L’Ue è in piena confusione, tra sanzioni e crisi economica | il manifesto

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8 Marzo 2022 0 Di Luna Rossa
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Diplomazia. Oggi Macron e Scholz sentono Xi. Fronte interno, un nuovo piano sul debito. Bruxelles apre la procedura di adesione di Ucraina, Moldavia e Georgia. «Tempi lunghi»

Anna Maria Merlo

La guerra accelera i tempi della Ue: ieri Bruxelles ha aperto le procedure di adesione all’Unione europea dell’Ucraina, della Moldavia e della Georgia. Non significa l’entrata immediata dei tre paesi, ci sono delle pre-condizioni da rispettare, ma «facciamo il possibile per aiutare tutti a rispettare questi criteri», ha precisato la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. La Ue è su due fronti, in grande confusione: verso l’esterno, i contatti diplomatici si accavallano, ieri il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, ha parlato con Putin, domenica era stato di nuovo Macron a telefonare al presidente russo e poi a Volodymyr Zelenski, ieri pomeriggio c’è stato un «quad» (Usa, Francia, Gran Bretagna, Germania), oggi Antony Blinken è a Parigi.

Al centro c’è la questione dei corridoi umanitari, mentre il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, allerta su possibili 5 milioni di rifugiati. Macron ha accusato Putin di «cinismo morale e politico» per la proposta di corridoi verso Russia e Bielorussia, mentre l’obiettivo degli occidentali resta «fermare la guerra senza diventare belligeranti». Oggi Macron e Scholz discutono con il presidente cinese Xi Jinping. La Ue prepara nuove sanzioni contro la Russia, «tutto è sul tavolo» ripete Ursula von der Leyen. Scossone nelle Borse ieri (anche se hanno recuperato in chiusura) dopo le voci, alimentate dagli Usa, di un possibile embargo sul petrolio russo.

A Bruxelles, Mario Draghi si è limitato a invocare «nuove sanzioni contro gli oligarchi», S&D propone di togliere la nazionalità europea a chi l’ha comprata promettendo investimenti (Malta e Cipro sono stati in prima linea), Londra colpisce. Il cancelliere tedesco Scholz si è opposto a sanzioni sulle importazioni di gas e petrolio, «se le luci si spengono in Europa non fermano i carri armati», ha commentato la ministra degli Esteri, Baerbock. L’associazione Robin des Bois denuncia: le centrali slovacche hanno importato all’inizio di marzo nuovo combustibile nucleare dalla Russia per via aerea (con Volga-Dnepr Airlines), con autorizzazione Nato per il sorvolo della Polonia. In Francia, il terminal Montoir-de-Bretagne, all’estuario della Loire, è in piena attività per accogliere navi cargo con Gnl dalla Siberia. Le importazioni di gas russo sono aumentate nelle scorse settimane.

La Ue ha anche un fronte interno: come far fronte alle conseguenze delle sanzioni. Ieri, il barile di petrolio ha sfiorato i 140 dollari. Aumenta non solo il prezzo del gas – più 60% ieri, a 340 euro il megaWatt – ma anche quello del grano (400 dollari la tonnellata, la scorsa settimana era 280). L’Fmi ha avvertito: «la guerra e nuove sanzioni avranno un impatto importante sull’economia mondiale», c’è rischio di stagflazione. Per J.P.Morgan, l’inflazione, già presente, potrebbe aumentare di un punto (al 7% in Europa) e la crescita diminuire di un punto (intorno al 2%) ma per altri analisti queste previsioni sono ottimiste.

Giovedì e venerdì i 27 si incontrano a Versailles, in un vertice straordinario convocato dalla presidenza francese della Ue. In discussione, oltre alle questioni della difesa europea sulla «bussola strategica», un «piano di resilienza» per far fronte alle conseguenze delle sanzioni per le economie Ue. Questo piano, in preparazione a Bruxelles, sarà discusso oggi al Parlamento europeo, assieme alle ingerenze straniere sulle democrazie. Dovrebbe essere un nuovo piano di debito comune, sul modello del Recovery per far fronte agli effetti del Covid. Macron ne ha parlato domenica con Charles Michel, venerdì con Olaf Scholz.

Secondo i francesi, il piano di resilienza dovrebbe suscitare meno opposizione del Recovery, perché i «frugali» sono ora in prima linea e hanno bisogno della solidarietà dei partner: l’Austria, per esempio, dipende praticamente al 100% dal gas russo, la Svezia è vicina alla linea del fronte, e anche la Germania, vista la grande dipendenza energetica da Mosca, ha bisogno di grandi investimenti per cambiare fornitore e mix energetico. Von der Leyen ha parlato di «investimenti massicci» necessari, nelle rinnovabili – eolico, solare, idrogeno – che andranno a beneficio «dell’autonomia strategica, dell’industria e della Terra». A breve, saranno previsti «compensi» per famiglie e imprese.

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