Il 4 luglio di The Donald, schiaffo ai nativi americani

Il 4 luglio di The Donald, schiaffo ai nativi americani

5 Luglio 2020 0 Di Luna Rossa

Lingua biforcuta. Dal Monte Rushmore la retorica suprematista del presidente Usa, a difesa dei «nostri eroi»

Marina Catucci

A 4 mesi dalle elezioni, in un anfiteatro affollato di fronte al Monte Rushmore, Donald Trump ha tenuto uno dei suoi discorsi più cupi e divisivi e lo ha fatto per le celebrazioni del 4 luglio, la festa dell’Indipendenza Usa.

La scelta del luogo per le celebrazioni è stata non priva di polemiche: il monte Rushmore per molti nativi americani, con le quattro facce di bianchi scolpite nel granito, è un simbolo di oppressione, in special modo offensivo in quanto si trova nelle Black Hills del South Dakota, considerato un luogo sacro.

«PER LA GRANDE NAZIONE SIOUX niente è un promemoria più grande di un paese che non può mantenere una promessa, quanto i volti scolpiti nella nostra terra sacra su ciò che gli Usa chiamavano Monte Rushmore – ha dichiarato in una nota Harold Frazier, presidente della tribù Sioux del fiume Cheyenne -. Ora siamo costretti all’affronto alla nostra terra con sfarzo, arroganza e fuoco, nella speranza che le nostre terre sacre sopravvivano».

Mentre molti americani bianchi considerano i presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln semplicemente degli eroi scolpiti sul monte, per i nativi americani la storia è ben più controversa, oltre a ciò ci sono delle ragioni ambientali per cui nel 2010 il presidente Obama aveva vietato i fuochi d’artificio in quella zona, a causa dei pericoli di incendio.

QUISQUILIE, PER TRUMP, che nel suo discorso-comizio ha lanciato una battaglia contro un «nuovo fascismo di estrema sinistra» che cerca di spazzare via i valori e la storia della nazione.

Con i numeri della pandemia in continua crescita e il tasso di disoccupazione che quando raggiunge l’11% è una bella notizia, il progetto più caro a Trump, stando a ciò che ha detto dal monte Rushmore, è costruire «un giardino nazionale degli eroi americani, un parco all’aperto con le statue degli americani più grandi della storia».

Criticando l’abbattimento delle statue dei generali sudisti e la rimozione delle bandiere confederate, The Donald ha ripetuto più volte che «il Memorial del Monte Rushmore non sarà mai smantellato, resterà per sempre un tributo ai nostri eroi, ai nostri padri fondatori.

La nostra nazione sta assistendo ad una campagna spietata per cancellare la nostra storia, diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri figli. Quelli che cercano di cancellare l’eredità degli Stati uniti hanno l’obiettivo di far dimenticare agli americani l’orgoglio e la loro grande dignità».

Oltre a ciò Trump è tornato a promettere la costruzione di un muro al confine con il Messico e l’impegno a non fare smantellare la polizia (cosa su cui non ha alcun potere in quanto questa risponde alle autorità locali). Poi ha contestato l’aborto in quanto «ogni bambino “nato o non nato” è un’immagine di Dio e ha promesso di piantare presto la bandiera americana su Marte».

UNO SFOGGIO DI RETORICA da suprematisti bianchi fatto di fronte a 6700 spettatori, ammassati senza alcuna distanza sociale e per la maggior parte senza mascherina. Trump non ha neanche sfiorato il tema della pandemia né citato mai il Covid-19, definito ancora una volta, «la terribile piaga venuta dalla Cina».

In questa battaglia di negazione Trump non è stato solo. «A quelli che vogliono unirsi a noi daremo delle mascherine gratuite, se vorranno indossarle – aveva anticipato a Fox news il governatore repubblicano del South Dakota Kristi Noem, presente alla cerimonia -. Ma non ci sarà distanza sociale».

Sorgente: ilmanifesto.it

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