No al mercato parlamentare sulle droghe

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6 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa
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La Lega ha pensato bene di presentare in Senato una proposta di legge denominata “droga zero” per riprendere uno dei temi a lei tanto cari che con l’avvento del Governo Conte 2 erano stati archiviati

06 Maggio 2022 alle 10:53

Nel bel mezzo della guerra contro l’Ucraina, con aggiustamenti economici in corso e gli strascichi dell’emergenza sanitaria, alla vigilia di un voto referendario e amministrativo, ma soprattutto dopo che da settembre scorso la commissione giustizia della Camera ha adottato un testo base, la Lega ha pensato bene di presentare in Senato una proposta di legge denominata “droga zero” per riprendere uno dei temi a lei tanto cari che con l’avvento del governo Conte 2 erano stati archiviati.

Il tema tanto caro è quello della propaganda proibizionista del “la droga è sempre morte” per cui contro questa strage quotidiana la risposta urgente – talmente urgente che tutti gli aumenti di sanzioni penali arrivano alla fine delle Legislature – è quella di rivedere le pene anche per il piccolo spaccio e di insistere con sanzioni per la coltivazione domestica.

Che la droga sia morte inizia a essere uno dei tanti vaniloqui della politica nostrana; infatti, malgrado il regime proibizionista, a fronte di un aumento di uso che tra sostanze “leggere” e “pesanti” interessa abitualmente oltre il 10% della popolazione, il numero di morti per abuso di sostanze psicotrope è in nettissimo calo – 47 nel 2022 secondo il sito geoverdose.it. I fattori sono vari, e prima o poi andranno analizzati con i necessari studi qualitativi, tra questi c’è comunque quello che si potrebbe chiamare “istinto di sopravvivenza” che meno brutalmente, anzi tecnicamente, viene definito come “autoregolamentazione”: a fronte di scelte personali, anche non del tutto libere o consapevoli ma comunque desiderate o indotte, ci si organizza in modo da evitare l’incontro con le forze dell’ordine o l’ingresso nel circuito penale e di mettere a rischio la propria salute e di chi condivide certi comportamenti o “stili di vita”.

Allo stesso tempo anche il sistema di vendita delle sostanze illecite si è modificato. Ci sono “piazze aperte” nei luoghi di passaggio o di divertimento e “piazze chiuse” veri e propri supermercati para-militarizzati della rivendita di tutto. Il commercio all’ingrosso è ancora saldamente nelle mani delle organizzazioni criminali, che Italia vedono alcune “eccellenze” a livello mondiale, la vendita al dettaglio coinvolge un po’ di tutto diventando sempre più ri-vendita dove, contrariamente a quanto si legge spesso sui giornali, gli italiani sono molto più presenti dei non cittadini europei.

Solo a Roma esistono 100 luoghi di spaccio, con oltre 1000 persone coinvolte (e pure rinviate a giudizio per favoreggiamento), un panorama variegato tra chi vende e chi compra, con la differenza che il problema con la legge interessa l’offerta e sempre meno la domanda. La proposta “risolutiva” di indurire le pene per chi spaccia, anche poco ma spesso, è una costante di tutti i governi (nessun esecutivo in 32 anni ha pensato di modificare l’impianto penale del Testo Unico sulle droghe 309/90), oltre la Lega e buona parte del centrodestra – il centrosinistra è contro la “cultura dello sballo” -, anche la ministra “tecnica” Lamorgese aveva fatto notizia per promuovere l’arresto per spaccio anche per modiche quantità chiarendo che “è stato rilevato che arrestare senza custodia in carcere, e il giorno dopo vedere nello stesso angolo di strada lo spacciatore preso il giorno prima, incide anche sulla demotivazione del personale di polizia che tanto si impegna su questo versante e vede la propria attività essere posta nel nulla quando il giorno dopo li ritroviamo nello stesso posto”.

Quel lavoro volto a non frustrare le retate di spacciatori non è proseguito (la Lega ha addirittura promosso un referendum contro la custodia cautelare in carcere!), ma al momento del bisogno, bisogno di voti, bisogno di visibilità, bisogno di nascondere quanto non si fa sia perché inutile sia perché si è incapaci (e non parlo solo della Lega) tornano alla ribalta prepotenti emergenze costruite ad arte cavalcando qualche singolo tragico caso.

All’inizio di maggio il presidente della Commissione giustizia del Senato ha deciso di avviare un iter legislativo relativo all’indurimento delle pene per spaccio anche di lieve entità senza tenere in alcun conto che alla Camera dei Deputati dal mese di settembre esiste un testo base frutto di settimane di confronto tra tutti i gruppi che affronta temi simili ma con prospettive opposte. Da aprile sono pronti i pareri del governo sulla proposta nota anche come “Magi-Licatini” – che tra le altre cose consentirebbe la coltivazione personale di quattro piantine di cannabis oltre che attenuare le pene per fatti di lieve entità – tutto è pronto per chiudere ma questo “sgarbo istituzionale” rischia di prendere del tempo perché chi presiede i due rami del Parlamento si accordi sul da farsi.

Ora, indipendentemente da come la si possa pensare circa il proibizionismo e l’abuso del diritto penale per regolamentare scelte individuali senza vittima, ci troviamo di fronte a una violazione delle dinamiche parlamentari per cui non si avvia in una Camera quanto già incardinato nell’altra. In attesa che il presidente Fico segnali questo problema di “galateo” alla presidente Casellati, è fondamentale che nessuno, a partire dai parlamentari che si sono visti i propri disegni di legge uniti obtorto collo a quello della Lega, partecipi alle audizioni e poi al dibattito in merito a una proposta apparsa alla vigilia delle elezioni amministrative senza alcuna possibilità di successo che non sia la solita demagogica caciara mediatica.

La Camera ha fissato il dibattito sulla legge sulla “cannabis” in plenaria per giugno, occorre che chi si è candidato sostenendo la necessità di regolamentare la cannabis si assuma la responsabilità politica e parlamentare di arrivare in Aula con gli emendamenti già votati e affrontare un voto che registri trasparentemente favorevoli e contrari a politiche di buon senso. Altrimenti sarà difficile far propaganda elettorale l’anno prossimo.

Sorgente: No al mercato parlamentare sulle droghe (di M. Perduca) – HuffPost Italia

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