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Scontro durissimo in Parlamento sulle norme per i diritti dei minori in carcere. Serracchiani: «Incredibile disumanità e inciviltà». Il Carroccio: «Andremo avanti»

Francesco Grignetti

Roma. Prendi una legge in discussione, intervieni chirurgicamente con un emendamento, e voilà, la trasformi nel suo opposto. È successo ieri al ddl di Debora Serracchiani, la capogruppo Pd alla Camera, «in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori». L’intento di Serracchiani era nobile: impedire che dei bambini nascano in carcere o ci vivano i primi anni della loro vita, in quanto in cella, sia pure in un circuito dedicato con le cosiddette «modalità di custodia attenuate», ci sono le loro mamme. Un caso che al momento tocca 23 mamme recluse, con 26 bimbi al seguito. Un po’ meno grave rispetto a quattro anni fa, quando i bambini che crescevano dietro le sbarre erano 48, ma pur sempre uno scandalo.

Il testo di legge Serracchiani era alle ultime battute quando, due sere fa, con un blitz parlamentare, il destra-centro ha e approvato un codicillo che imponeva alla regola generale una deroga grande come una casa. Tutte fuori dal carcere le mamme con figli, a meno che «l’indagata sia stata già dichiarata recidiva» o sia «stata dichiarata delinquente abituale o professionale».

Fuori di gergo giuridico, questa formulazione del destra-centro significherebbe che per le ladruncole seriali in futuro non peserebbe un eventuale stato interessante o della nascita di un bimbo. E infatti Matteo Salvini ha immediatamente semplificato la questione così: «Detenzione per borseggiatrici incinte. Stop allo sfruttamento della gravidanza».

Così la vede infatti il leghista: «Chi verrà sorpresa a rubare non sarà più rilasciata, ma sconterà la pena nelle case famiglia, in carceri adeguati o ai domiciliari, nel pieno rispetto della salute sua, dei figli e del nascituro».

Il Pd è rimasto di sasso dal colpo di mano e ha fatto l’unica cosa che a quel punto poteva fare: ha ritirato il suo ddl, ormai snaturato. «”Da Governo legge e ordine” siamo passati a “Governo disumanità e inciviltà”», dice scandalizzata Debora Serracchiani. E peraltro «Forza Italia aveva presentato degli emendamenti più garantisti dei nostri, hanno fatto una guerra fino all’ultimo per mantenere i loro e sono dovuti andare a palazzo Chigi per essere convinti a toglierli. C’è un senso di civiltà trasversale». «Sulle detenute madri – polemizza anche Anna Rossomando, vicepresidente dem del Senato – un altro esempio di cultura delle garanzie da parte della destra… Sostanzialmente hanno provato ad inserire il carcere per le donne incinte in un disegno di legge che invece puntava a togliere i bambini dal carcere. Iniziativa inaccettabile».

Enrico Costa, del Terzo Polo, a questo punto nota il silenzio imbarazzato da parte del ministro Guardasigilli. «Comportamento inqualificabile per una coalizione garantista solo a parole. Ancora una volta la maggioranza cerca un bersaglio, attaccando a testa bassa diritti e garanzie. Mentre se la prendono con i bambini e con le madri detenute, un interrogativo sorge spontaneo: ma il ministro Nordio non dice niente?».

La questione s’infiamma. Salvini ci torna sopra furiosamente: «Il Pd libera le borseggiatrici Rom che usano bimbi e gravidanza per evitare il carcere e continuare a delinquere. Vergognatevi». E a sera la Lega, con Jacopo Morrone, riparte con un ddl che cancella il «differimento della pena automatico per le donne incinte». Dice «Essere incinta e/o madre di bambini piccoli non può essere il passepartout per le borseggiatrici abituali e professionali per evitare il carcere e continuare a delinquere». Commenta anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, Lega: «Pd smemorato. Il nostro testo è la fotocopia di uno loro della scorsa legislatura».

Sorgente: “In cella le ladre incinte”. Giro di vite della Lega e il Pd ritira la legge – La Stampa