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Elena Stanchelli

Credo che anche molte delle persone che hanno votato per Meloni si siano dispiaciute del fatto che la presidente del Consiglio non sia andata a Crotone come invece ha fatto il capo dello Stato. E si siano invece vergognate delle parole del ministro Piantedosi. Credo che le abbiano ritenute mostruose, e inaccettabili. Credo che quelle stesse persone stiano inorridendo via via che vengono a sapere che cosa è successo davvero quella notte di fronte alle coste della Calabria. Non dipende dall’orientamento politico provare sgomento di fronte al fatto che scientemente il tuo Paese, nelle persone che lo rappresentano e prendono le decisioni, ha deciso di lasciare affogare uomini donne e bambini in cerca di rifugio. Ha mandato loro qualcuno a notificargli cosa? Una multa, forse? Invece di salvarli. Sono sicura che guardare quelle foto, pensare allo scempio che avrebbe potuto essere evitato, faccia male a chiunque.

 

 

Anche a chi ha votato per Meloni, aspettandosi da lei un governo che corrispondesse alle proprie idee. Sono queste le idee? Non credo. Molti degli elettori che hanno scelto di votare Meloni, ne sono sicura, ritengono inaccettabili i toni e i modi del ministro dell’Interno. Forse non tutti, forse qualcuno si specchia nella vana e tracotante ferocia di Piantedosi, ma molti, nessuno mi convincerà del contrario, sono sgomenti. Quanti? Alla democrazia serve sempre un’opposizione. Anche interna, per non torcersi verso altre forme meno democratiche. Quanti siamo a portare il lutto per queste morti insensate, che potevano essere evitate, che non ne eviteranno altre per la semplice ragione che se qualcuno potesse fare a meno di partire su una barca scassata rischiando di finire in mezzo a una tempesta con un figlio piccolo in braccio semplicemente non partirebbe. Fine. Mi piacerebbe sapere quanti sono i ragazzi e le ragazze che vorrebbero scrollarsi dalle spalle il peso morale di uno Stato che agisce con questa brutalità, cattiveria, mancanza di scrupoli. Per questo faccio una proposta, la faccio a tutti ma soprattutto a quei giovani che dovranno pagare le conseguenze della stupidità di oggi, che cresceranno dovendo fare i conti con la rabbia di chi, oggi, ha perso un figlio, una sorella, un amico per colpa della scelta scellerata di impedire i soccorsi.

 

 

La mia proposta è: dichiariamolo, il nostro lutto. Un lutto al quale ci ribelliamo: mettiamo al braccio una fascia bianca. Andateci a scuola, lunedì. Fatevi vedere, mostratevi sui vostri social, gridate la vostra estraneità a questo abominio. Rimanete innocenti, dichiarando pubblicamente la vostra distanza. Se non grideremo abbastanza, se non faremo capire in tutti i modi quanto ci fa schifo quello che è stato fatto domenica, quello che continua ad accadere nel nostro mare, ne porteremo addosso il dolore anche noi. La mia voce è piccola, ma la nostra tutti insieme è potente. Aiutiamoci a far vedere chi siamo, quanti siamo. Portiamo il lutto per dimostrare che questo non è un paese razzista, che noi non somigliamo a chi non sa cos’è la pietà e la misericordia. Che sì, l’Europa, sì, le politiche comunitarie, sì, sì si… ma nel frattempo noi non siamo complici di questa strage, noi per quello che ci è possibile, vi lasciamo soli con la vostra protervia, le vostre parole vuote, la vostra mostruosa disumanità. Nessuna ideologia politica pretende la morte del prossimo per risolvere una questione. Quella si chiama guerra, o pena di morte. E noi non siamo in guerra contro i migranti e nel nostro Paese non è prevista la pena di morte per nessun reato, tantomeno per il reato di imbarcarsi per fuggire da una vita diventata impossibile. —

 

Sorgente: Ragazzi, ribellatevi a scuola con una fascia bianca – La Stampa