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Onorevole Minardo, cosa c’è di vero nelle voci secondo cui in Sicilia potrebbe esserci un sito per la produzione di carri armati?«Quello dell’industria della difesa è un settore in grande espansione e sarebbe un errore madornale non candidarsi a essere una regione attraente per queste industrie. Abbiamo tutte le carte in regola: dalla posizione geografica agli spazi fino alle agevolazioni fiscali e amministrative delle Zone economiche speciali, a maggior ragione dopo il via libera alla Zes unica del Sud. Penso che anche il Ponte sullo Stretto e i piani del ministro Salvini per migliorare la viabilità e le infrastrutture siciliane possano rappresentare un enorme incentivo».Per approfondire:I carri armati tedeschi e la fabbrica in Sicilia: ecco dove sono i siti candidatiC’è già qualche trattativa concreta?«Il nostro Paese ha l’esigenza di ammodernare la componente corazzata dell’Esercito. Presto capiremo in che misura acquistare e produrre e anche dove. In questo momento mi limito a dire soltanto che sarebbe bello se il prossimo carro armato “made in Italy” venisse costruito in Sicilia».Capisce bene che queste parole, pronunciate dal presidente della commissione Difesa della Camera, hanno un certo valore. Magari chi per la Sicilia immagina un modello di sviluppo diverso da quello dell’industria della guerra si opporrà a quest’idea…«Non vedo perché. Ripeto: il settore è in enorme espansione, bisogna essere attrattivi e non respingenti. E poi il rinnovato interesse dell’industria nazionale del comparto difesa per la Sicilia si è già concretizzato nel ritorno della cantieristica militare a Palermo. Proprio in questo periodo ai cantieri navali di Palermo gli operai e i tecnici di Fincantieri stanno lavorando alla manutenzione della portaerei Cavour della Marina militare e posso già dire che Fincantieri tornerà presto anche in Sicilia orientale con un progetto altamente innovativo e nel segno della transizione energetica».In ambienti militari siciliani la definiscono molto presente, quasi iperattivo: sta visitando anche strutture che non avevano mai visto esponenti di governo o parlamento…«Di solito non faccio questo tipo di statistiche, mi limito a fare quello che penso sia giusto come presidente della commissione Difesa della Camera e cioè essere attento alle esigenze del mondo della difesa. Si ascolta meglio recandosi nelle caserme, nelle basi dove c’è il contatto diretto con i territori e gli uomini e le donne impegnati in servizi spesso importantissimi anche per la collettività. penso ad esempio al prezioso contributo degli avieri del 41° stormo dell’Aeronautica di stanza a Sigonella nella gestione e armonizzazione del traffico aereo della Sicilia orientale dove bisogna conciliare le esigenze degli aeroporti civili di Catania e Comiso con l’aumento dei voli militari su Sigonella».In tutte queste visite c’è qualcosa che l’ha colpita in particolare?«Due cose: il lavoro incredibile del Reparto Attività territoriali dell’Esercito che con pochissimo personale custodisce, gestisce e digitalizza una mole enorme di documenti sul servizio militare di migliaia di siciliani e poi il museo storico dell’Arma a Palermo dove ci sono dei ricordi straordinari legati alla memoria del generale Dalla Chiesa che esaltano il carabiniere ma soprattutto l’uomo».Ha visitato anche le strutture militari americane di Sigonella e Niscemi, contestate da più generazioni di pacifisti.«Sì e devo ringraziare per la preziosa collaborazione il console generale degli Stati Uniti a Napoli, Tracy Roberts-Pounds. La base Usa di Sigonella è un modello di riferimento nella collaborazione italo-americana e atlantica, non solo per l’integrazione con il sistema difesa italiano, ma per il positivo impatto con il territorio che spesso usufruisce della capacità non militari della base e delle forze presenti».Anche il Muos di Niscemi non è stato digerito da una parte di siciliani.«Sul Muos secondo me c’è stata una difficoltà di comunicazione. Perciò quando sono andato in visita ho portato con me il sindaco di Niscemi e il deputato regionale Mancuso. Il mio impegno è creare le condizioni per rapporti e coordinamento costanti tra Difesa italiana, presenza americana, Regione ed enti locali perché la stazione per le trasmissioni radio navali della Marina Usa a Niscemi è una realtà importante per gli Stati Uniti e per la Nato ma lo è altrettanto per il territorio».Non ritiene le presenze militari un potenziale pericolo per i territori?«Il ministro Crosetto ripete spesso un concetto di cui nella mia attività in commissione ho sperimentato più volte la concretezza: la Difesa non è un corpo separato rispetto dalla società, anzi, ne è parte integrante, e ha l’ambizione di essere, laddove possibile, un’avanguardia. Anche nella solidarietà e nella crescita economica. Io sono convinto che la Difesa per la Sicilia possa essere uno straordinario fattore di crescita e di tutela del territorio. Faccio alcuni esempi pratici: l’hub logistico addestrativo dell’Esercito che so

Sorgente: Nino Minardo e la fabbrica di panzer in Sicilia: «Opportunità da non perdere» – La Sicilia


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