Presidio a Roma contro l’invio di armi all’esercito ucraino – comunicato stampa

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Comunicato stampa – maggiori info al link:

http://www.disarmistiesigenti.org/2023/01/16/nosbandatesullaguerra/

Per adesioni e info: Alfonso Navarra [email protected] – cell. 340-073687

OPPOSIZIONE ALLA GUERRA IN UCRAINA
INIZIATIVA DEL ‘DIGIUNO DI COERENZA PACIFISTA’ (DEDICATO
AD ANTONIA SANI) CON PRESIDI DI SENSIBILIZZAZIONE
GIA’ PARTITI NEL 2022 E PROLUNGANTISI NEL 2023
TERZO PASSO 23 – 24 GENNAIO 2023 (dopo quelli del 13 dicembre 2022 e 10-11
gennaio 2023)
23 gennaio dalle ore 10:30 alle ore 13:30
PIAZZA DELLA ROTONDA ROMA, vicino Pantheon

24 gennaio dalle ore 16:00 alle ore 19:00 Assemblea on line:

‘COME PROSEGUIRE
UNA STRATEGIA NONVIOLENTA DI OPPOSIZIONE ALLA GUERRA CON IL “POPOLO
DELLA PACE’ ;CHE COINVOLGE IL “POPOLO” TOUT COURT
Abbiamo bisogno di un polo attrattivo CAPACE DI ASCOLTO, DI DIALOGO E DI
ORGANIZZAZIONE RISPETTO ALLA VOLONTA’  PACIFISTA DELLA MAGGIORANZA
DELLE ITALIANE E DEGLI ITALIANI”
Questo che ora segue è il link alla piattaforma Zoom per connettersi:

Con presidi in varie città italiane (Firenze, Trieste, Brescia, Milano)

Promosso dai Disarmisti esigenti (www.disarmistiesigenti.org) con la
collaborazione di WILPF Italia, Europe for Peace, LOC, LDU, Kronos Pro Natura, Il
Sole di Parigi, Marcia dei Girasoli-Comiso, Per la scuola della Repubblica, Bimbi
svegli, Ban the Bomb, Odissea, Melitea, Rete IPRI-CCP (e altri gruppi che andranno
aggiungendosi). Con l’adesione di COORDINAMENTO NO GREEN PASS di Trieste e
del Partito della RIFONDAZIONE COMUNISTA.
L’obiettivo delle e dei manifestanti è mettersi sul serio  ASCOLTO DEL POPOLO PER
RAPPRESENTARLO . Popolo: ossia la moltitudine degli italiani, 50 milioni di elettrici ed elettori,
che, votante o astenuta, non è ascoltata dalle istituzioni parlamentari e governative su quattro
punti, conformi ai nostri valori, cui i sondaggi degli stessi media mainstream attribuiscono un
orientamento largamente maggioritario: no aiuti militari ai combattenti per non essere coinvolti
nel conflitto militare, negoziato subito senza condizioni, no riarmo meno che mai nucleare, no
guerra economica mediante sanzioni che oltretutto fanno danni più a noi che al “nemico” russo.
Consapevoli di questo dato, abbiamo dispiegato, il 13 dicembre, in Largo Argentina e poi, il 10
gennaio, al Pantheon, lo stesso striscione che, preveggenti, abbiamo portato inizialmente al
corteo del 5 novembre: “NON CI SONO GUERRE GIUSTE (PAPA FRANCESCO). Fermate
subito i combattimenti, intervenga l’ONU per negoziare una tregua e prevenire
una escalation nucleare. Custodiamo, esseri umani cooperanti, la Terra sofferente.
Riconvochiamoci, quando si vota in Parlamento, per protestare contro l’invio di
nuove armi all’esercito ucraino”.
Quei momenti di riconvocazione sono stati effettivamente messi in atto, continuano e
continueranno. Il 13 dicembre sono state votate varie mozioni parlamentari, con scambi di
favori tra la maggioranza di destra-centro e il PD. Noi eravamo in Largo Argentina a digiunare e
protestare. Il 10 gennaio 2023 alle 16,30, nell’aula del Senato, abbiamo avuto la discussione
generale ed il voto per la conversione in legge del decreto 185 del 2 dicembre 2022 che autorizza
la cessione di armi all’Ucraina per tutto il 2023. Anche in questa occasione abbiamo proseguito il
digiuno ed il presidio del 13 dicembre, stavolta davanti al Pantheon, proponendoci presenti
anche per il voto alla Camera e durante tutte le eventuali discussioni nel 2023 sui pacchetti di
aiuti militari al governo ucraino.
La discussione e la votazione alla Camera dei deputati, dopo l’approvazione data dal Senato,
iniziano il 23 gennaio 2023 e decidono l’ufficializzazione in via definitiva, il 24 gennaio, del DL
185/2022, cioè la cornice giuridica che proroga il “metodo Draghi” per autorizzare la “cessione di
mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle Autorità governative dell’Ucraina”.
Vanno, a questo punto, ricordate due scadenze importanti, di segno opposto, ma connesse con il
contesto bellico, che tocchiamo nei nostri discorsi: il 20 gennaio la riunione dei 40 Stati donatori
di armi a Zelensky e il 21 gennaio, secondo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di
proibizione delle armi nucleari.
L’appuntamento, il 20 gennaio 2023, del Gruppo di contatto sull’Ucraina alla base NATO di
Ramstein, in Germania, è da attenzionare, secondo le organizzatrici e gli organizzatori del
digiuno e dei presidi, perché sancirà l’allineamento degli Stati europei e di altri vassalli degli USA
alle direttive dell’egemone che, con lo scontro Occidente versus Oriente, lanciato dal conflitto
ucraino, tenta di mantenere l’ordine unipolare in crisi in tutte le sue articolazioni dimensionali.

Si prevede una forte pressione, in particolare su Germania e Italia, perché questi Stati
aumentino gli aiuti militari in fondi e mezzi (missili antimissile e carri armati) e si sbrighino a
fornirli.
L’incontro è preceduto dalla dichiarazione congiunta NATO-UE, firmata il 10 gennaio a Bruxelles,
finalizzata a rafforzare la cooperazione tra le due organizzazioni internazionali a partire dal
sostegno militare all’Ucraina. Questa dichiarazione sottolinea l’importanza di “costruire una
difesa europea più forte e più operativa, che contribuisca positivamente alla sicurezza
transatlantica e globale, e che sia complementare e interoperabile con la NATO”. Questo
aggettivo “complementare”le presidianti e i presidianti e le digiunatrici e i digiunatori al
Pantheon lo interpretano in un significato di subalternità.
Il secondo anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di proibizione delle armi nucleari
(TPNW), il 21 gennaio del 2023, sempre secondo digiunatrici/digiunatori e presidianti, ripropone
l’assoluta priorità del disarmo atomico nel momento in cui l’escalation nucleare rientra nel
novero degli scenari della guerra combattuta in Ucraina.
L’importanza di questo strumento giuridico, che il governo italiano snobba e che dovrebbe
invece ratificare, sta nel fatto che proclama l’illegalità della deterrenza nucleare, cioè si va oltre
la condanna della minaccia dell’uso, lo stesso possesso degli ordigni atomici è considerato da
bandire. Digiunatori e presidianti considerano la preparazione di una guerra atomica molto più
di un crimine di guerra: è una presa in ostaggio delle popolazioni minacciate di rappresaglia per
“dissuadere” uno Stato ostile da un attacco nucleare. Quindi siamo di fronte a un crimine contro
l’umanità, ovvero, di un «genocidio programmato». In Italia le ecodisarmiste e gli ecodisarmisti
nonviolenti continueranno ad insistere per la presentazione di un disegno di legge di ratifica del
TPNW. Al di là della approvazione immediata, non alla portata purtroppo di questo Parlamento,
ritengono comunque utile che il tema del disarmo nucleare e del suo rapporto con i rischi bellici,
ecologici e sociali, debba fare parte del dibattito nella campagna elettorale per le prossime
elezioni europee del 2024.
Le digiunatrici e i digiunatori e i presidianti auspicano che, dal 23 e 24 gennaio, una pluralità di
iniziative fiorisca declinando, con i valori e le posizioni delle varie componenti dell’arcipelago,
diverse impostazioni della esigenza sopra indicata di sintonizzare “popolo della pace” e
“popolo”, ciascuna libera di esprimersi con le modalità che ritiene opportune. Occorre
intraprendere una discussione su come rendere l’iniziativa di carattere continuativo, tenendo
conto del fatto bisogna far sentire, da parte del movimento, il fiato sul collo delle istituzioni
tutte le volte che si andrà a concretizzare con pacchetti di aiuti militari la “cornice giuridica” del
“metodo Draghi” per tutto il 2023. Cornice giuridica, varata nel CDM del 2 dicembre 2022, che –
è stato già ricordato – sarà presto, cioè proprio il 24 gennaio, convertita in legge il voto alla
Camera. La discussione dovrà inoltre affrontare come possono essere attivate convergenze con
altre campagne, ad esempio il sostegno agli obiettori sia russi che ucraini (il fronte bellico
andrebbe prosciugato da ambedue i lati) e l’obiezione di coscienza alle spese militari anche
come protesta nei confronti della corsa agli armamenti scatenata dallo scenario bellico in cui ci
muoviamo.

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ken sharo

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