Lula: “Dal Brasile all’Italia, la sinistra ha bisogno di ritrovare il suo coraggio” – la Repubblica

Lula: “Dal Brasile all’Italia, la sinistra ha bisogno di ritrovare il suo coraggio” – la Repubblica

1 Ottobre 2021 0 Di Luna Rossa

Intervista all’ex presidente: “Occorre disegnare una nuova società tecnologica, digitale verde, più umana. E un diverso modello economico, produttivo e sostenibile”

Presidente Lula, c’è il rischio di un golpe in Brasile?

“In Brasile può accadere di tutto. C’è già stato un golpe nell’aprile del 2016 quando si fece cadere la legittima presidente Dilma Rousseff con un impeachment che non aveva fondamento, senza prove. Ma se devo rispondere alla sua domanda credo proprio di no. Forse chi guida il paese oggi avrà difficoltà a lasciare il potere, si opporrà. Ma in quel caso sarà la grande maggioranza dei brasiliani, il 77 per cento, visto che Bolsonaro riscuote un 23 per cento, a fare quadrato difendendo la democrazia con il suo voto”.

Il presidente Bolsonaro ha raccontato all’Onu un paese ben diverso da quello che descrivono i media ogni giorno in tutto il mondo. 

“Bolsonaro è andato all’Onu per raccontare una bugia. Una fantasia. Ha descritto un Brasile che esiste solo nella sua testa. Non quello dove c’è un’inchiesta parlamentare sulla corruzione nel ministero della Salute per la gestione della pandemia, per come e quando sono stati acquistati i vaccini, perché ci sono stati quasi 600 mila morti per Covid. Bolsonaro ha parlato per il suo pubblico che è formato da milizie e da neofascisti. Poteva dire all’Onu una verità che si coglie tutti i giorni: 15 milioni di disoccupati, 30 milioni che soffrono la fame. Quando abbiamo governato noi, nel pieno della crisi della Lehman Brothers, siamo riusciti a contenere la tempesta che colpiva il mondo. La nostra economia cresceva, il Brasile era rispettato, eravamo protagonisti sul tema ambientale. Ne siamo usciti a testa alta. Tutto questo è stato cancellato da Bolsonaro. Ha solo mentito, come sempre”.

 

 

Brasile, Lula: “Bolsonaro è pazzo e corrotto, contro Dilma Rousseff c’è stato un golpe”

(se non riesci a vedere il video, clicca il link in fondo all’articolo)

Luiz Inácio Lula da Silva resta in piedi mentre parla dal suo ufficio di San Paolo. Lo incontriamo virtualmente via zoom per questa prima intervista che concede a un giornale italiano due anni dopo essere stato scarcerato e 19 mesi di prigione. Ha 75 anni ne dimostra 10 di meno. E’ in grande forma. Fisicamente e mentalmente. Ha la grinta di un tempo: la stessa passione e le stesse idee chiare su come far tornare grande il suo Brasile. Oggi è libero, scagionato da tutte le accuse. Si è scoperto che il giudice Sergio Moro ha pesantemente interferito nelle indagini, non è stato imparziale come imponeva il suo ruolo. Lula è finito dentro e Bolsonaro ha vinto a mai basse.

Perché tanta gente ha votato un leader della destra estrema, presidente? 

“E’ accaduto anche da voi.  Quando chiedevamo agli amici italiani perché Berlusconi avesse avuto tanto successo ci è stato risposto che era stato votato dal popolo. Perché quando c’è democrazia la gente vota anche sulla base della quantità e qualità dell’informazione offerta. In Brasile la destra estrema ha vinto per le fake news, per la diffusione massiccia e costante di bugie. Così è stato negli Usa con Trump, così è accaduto in tanti altri paesi. Il Pt ha avuto successo per quattro volte consecutive, poteva trionfare anche una quinta se avessi potuto candidarmi. Questo, ad alcuni settori economici e finanziari anche internazionali, dava fastidio”.

In che senso?

“C’è stata una chiara strategia dietro quello che è accaduto. Bisognava interrompere il processo economico del nostro governo. Si volevano privatizzare i grandi poli energetici, le industrie strategiche, lo stesso Banco del Brasile. Da tempo si era creato uno spazio sui mercati internazionali per portare a termine questo progetto. I giudici di Curitiba, quelli anticorruzione, avevano stabili contatti con il Dipartimento di Giustizia Usa. C‘è stato l’impeachment di Dilma (Rousseff, ndr), sono stato incriminato, costruite prove false, condannato. Sono finito in carcere. Una mia scelta: sapevo di essere innocente, dovevo restare per dimostrarlo. Ho avuto tenacia, forza e alla fine ragione. Se avessi lasciato il Brasile sarei stato un fuggiasco. Senza Lula la destra ha avuto la strada spianata per la presidenza”.

Lei ha pagato un prezzo alto. Sono cadute tutte le accuse ma si è fatto 580 giorni di carcere.

“Non ho sofferto io ma il popolo. E’ lui ad aver pagato il prezzo più alto. Lava Jato non ha interrotto la corruzione. Ha provocato un terremoto nel mondo del lavoro. Ha creato 4 milioni di disoccupati, cancellato 77,2 miliardi di dollari di investimenti, bloccato altri 58. Sono state azzerate decine di grandi e medie industrie, hanno chiuso fabbriche e uffici, piccole e grandi società. Si è spento il motore dell’economia”.

La corruzione era dilagante, presidente. Si arrestava chi incassava e chi pagava le tangenti.

“Se ci sono prove di una corruzione si arresta il corrotto, non si chiudono le sue fabbriche. Non si può distruggere un’impresa per l’errore di chi la dirige. La gente vuole modificare questo meccanismo: è stanca di pagare un prezzo per un sistema costruito da altri”.

Come?

“Bisogna tornare a parlare dei poveri, della loro condizione, dei loro bisogni. In Brasile si discute sempre di tutto ma quando si affronta il vero tema, quello che il Covid ha fatto esplodere in tutta la sua drammaticità, dei 14 milioni di disoccupati, della gente che soffre la fame, del fatto che eravamo la sesta potenza economica mondiale e oggi siamo la dodicesima, ecco, allora si cambia subito argomento. Errore. Bisogna ridare forza e speranza ai poveri, collocarli al centro dello sviluppo e imporre un’imposta sulla rendita che riequilibri il divario sociale. Il secondo passo è creare uno Stato forte, con capacità di fare investimenti”.

È il ritorno del pubblico che prevale sul privato.

“Non voglio uno Stato imprenditoriale, seduttore delle industrie. Credo in uno Stato induttore, che studi e applichi la strategia economica, che sia efficiente nell’amministrazione, che partecipi in modo attivo, tracci le linee di intervento. La destra, questo governo, fa l’opposto: vuole vendere i pilastri della nostra forza economica e finanziaria. Quando esplose la crisi planetaria del 2008 furono le banche pubbliche a finanziarie le grandi opere, che svolsero il ruolo di volano, che crearono le condizioni perché si continuasse a produrre, a investire, a generare lavoro”.

La destra è convinta del contrario.

“Quando si vede un paese con un deficit molto alto rispetto al suo pil non si deve tagliare ma aumentare il pil. E il pil si aumenta con un maggior investimento e con una più equa distribuzione della rendita. Non c’è bisogno di essere un economista per sostenerlo”.

Ma il privato punta al profitto.

“Se si vuole governare solo per i ricchi bisogna allora applicare una rigida politica fiscale rigida perché vanno coperte le perdite finanziarie. Ma quando questo accade finiscono per pagare solo la classe media, i lavoratori dipendenti, i poveri. La destra è negazionista, critica lo Stato, lo demonizza, punta a svuotarlo. Ma quando soggiunge una crisi si rivolge allo Stato. Che a quel punto non ha risorse finanziarie. Perché la destra non vuole pagare le tasse. Ho sempre detto che il povero non è il problema ma la soluzione. Quando ha avuto lavoro, ha finito per consumare e l’economia è cresciuta. Negli anni dei nostri governi il pil era del 4 per cento, del 7 quando ho finito il mio mandato. Possiamo tornare a quei livelli”.

Ci sta confermando la sua candidatura alle elezioni del 2022?

“Sono a disposizione per discutere il prossimo marzo sulla mia candidatura. Sto parlando con molta gente, incontrando esperti, consiglieri, artisti, intellettuali. Il Brasile ha bisogno di un presidente umano, che parli al suo popolo, che agisca con la testa, che ascolti chi sta per le strade. Si governa anche con il cuore. Abbiamo bisogno di pace, di meno odio, di serenità, di movimento, di investire. Bolsonaro ha distrutto questo paese; va ricostruito”.

In Brasile c’è una forte polarizzazione politica.

“Ah, la polarizzazione! Si è demonizzata. Io la trovo un’ottima cosa. Esiste anche nel calcio: quando si sfidano Inter e Milan lo stadio è diviso a metà dai tifosi. La politica è uguale. Il Pt è polarizzato fin dalla sua nascita. Chi non polarizza non esiste. È una buona cosa, straordinaria. L’alternanza è importante. La gente può scegliere ma deve anche sapere chi scegliere. Deve sapere che dopo il disastro di Bolsonaro sarà più complicato governare. Nel 2013 non c’erano soldi per sostenere le nostre finanze, ci davano per spacciati. Invece siamo riusciti a superare la china, eravamo gli unici del G20 ad aver mantenuto gli impegni. Abbiamo restituito i debiti, persino prestato soldi al Fmi, e alla fine ci siamo ritrovati anche con 370 miliardi di dollari in cassa”.

Come vede il futuro del Brasile?

“Sono ottimista. Punto sull’essere umano, sulle persone. Nei miei governi avevo oltre 100 tra consiglieri e imprenditori che mi aiutavano. Con idee spesso diverse dalle mie. Ma abbiamo lavorato molto e bene. Voglio fare la stessa cosa. Bisogna capire e scegliere il nostro futuro. Basta distruggere. È una sfida che riguarda tutti. Italia, Germania, Francia, Usa. Bisogna disegnare una nuova società, tecnologica, digitale, verde, umana. Lo possiamo fare solo dialogando, concedendo, pretendendo. Occorre costruire un nuovo modello economico, produttivo, sostenibile. È la grande scommessa che ci troviamo davanti”.

La sinistra sembra aver rinunciato.

“La sinistra deve tornare ad aver il coraggio delle sue scelte. Difenderle, portarle avanti. Credo nella partecipazione, nel confronto, nel dialogo. Un paese non si può affidare alle soluzioni di un presidente ma alle persone che vivono ogni giorno la realtà. Questo ho fatto e questo vorrò fare. Questo è ciò che chiamo democrazia, la stessa che ha consentito che un metalmeccanico diventasse presidente del Brasile e un indio presidente della Bolivia”.

Sorgente: Lula: “Dal Brasile all’Italia, la sinistra ha bisogno di ritrovare il suo coraggio” – la Repubblica