Epatite acuta, primo caso sospetto a Milano: bambino di 4 anni ricoverato all’ospedale San Paolo

Epatite acuta, primo caso sospetto a Milano: bambino di 4 anni ricoverato all’ospedale San Paolo

27 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa

 

di Sara Bettoni

Centinaia di telefonate di genitori preoccupati. La Regione riunisce gli esperti e invita le strutture sanitarie a raccogliere campioni biologici e ricontrollare le cartelle dei piccoli pazienti a partire da gennaio. Il primario: «Non c’è motivo di allarme»

Colorito giallognolo, valori del fegato molto alterati. Sono i segnali che hanno spinto i medici del San Paolo di Milano a ulteriori accertamenti su un bambino di 4 anni, arrivato in ospedale nei giorni scorsi. Oggi, mercoledì 27 aprile, saranno analizzati gli ultimi esiti degli esami. Risultati alla mano, si capirà se soffre di epatite scatenata da una causa nota oppure sconosciuta, come è avvenuto per i due piccoli pazienti di 6 e 11 anni ancora in cura al Papa Giovanni XXIII di Bergamo (il secondo ha dovuto subire un trapianto di fegato).

L’allerta dalla Gran Bretagna

Dopo l’allerta lanciata dalla Gran Bretagna sui casi di epatite pediatrica di origine ignota, anche l’Italia e la Lombardia attivano e rafforzano la rete di sorveglianza. L’ultimo report diffuso dal Regno Unito registra 108 segnalazioni da gennaio 2022, mentre a livello italiano al 22 aprile se ne contavano 11, di cui solo due confermate. Definizione poi «scaduta» in base alle nuove regole stabilite dell’Organizzazione mondiale della sanità, in base alle quali momento non è possibile confermare alcunché: troppo poche le informazioni sul tema, meglio aspettare prima di mettere paletti.

Il vertice in Regione Lombardia

La Regione ha indetto martedì un vertice tra i direttori degli ospedali lombardi e delle Ats per fotografare la situazione. Il bambino assistito al San Paolo è l’unico nuovo sospetto, per il momento. La direzione generale Welfare ha comunque invitato le strutture sanitarie a mantenere alta l’attenzione, raccogliere campioni biologici quando necessario e ricontrollare anche le cartelle dei pazienti arrivati nei mesi scorsi, almeno a partire da gennaio. In sostanza il Pirellone chiede di vedere se il trend di epatiti di origine sconosciuta – che non sono una novità – ha subito variazioni al rialzo rispetto agli anni scorsi, come pare stia avvenendo nel Regno Unito. «Non c’è motivo di allarmarsi – tranquillizza Giuseppe Banderali, direttore di Pediatria e Neonatologia all’ospedale San Paolo – . Siamo in una fase in cui le istituzioni devono dare l’allerta per arrivare a un quadro più preciso. Serve un’operazione di rete a livello europeo e mondiale, anche perché i dati che abbiano finora sono a macchia di leopardo».

I bambini sotto i dieci 10 anni

La lente si posa sui bambini con meno di dieci anni con un’infezione acuta al fegato, valori di transaminasi superiori a 500, negativi ai test per l’epatite A, B, C, D ed E. «I sintomi da considerare con attenzione sono una grande astenia, il colorito giallo, il dolore addominale, vomito e diarrea» continua il primario. «Le epatiti possono essere provocate da diversi agenti. Finora, tuttavia, non sembra che ne sia comparso uno nuovo. Qualcuno ha ipotizzato un’associazione con l’adenovirus, ma abbiamo troppi pochi casi per dirlo. Inoltre nei bambini spesso riscontriamo patologie concomitanti». Angelo Di Giorgio, coordinatore dell’area fegato-pancreas della Società italiana di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Sigenp) e pediatra epatologo al Papa Giovanni XXIII, nei giorni scorsi ha sottolineato anche la mancata correlazione sia con i vaccini anti-Covid sia con il virus Sars-Cov-2. Banderali ammette di aver ricevuto centinaia di telefonate di genitori preoccupati, ma invita alla calma. «I sistemi sanitari stanno facendo le verifiche necessarie, i meccanismi di segnalazione sono stati potenziati dopo la pandemia, ora sono più rapidi ed efficienti. Per ora non siamo in una fase di allarme».

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