein, rompe gli indugi e chiede alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di riferire in Parlamento.

L’ordine del giorno della riunione di governo ha due punti. Il primo è: “Revisione della IV rata del Pnrr”. Il secondo è: “Varie ed eventuali”, una voce generica dietro cui si cela però la necessità di affrontare anche la questione della revisione generale del Piano, la cui scadenza è fissata tra poco più di un mese e mezzo, il 31 agosto.

Oltre a Fitto, siederanno al tavolo gli altri ministri del governo Meloni, i sottosegretari di stanza a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari, Alberto Barachini, Alessio Butti e Alessandro Morelli. Ma anche Massimiliano Fedriga, il presidente della Conferenza delle Regioni, Antonio Decaro in rappresentanza dei Comuni e Michele De Pascale, presidente dell’Unione delle province.

La terza rata del pagamento europeo, quella da 19 miliardi, è ormai notoriamente in ritardo dopo un’analisi di quasi otto mesi contro i due canonici. Ma dovrebbe sbloccarsi a breve. Diverso il caso della quarta, la cui valutazione è nata sotto una stella ancor peggiore. Il governo ha chiesto a Bruxelles di rivedere 7 dei 27 obiettivi che andavano raggiunti entro il 30 giugno, dall’affidamento dei lavori per la costruzione e la riqualificazione degli asili nido alle stazioni a idrogeno.

 

Il punto su terza e quarta rata

Sulla terza rata è stato il commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, ad alimentare la speranza che si sblocchi presto l’assegno: “Posso dirvi che la Commissione non procederà mai a un esborso se non saranno raggiunti gli obiettivi – ha chiarito ieri – Per questo nello specifico la valutazione richiede tanto tempo: la terza richiesta è stata presentata alla fine dell’anno scorso e quindi i tempi sono molto più lunghi, sei mesi rispetto ai due ordinari. Comunque stiamo facendo questa valutazione molto approfondita, le autorità italiane stanno lavorando e penso che l’esercizio si concluderà tra breve”.

Più articolato il discorso sulla quarta rata. Come ricostruiva Repubblica pochi giorni fa, a Palazzo Chigi e al Tesoro è già stato messo in conto un “inevitabile” impatto nei ritardi di pagamento sulle finanze pubbliche. Tanto che esiste un piano B che prevede una revisione al calendario delle emissioni del debito pubblico per supplire alla mancanza dei Fondi Ue, aumentando il valore già fissato all’interno di un intervallo importante, tra i 310 e i 320 miliardi. Un piano B inevitabile, appunto, se la quarta rata cadrà addirittura il prossimo anno, come pare sempre più probabile. E che andrà ad appesantire conti pubblici che già hanno visto raddoppiare il rosso di cassa dello Stato, con un fabbisogno che al Tesoro, nel primo semestre, ha raggiunto 95 miliardi di anno contro i 43 dell’anno prima. 

 

 

Le scadenze: ne mancano 17

Anche perché, come ha certificato l’Osservatorio di Openpolis dedicato al Pnrr, al 30 giugno era previsto il completamento di 27 scadenze relative all’ultimo semestre: la transizione ecologica (7), la pubblica amministrazione (4), l’inclusione sociale e lavoro e imprese (3). “Sono solo 10 le scadenze che risultano completate, anche se tra le 17 ancora da conseguire, 4 possono essere considerate a buon punto. Cioè vicine al completamento, in base alle informazioni disponibili”, ha certificato l’associazione che sta passando al setaccio il Piano. “Una di queste riguarda l’entrata in vigore della riforma del codice dei contratti pubblici, per la quale attualmente mancano all’appello 3 decreti attuativi. Per la riforma del pubblico impiego invece manca ancora un decreto del presidente della repubblica che vada a modificare il precedente Dpr 487/1994 riguardante i concorsi pubblici.

Sempre a buon punto è la scadenza legata all’erogazione alle imprese delle risorse del fondo impresa donna. In questo caso il governo dichiara che le aziende ammesse a finanziamento sono 743 (l’obiettivo da raggiungere era di 700), ma non vi è nessuna evidenza del fatto che i fondi siano stati effettivamente erogati, come richiesto dalla scadenza”, una delle osservazioni.

Il Pd: “Governo irresponsabile”

La notizia della convocazione della cabina di regia, dopo le analisi sui ritardi, fa scattare l’opposizione. Il presidente dei senatori dem, Francesco Boccia, dice che “il comportamento del governo è al limite dell’irresponsabilità: ha perso tempo tra cambi di progetto e riforme della governance, e ora non sa che pesci prendere”. E il capogruppo in commissione Politiche Ue alla Camera, Piero De Luca, rincara: “Il governo si scioglie completamente – attacca – mostrando tutta la sua inadeguatezza”. A sancire l’escalation è dunque direttamente la segretaria Schlein: “Ci sono 19 miliardi di euro che l’Italia avrebbe potuto incassare già da febbraio con la terza rata del Pnrr: siamo a luglio e non ne abbiamo traccia – incalsa – Ci sono altri 16 miliardi di euro, la quarta rata, per i quali dovevamo presentare la domanda a fine giugno: siamo all’11 luglio e tutto tace. Tace soprattutto la presidente del Consiglio, in silenzio da giorni per i guai giudiziari dei suoi ministri e sottosegretari mentre l’Italia rischia di perdere le risorse che faticosamente ha ottenuto dall’Unione europea”. Dunque, dice ancora Elly Schlein, “la presidente Meloni si assuma le sue responsabilità e venga a spiegarci in Parlamento perchè non si è ancora visto un euro della terza rata del Pnrr e perchè rischia di slittare anche la quarta”.

Sorgente: Pnrr, cabina di regia sulla quarta rata. Il rischio di slittare al 2024. Schlein: “Meloni venga a riferire sui ritardi” – la Repubblica