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I prigionieri delle autostrade liguri. Intorno a Genova l’ingorgo infinito | Rep

Guerra di posizione tra ministero e Autostrade, che ora estende i tratti dove non chiede il pedaggio. Oggi si paga, poi il rimborso

di Alessandro Cassinis

GENOVA – Alle 5 del mattino Davide Costanza si sveglia nella cabina del suo Tir parcheggiato a Pieve Emanuele, a Sud di Milano, dove la sera prima ha caricato rifornimenti alimentari per i supermercati della Liguria. Alle 5.45 il Mercedes bianco con la banda rossa entra nell’autostrada A7 al casello di Binasco e dopo un’ora e mezzo è sulla bretella Bettole-Predosa, a nord di Novi Ligure, per passare sulla A26 e andare verso Arenzano, la sua prima tappa. Poi si ferma. Si ferma tutto intorno a Genova, e da Genova non si può andare né verso Levante né verso Ponente, la città stessa si blocca per ore. È la paralisi perfetta.

Va avanti così da settimane, con 110 cantieri aperti sulla rete ligure, e tutte le gallerie da ispezionare, ma ieri è stato il venerdì più nero di tutti. Al traffico di camion che il porto di Genova ha rimesso in circolo con la riapertura post-Covid si è aggiunto il flusso dei vacanzieri che cercavano di raggiungere le seconde case in riviera. Autostrade aveva annunciato che alle 6 di mattina avrebbe riaperto il tratto della A10 (Genova-Ventimiglia) tra l’allacciamento con l’A26 e Arenzano. Ma l’ispezione alla Galleria Borgonovo è stata più lunga del previsto. Quattro ore. Quattro ore di inferno assoluto, pervasivo, totalizzante, che ha condannato all’eternità, come in un brutto sogno, ogni metro di strada.

Davide ha 33 anni, è camionista da dieci, ma una cosa così non l’aveva mai vista. “Faccio questo viaggio due o tre volte la settimana, di solito impiego due ore e mezzo da Binasco ad Arenzano. Questa volta ci ho messo cinque ore”. Tre ore e mezzo da Ovada ad Arenzano, 12 chilometri l’ora, poco più di una buona diligenza del Seicento. Nel frattempo il traffico viene fatto uscire dall’autostrada e invade l’Aurelia e Genova. Un caos biblico.

Alla fine di una giornata da dimenticare, Autostrade per l’Italia promette di riaprire dieci gallerie entro le 6 di oggi: sette sulla A26 e tre sull’A12. La prossima notte saranno riaperte altre tre gallerie in A26 e tra il 5 e il 7 luglio riapriranno sei tunnel in A12. Ma soprattutto da oggi le esenzioni tariffarie già decise il 2 giugno saranno estese anche al traffico non locale con l’abolizione del pedaggio per un totale di 150 chilometri: tutti i veicoli, provenienti anche da fuori regione, viaggeranno gratis in entrambe le direzioni sull’A12 e l’A7 da Lavagna a Genova Ovest a Vignole Borbera, sull’A10 da Varazze a Genova Aeroporto e sull’A26 da Ovada all’allacciamento con l’A10. Per la sola giornata di oggi bisognerà chiedere il rimborso del pedaggio. Poi, da mezzanotte e fino a nuovo avviso, l’esenzione sarà automatica.

Tutto era cominciato il 30 dicembre 2019 con il crollo di un pezzo di copertura della Galleria Berté sull’A26. Autostrade avvia le ispezioni di tutte le gallerie di sua competenza usando uno standard francese (Cetu) applicato nel tunnel del Monte Bianco e approvato dal ministero il 20 maggio scorso. Ma il 29 maggio, quando questo controllo era completato al 95 per cento in Liguria (dove si trova la metà delle gallerie autostradali di tutta Italia), gli uffici ispettivi ministeriali impongono ad Autostrade di cambiare metodo: bisogna rimuovere tutte le onduline, il rivestimento interno delle gallerie, e farlo nei tempi già previsti, ossia il 30 giugno. È un’operazione lunghissima, perché si parla di 350 mila metri quadri di rivestimento da togliere e rimettere in pochi giorni, mentre nel progetto originario la stessa procedura sarebbe stata ultimata entro fine anno. Il 30 giugno Autostrade esprime le sue perplessità in una lettera al ministero, avvisando che i “disagi si estenderanno a tutto il mese di luglio”, ma il governo concede solo una proroga al 10 luglio. “Ce la faremo”, promettono dalla società controllata dai Benetton. Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti chiede i danni al Mit e presenta un esposto in Procura.

I danni sono incalcolabili. Il colosso cinese Cosco, che è presente a Genova dal 1963 e ha una flotta di 800 navi, invita a non usare il porto di Genova: “C’è un caos mai visto”. Il terminalista Aldo Spinelli sbuffa attraverso la mascherina: “Rinviate i lavori in autostrada a settembre-ottobre, quando non ci saranno più turisti”, implora uno degli ultimi imprenditori genovesi che resistono in porto tra fondi stranieri e colossi multinazionali. “Per il porto di Genova questa delle autostrade sta diventando una catastrofe peggiore del Ponte Morandi e del Covid”. Che danni prevede? “Avremo una perdita del 20-25 per cento nei container e del 40-50 sui traghetti”.

Alle 14.30 Davide Costanza sta scaricando altra merce all’Ipercoop di Genova Bolzaneto, poi caricherà frutta e verdura da portare a Dalmine. Siciliano trapiantato in Liguria, è dipendente della Cooperativa Paratore di Genova. Il lavoro gli piace e “per fortuna” non ha moglie e figli che lo aspettano: nelle ultime settimane non ha quasi mai dormito a casa. Cene in cabina con un fornelletto e poi via, sempre rispettando le tabelle orarie. Ora va a Dalmine, poi di nuovo a Pieve Emanuele, dove conta di arrivare verso le 8 di sera. “Basta allontanarsi da Genova e le cose vanno meglio”. Domani è un altro giorno, si vedrà.

Sorgente: I prigionieri delle autostrade liguri. Intorno a Genova l’ingorgo infinito | Rep

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