Dopo il diciottenne muoiono due 60enni: perché lavoravano? | il manifesto

Dopo il diciottenne muoiono due 60enni: perché lavoravano? | il manifesto

23 Gennaio 2022 0 Di Luna Rossa

Turno di Morte. Il dramma di Udine porta sinistra e sindacati a chiedere di cambiare gli attuali Percorsi di orientamento. Altre vittime a Torino e Roma in età da pensione. La tragedia di Udine scoperchia il tema sicurezza dei ragazzi. A Firenze blitz contro Confindustria

Massimo Franchi

La striscia di sangue sul lavoro in Italia non si ferma mai. Più di tre morti è la media giornaliera da oltre vent’anni. L’attenzione mediatica e dell’opinione pubblica al fenomeno è invece un fiume carsico che riappare ogni qual volta la morte colpisce più persone o lavoratori in zone mediatiche più sensibili. In un’altalena che mostra la trasversalità del fenomeno alla morte di un 18enne venerdì, ieri sono arrivate le notizie di quelle di due operai sessantenni: tutti e tre si sarebbero salvati se fossero stati a scuola o in pensione, come normale che sia.

La morte di Lorenzo Parelli, il primo caduto dell’alternanza scuola-lavoro, ha aperto la voragine sulle condizioni in cui i ragazzi affrontano i «Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento»: 210 ore minime nel triennio per gli istituti professionali che spesso diventano 500, come richiesto da Confindustria e associazioni datoriali, contente di avere manodopera gratuita da formare.

ANCHE PER QUESTO IERI BLITZ di precari e disoccupati davanti alla sede di Confindustria a Firenze. Esposti striscioni e cartelli e intonati slogan: “La vera emergenza 4 morti sul lavoro al giorno”, “Lorenzo uno di noi”, “4 morti sul lavoro al giorno gridano vendetta”.
«La morte di un ragazzo di 18 anni durante un’esperienza di stage provoca profondo dolore – ha detto ieri il ministro Patrizio Bianchi -. Incidenti come questo sono inaccettabili, come inaccettabile è ogni morte sul lavoro. Il tirocinio deve essere un’esperienza di vita“.

MA MOLTE FORZE POLITICHE e sindacati chiedono se non di cancellare almeno di rivedere profondamente l’alternanza scuola-lavoro. «Invece di messaggi di cordoglio che sanno tanto di ipocrisia, la politica dovrebbe finalmente aprire una riflessione seria sull’utilità della vecchia alternanza scuola-lavoro, oggi Pcto. Un sistema che non funziona: in questi anni abbiamo visto esperienze che si sono rivelati percorsi astrusi, o sfruttamento di fatto dei ragazzi fino all’inserimento mascherato e anticipato di giovani nel mondo del lavoro», denuncia il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.

«La pratica dell’alternanza scuola lavoro va rivista. Non possiamo pensare di esporre i nostri studenti allo sfruttamento, o peggio a incidenti. Lo studente friulano è morto lavorando gratis per maturare crediti formativi. La Scuola è altro», commenta Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti.

«La morte del giovane Lorenzo Parrelli non deve mettere in discussione i percorsi trasversali per le competenze e l’orientamento ma va avviata rapidamente una riflessione per evitare che possano accadere di nuovo tragedie come questa», dichiarano in una notai M5s commissione Cultura alla camera .

La procura di Udine intanto «ha aperto un procedimento per l’ipotesi di omicidio colposo allo stato a carico del datore di lavoro» per «addivenire ad una compiuta ricostruzione della dinamica dell’infortunio mortale» con «approfondimenti per individuare eventuali ulteriori profili di responsabilità anche a carico di altre figure aziendali. Nei prossimi giorni verrà disposta l’autopsia sul corpo di Lorenzo», conclude la nota della Procura.

NEL FRATTEMPO LA MATTANZA sul lavoro però non si ferma neanche di sabato. E ieri registra due nuovi morti. A Rivarolo Canavese (Torino), a morire è stato Vincenzo Pignone, operaio specializzato di 59 anni. La tragedia è avvenuta questa mattina alla Silca, storica azienda di stampaggio. L’uomo è caduto dentro la sabbiatrice, un macchinario che si usa per pulire i pezzi dello stampaggio. L’altro episodio è, invece, avvenuto venerdì in un capannone industriale di Santa Procula, vicino Pomezia, in provincia di Roma. A perdere la vita Salvatore Mongiardo, un operaio di 64 anni precipitato da una altezza di cinque metri. L’uomo era intento ad installare alcuni cavi elettrici su una cella frigorifera.

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