L’UE sblocca i fondi del Pnrr, con un avviso per il prossimo governo – L’INDIPENDENTE

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25 Settembre 2022 0 Di ken sharo
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È stata sbloccata venerdì scorso, al rientro di Mario Draghi dagli Stati Uniti, la seconda tranche di fondi prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), dopo il raggiungimento dei 45 traguardi e obiettivi previsti e un confronto serrato tra l’attuale governo in carica per il disbrigo degli affari correnti e l’esecutivo europeo. I documenti per ottenere il via libera da parte della Commissione europea erano stati inviati dal governo italiano a giugno e l’approvazione di Bruxelles sembrava pronta già a luglio, ma è stata rimandata anche a causa della pausa estiva. Così l’ex Premier italiano ha deciso di accelerare i tempi, facendo pressione sull’Ue: dopo ore di telefonate, scambi di documenti e limature, venerdì pomeriggio fonti europee hanno fatto sapere che l’esecutivo comunitario approva l’erogazione degli stanziamenti – pari a ventuno miliardi di euro – ed è impegnato a finalizzarne il loro effettivo trasferimento: la comunicazione è giunta sotto forma di notizia fatta trapelare dalle agenzie, in via non ufficiale.

Se da un lato, l’approvazione all’erogazione della seconda tranche del Pnrr consentirà al nuovo governo di evitare di dover contrattare i fondi durante la fase cruciale della formazione del nuovo esecutivo, dall’altra la manovra di Draghi e della Commissione risulta anche un esplicito avvertimento alla nuova maggioranza: nel momento in cui gli impegni vengono rispettati, i fondi arrivano. Viceversa, una qualunque contestazione o mancata aderenza alla tabella di marcia sulle riforme impostata da Bruxelles o al cosiddetto “Stato di diritto” comporterà la sospensione dei trasferimenti. È bene ricordare, infatti, che quelli del Next Generation Eu sono in parte prestiti e in parte trasferimenti a fondo perduto che vengono concessi dall’Ue solo in cambio di riforme ben precise e subordinatamente a centinaia di “condizioni” o “clausole”: si tratta, dunque, di un vero e proprio commissariamento che legherà sempre di più l’esecutivo di Roma a quello europeo e in cui le politiche nazionali saranno ipotecate almeno per i prossimi sei anni, ossia saranno decise direttamente da Bruxelles indipendentemente dall’esecutivo scelto dall’elettorato. Tanto che lo stesso Mario Draghi, durante una conferenza stampa dopo le sue dimissioni, aveva asserito di essere «certo che qualunque sia il prossimo governo, rispetterà gli obiettivi del Pnrr».

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