Cina, balzo dei contagi e lockdown nei distretti hi-tech. Crolla la Borsa di Hong Kong – Il Sole 24 ORE

Cina, balzo dei contagi e lockdown nei distretti hi-tech. Crolla la Borsa di Hong Kong – Il Sole 24 ORE

14 Marzo 2022 0 Di Luna Rossa

Da Shenzhen a Changchun in poche ore i lockdown si moltiplicano, la scoperta di casi positivi blocca l’attività di interi distretti hig-tech ed eventi già in corso

di Rita Fatiguso

Panico alla Fiera della Cosmesi a GuangZhou

3′ di lettura

Il coronavirus attanaglia la Cina nel momento peggiore, con la guerra in Ucraina in corso. Torna il fantasma di Wuhan del febbraio 2020: la variante Omicron, ormai dominante, galoppa, ovunque. Nelle ultime ore i casi si sono moltiplicati in tutto il Paese, creando un vero e proprio cortocircuito rispetto alla politica zero-Covid ribadita dalla Plenaria del Parlamento cinese che ha appena chiuso i lavori. Filtrano anche le preoccupazioni di stranieri e imprenditori presenti da tempo in Cina, migliaia di operai restano bloccati in fabbrica, visitatori di fiere intrappolati tra gli stand con il divieto di uscire fino a nuovo ordine, mentre la catena della produzione e degli approvvigionamenti tecnologici rischia un duro colpo.

Covid: Cina, in lockdown la città di Changchun

Contagio a tappeto

Non è un bollettino d’area, ormai Omicron è la variante prevalente in Cina. Ha scavalcato Delta e si fa strada con velocità ultrasonica: la Cina combatte i focolai più gravi con cicli massici di test antigenici, è la più grave emergenza in ​​due anni con un record di 1.807 nuovi casi segnalati nel week-end.

Gli ultimi picchi si sono registrati a Jilin, nella Cina Nord-orientale, nello Shandong nella Cina orientale, nelle province del Guangdong della Cina meridionale, nei comuni di Shanghai e Pechino, che hanno costretto diverse grandi città al blocco, con un forte aumento del numero di pazienti asintomatici.

L’aumento giornaliero delle infezioni ha superato quello dei casi confermati per sei giorni consecutivi dal 7 al 12 marzo. Dal 10 febbraio al 13 marzo, il numero di casi confermati è aumentato da sette a 1.807, interessando 26 province e regioni. Uno dei luoghi più colpiti è proprio la provincia di Jilin, che sabato ha registrato più di 2.100 infezioni positive in un giorno, con 1.412 casi confermati e 744 positivi asintomatici.

Aumenta l’infettività

L’infettività della variante che ha innescato l’epidemia è di circa il 30% superiore a quella della variante precedente e la capacità di riprodursi 70 volte superiore a quella della variante Delta. Lo ha ammesso un funzionario sanitario locale durante la conferenza stampa a Jilin. Il capoluogo di provincia, Changchun, ha imposto un blocco totale per frenare la diffusione del virus, mentre la città di Jilin, che ha lo stesso nome della provincia e si trova a soli 120 chilometri da Changchun, ha condotto sei cicli di test dell’acido nucleico in tutta la città.

Un altro motivo del dilagare del virus è l’insufficienza delle risorse mediche in alcune località di fronte a una situazione epidemica in rapido aumento e alla risposta alle emergenze difettosa di alcuni governi locali che non sono riusciti a testare, mettere in quarantena e curare i residenti come richiesto. Sono scattati licenziamenti a catena di funzionari a causa della scarsa risposta alla situazione, il capo del partito provinciale di Jilin, Jing Junhai, ha promesso che farà di tutto per prevenire i ritardi nella segnalazione di nuovi casi.

Distretti high-tech in tilt

L’esperienza di Wuhan non si sta rivelando sufficiente a far fronte al contagio minimizzando l’impatto sull’economia e sui mezzi di sussistenza della popolazione. Le autorità di Shenzhen, nella provincia del Guangdong della Cina meridionale, hanno deciso di chiudere tutte le comunità residenziali, negozi e attività commerciali, sospendere i trasporti e avviare tre round di test in tutta la città, a partire da martedì.

La situazione peggiora anche a Dongguan, nella provincia del Guangdong, anche lì alcuni funzionari sono stati rimossi dai loro incarichi, in particolare per aver gestito male il focolaio di Dalang scoppiato alla fine di febbraio. La Cina ha bloccato i 17,5 milioni di residenti di Shenzhen domenica per almeno una settimana, cercando di fermare una crescente epidemia di Covid-19. Il blocco, che è arrivato dopo che i casi di virus sono raddoppiati a livello nazionale a quasi 3.400, sarà accompagnato da tre round di test di massa in tutta la città. La mossa ha seguito le precedenti restrizioni imposte al quartiere centrale degli affari di Shenzhen che ospita la sede dei giganti Huawei Technologies Co., SZ DJI Technology Co. e Tencent Holdings Ltd., nonché uno dei porti più trafficati della Cina.

E l’impatto si è fatto sentire anche sulla Borsa di Hong Kong, che ha chiuso pesantemente negativa, a -4,97%.

Ma quel che è più grave, Foxconn che in Cina assembla il 70% di tutti gli iPhone ha fermato il sito di Shenzhen a causa del blocco causato da Covid. L’azienda taiwanese, nota anche come Hon Hai Precision Industry Co., ha la sua sede centrale in Cina nell’area e un importante sito di produzione a Guanlan. Sta sospendendo le operazioni nei due campus e ha riallocato la produzione in altri siti per ridurre l’impatto dell’interruzione. Foxconn non ha specificato la durata della sospensione, tuttavia le misure del governo cinese richiedono il fermo delle attività non essenziali a Shenzhen fino al 20 marzo.

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