Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori Gkn

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ME LE IMMAGINO LE IMPRECAZIONI DI QUELLI CHE PENSAVANO DI PRENDERLI PER IL CULO…E RIDO
Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori Gkn in vista dell’assemblea di stasera (h 20.30, Teatro Puccini di Firenze)
Prima anche solo di pensare a un eventuale compratore futuro e a come traghettare l’azienda verso futuri alternativi a Melrose, è necessario fare assoluta chiarezza su alcuni punti.
1. Gkn Firenze può ricominciare a produrre in qualsiasi momento.
La scelta di confermare la chiusura dell’azienda, la liquidazione di Gkn Firenze e il mantenimento dei lavoratori in aspettativa retribuita è totalmente da ascrivere al fondo finanziario Melrose. Non vi è nessun ostacolo alla ripartenza della produzione se non la volontà soggettiva del fondo finanziario.
2. Gkn, come qualsiasi altra multinazionale o fondo finanziario, non può pensare di non fornire spiegazioni riguardo alla distruzione di un patrimonio produttivo e sociale.
Riteniamo altamente insufficienti e generiche le spiegazioni fornite negli incontri in sede sindacale da parte di Gkn riguardo alle cause e al processo di chiusura dello stabilimento. Diffidiamo Gkn da procedere con qualsiasi decisione, senza avere chiarito: reale meccanismo di interdipendenza tra Gkn Firenze, Gkn Brunico, Gkn Italia e Plc Melrose, interscambi tra le consociate Gkn, quali contratti intercorressero tra Gkn Firenze e il principale cliente Stellantis, le palesi contraddizioni in tutto quello che Gkn Firenze ha dichiarato prima e dopo il 9 luglio, i meccanismi di delocalizzazione dei volumi e il meccanismo di preparazione sotterraneo della delocalizzazione.
Gkn e Melrose sono chiamate in sede europea, nazionale, locale a rispondere ai legittimi dubbi se la crisi e la chiusura di Gkn Firenze non siano state determinate artificialmente, pilotando la chiusura dello stabilimento. Questa domanda è di natura politica, sindacale, contrattuale, sociale e non è qualcosa a cui l’azienda può sottrarsi.
L’azienda risponda mettendo a disposizione dati seri, approfondimenti adeguati e rispondendo alle domande di esperti e rappresentanti dei lavoratori.
Dopo aver messo in mano la discussione a un amministratore delegato nominato nel marzo 2020 e uno studio di avvocati di Milano, Gkn Melrose pensa seriamente di poter chiudere la discussione così: chiudiamo 80 anni di storia industriale, il perché sono fatti nostri, come lo facciamo sono fatti nostri e comunque lo Stato ci dia l’ammortizzatore sociale e magari ci aiuti a vendere l’immobile. Non funziona così.
Invitiamo anche la procura di Firenze a fare chiarezza sull’esposto presentato da alcuni nostri colleghi in merito alla sorte e alla tracciabilità dei semiassi prodotti nello stabilimento di Firenze.
3. Chiediamo che il Governo decreti con urgenza sul caso Gkn e che venga discussa e approvata una legge sulle delocalizzazioni.
La legge contro le delocalizzazioni è in Parlamento. Non ci illudiamo né che sia quello lo strumento né la via. Ma questo fatto toglie alibi e scuse all’intero dibattito politico. E’ un semplice dato di fatto: se questa legge fosse esistita, oggi noi saremmo al lavoro. E se questa legge fosse approvata, Melrose sarebbe costretta a dare vita a un percorso ordinato di cessione che determini la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento.
Il Governo ha comunque mille strumenti per intervenire, compresa la decretazione d’urgenza: chiediamo ad esempio che si decreti che una azienda pluricondannata per atteggiamento antisindacale non possa aprire una procedura di licenziamento senza un lungo periodo di analisi e preavviso in sede ministeriale.
4. Prima di parlare di un compratore, bisogna parlare del venditore.
Esattamente come immaginato nella legge che abbiamo presentato in Parlamento, sta al venditore produrre una proposta di vendita chiara e seria su cui costruire continuità produttiva e occupazionale. E’ necessario che Gkn accetti di cedere l’intera continuità produttiva dello stabilimento senza nessuna pregiudiziale su chi subentrerà.
Visto che Gkn non si dice interessata alla capacità produttiva presente dentro lo stabilimento, tale capacità deve rimanere interamente in loco. Non accetteremo logiche di delocalizzazione dei macchinari, dopo aver subito impropriamente quelle della produzione.
5. Qualsiasi ipotesi di vendita, dovrà essere fatta con la garanzia di una clausola sociale su posti di lavoro e diritti.
Per evitare di trovarci di fronte all’ennesima ristrutturazione usata ad arte per distruggere diritti, deve essere chiaro che il mantenimento degli accordi in essere, la parità di trattamento contrattuale e il numero di posti di lavoro presenti nel sito sono una delle condizioni per chiunque subentri nel sito di Firenze. Proponiamo quindi che questa condizione di clausola sociale sia codificata da un accordo in sede ministeriale.
6. Prima si elabora un piano di continuità produttiva e occupazionale, dopo si discute degli strumenti con cui attuarlo.
Non abbiamo nessuna fiducia in qualsiasi advisor privato nominato dall’azienda. La discussione deve rimanere in capo a Mise e Invitalia. Non perché invece riponiamo nel Mise e Invitalia una fiducia maggiore o aprioristica, ma per mantenere un carattere pubblico e istituzionale della discussione. Gkn Melrose, Mise e Invitalia si devono quindi impegnare a elaborare in accordo con le rappresentanze sindacali e l’assemblea permanente dei lavoratori un piano di continuità produttiva e occupazionale, basato su dati e analisi serie e approfondite. La decisione su un eventuale ammortizzatore è subordinata alla presenza di questo piano.
7. L’ammortizzatore è funzionale alla realizzazione della continuità produttiva e occupazionale. E non può essere a costo zero per l’azienda.
Come dice il termine, l’ammortizzatore serve ad “ammortizzare” qualcosa. Nel nostro caso l’ammortizzatore non può servire ad ammortizzare il licenziamento o la delocalizzazione. Può essere finalizzato a una transizione produttiva chiara e determinata con certezza in anticipo. E l’ammortizzatore non può essere a perdere per i lavoratori e per la collettività e a costo zero per Melrose: l’azienda dovrà integrarlo economicamente.
8. L’assemblea permanente dei lavoratori è attualmente la sola e unica garanzia di salvaguardia della continuità produttiva del sito di Firenze.
Invitalia, il Mise, le istituzioni, la rete di progettazione che ruota attorno alle università devono lavorare a stretto contatto e sfruttando al massimo le competenze dell’assemblea permanente dei lavoratori, la quale deve rimanere in pieno controllo del processo di transizione dello stabilimento. Noi abbiamo da sempre un piano di diversificazione e di rilancio dello stabilimento: efficientamento energetico con fotovoltaico, potenziamento del reparto costruzione macchinari, centro di formazione 4.0 per tutto il territorio industriale, acquisizione di commesse per mezzi di trasporto pubblici, costruzione di soluzioni e prodotti ergonomici e centro di formazione ergonomica per le aziende del territorio.
9. Se si insiste sul concetto di “reindustrializzazione” totale dello stabilimento, la nostra riposta è la richiesta di nazionalizzazione del sito, basandosi su competenze territoriali e sotto costante supervisione dell’assemblea permanente dei lavoratori.
Noi abbiamo indicato la via più semplice: Melrose riporti la produzione a Firenze, ci rimetta al lavoro e venda lo stabilimento in continuità produttiva. Abbiamo detto che Melrose, se vuole andarsene, si deve impegnare a vendere l’intera continuità produttiva. Se Melrose boicotta questa via e il Governo non ritiene di imporla, la “reindustrializzazione” è praticabile solo attraverso la nazionalizzazione dello stabilimento.
E’ inverosimile, per non dire impossibile, e comunque non è mai accaduto, che un privato subentrasse comprando le mura di uno stabilimento, per impiantare una produzione completamente nuova. Il termine “reindustrializzazione” è quindi spesso usato, per non dire praticamente sempre, come maschera di delocalizzazione e licenziamenti.
10. Gkn è del territorio che la difende. Ciò che loro delocalizzano, noi lo leghiamo al territorio e lo rendiamo comunità
Gkn può salvarsi solo come risultato di una lotta collettiva, di una intelligenza collettiva. La Martinella ora deve suonare nelle teste, nelle scuole, nelle università, nei teatri, in tutte le aziende del territorio. Si deve creare e mantenere una rete, militante e solidale, mutualistica e di mobilitazione, professionale e volontaria, che riesca a sventare l’ennesimo calcolo che porta alla nostra chiusura.
Perché siamo in un nuovo calcolo: calcolano che cambiando le parole, cuocendoci a fuoco lento, usando termini appaganti come reindustrializzazione, ammortizzando il licenziamento, prolungando l’agonia, cali l’attenzione attorno a noi. Calcolano di appagare l’opinione pubblica, dando l’idea che qua è tutto risolto. E il tutto naturalmente riservandosi in qualsiasi momento di far ripartire i licenziamenti…Gkn sarà un enorme esperimento sociale e produttivo o non sarà affatto.
Un esperimento che rimane in piedi finché rimane in piedi l’assemblea permanente dei lavoratori. E se riusciamo in questo nostro intento, creeremo un precedente, un metodo per tutti. Perché normalmente le vertenze come le nostre perdono. E per questo noi non possiamo essere una vertenza “normale”. #insorgiamo
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ken sharo

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