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Microfono, leggio, sorrisi: la premier parla per oltre nove minuti davanti alla telecamera, in una scenografia che richiama quella degli incontri a margine dei vertici internazionali. Stavolta però non ci sono i cronisti. E nemmeno le loro domande

di Tommaso Ciriaco

C’è il leggio. C’è il microfono, anche se l’audio sembra quello ambiente, catturato quindi da un cellulare o da una macchina fotografica. C’è la postura della leader tipica di quando si dichiara alla stampa. Ci sono pure i fogli che servono a raccontare della visita di oggi a Tunisi, fondamentale per il nodo migratorio. Sembra il solito incontro con la stampa, oppure uno di quegli appuntamenti istituzionali in cui un premier incontra un altro capo di governo e poi dichiara ai cronisti, senza magari concedere domande, ma con i giornalisti schierati comunque in sala a vedere e ascoltare. La scenografia è quella di sempre, ma stavolta qualcosa non torna: non c’è nessuno di fronte alla presidente del Consiglio. E soprattutto: non ci sono i giornalisti.

Meloni tocca il microfono, lo sposta, si guarda spesso attorno, come a cercare sguardi dei presenti. Si intravede anche un flash. Un normale videomessaggio, come negli ‘Appunti di Giorgia’, impacchettato però come una dichiarazione alla stampa. Giorgia Meloni parla per nove minuti e dodici secondi. Senza interruzioni, ovviamente. Parla per nove minuti e dodici secondi e sceglie legittimamente di farlo da sola. Per ragioni di agenda e per il prolungarsi degli incontri con le istituzioni tunisine, fanno sapere, Palazzo Chigi ha dovuto cancellare l’annunciato incontro con la stampa. I giornalisti italiani al seguito e quelli italiani già presenti in Tunisia non incrociano la presidente del Consiglio. La questione viene risolta nel modo più semplice: dichiarazioni senza domande (di certo, non quelle degli italiani, mentre non è dato sapere se sia invece presente qualche cronista tunisino). Un lungo monologo della presidente del Consiglio e una diffusione ampia, anche sui social della leader.

Un videomessaggio, dunque. Niente di diverso da un videomessaggio. Però con la scenografia classica degli annunci pubblici. Il teatro scelto è quello del presidente della Tunisia, i due portoni di legno massiccio a fare da contorno alle parole di Meloni.

La leader parla, ogni tanto la camera si muove, la porta dietro di lei oscilla, più indietro anche due vasi di fiori rallegrano l’ambiente. Nove minuti e dodici secondi. Poi la premier chiude così: ”Come vedete (evidentemente rivolto al pubblico non presente, a quello che vedrà il videomessaggio, ndr) i temi in agenda erano tanti”. Sorriso verso l’orizzonte, fogli raccolti in fretta e un nuovo sorriso. Mancano soltanto tre cose: le bandiere che di solito si trovano alle spalle dei leader che dichiarano dopo incontri bilaterali, i giornalisti e le domande.

Sorgente: Meloni a Tunisi: sembra una conferenza stampa, ma non ci sono i giornalisti – la Repubblica