Recovery Plan. Perché il “raddoppio” dei fondi per la sanità in realtà è un bluff

Recovery Plan. Perché il “raddoppio” dei fondi per la sanità in realtà è un bluff

28 Luglio 2021 0 Di marco zinno

di Tonino Aceti

Secondo Report di Salutequità dedicato al PNRR: risorse insufficienti per il vero rilancio del Ssn. E nella legge di Bilancio dal 2023 incrementi decrescenti al Fondo sanitario e torna la Spending review. Necessarie maggiori risorse per  garantire la sicurezza di tutte le strutture sanitarie, maggiore accesso alle cure e la riduzione delle disuguaglianze. IL REPORT 

01 FEB – Recovery Plan: la Salute con l’8,8% rispetto alle risorse totali resta l’ultima ruota del carro, circa 8 miliardi in meno rispetto alla missione “inclusione e coesione” (penultima per finanziamenti).

Inoltre “Piani di azione” per i diversi progetti da definire entro due-tre anni rispetto all’utilizzo delle risorse articolato su sei anni, rischiano di ridurre le potenzialità e gli effetti delle misure in campo: i piani di azione si devono tradurre in qualcosa di subito attuabile, non diluito nel tempo.
Ancora assente il modello di governance istituzionale per il monitoraggio e l’attuazione del PNRR, come pure quello della governance della spesa sanitaria tra Stato, Regioni e ASL, con effetti su tempi di realizzazione.

l PNRR riserva alla missione Salute una cifra insufficiente a garantire la vera “svolta” che servirebbe per il nostro SSN, per il suo rilancio, soprattutto in vista di eventuali altri episodi pandemici che potranno verificarsi nei prossimi anni e che non dovranno più mettere in “pausa” le altre patologie com’è accaduto con il Covid. Le risorse destinate alla sanità passano da 15 MLD, cifra certificata dal Governo come già disponibile nella prima versione di Recovery Plan, a 19,7 miliardi.

Nessun raddoppio quindi, ma lo spostamento da una parte all’altra di risorse già presenti nella precedente versione del Recovery Plan e un’aggiunta di 4,7 MLD, nel secondo Report dell’Associazione, dedicato al PNRR – I 19,7 miliardi  restituiscono al Servizio Sanitario Pubblico solo la metà dei circa 40 miliardi di euro di mancati incrementi subiti dal fondo sanitario negli ultimi dieci anni per garantire il famoso equilibrio di finanza pubblica richiesto dalle diverse manovre che si sono succedute negli anni. Un rifinanziamento, in parte, di alcune voci fino a oggi sottostimate e lasciate alla spesa privata, non un investimento per un nuovo modello”.

Continua dalla Sorgente : http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=92021

 

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