Matteo Renzi, una feroce volontà di potenza | Rep

18 Settembre 2019 0 Di Luna Rossa

La scelta tradisce una difficoltà esistenziale a vivere in una comunità di cui non si esercita il comando. Un bisogno di leadership che assorbe ed esaurisce l’intera missione politica

DI MASSIMO GIANNINI

Renzi? “Is a big problem…”, dice Dario Franceschini al suo collega ministro tedesco. Come dargli torto? Alla fine il senatore di Scandicci ha rottamato se stesso. La scissione, l’ennesima nella Sinistra Tafazzista dal congresso di Livorno del ’21, si è infine consumata. E stavolta ad andarsene è proprio lui, che da premier e segretario Pd aveva detto “in politica c’è solo una cosa peggiore della scissione: il ricatto”. Proprio lui, che aveva accusato i cacicchi della minoranza, i soliti Bersani e D’Alema, di segare il ramo sul quale era seduto il capo. Proprio lui compie il delitto che aveva condannato, e che da sempre condanna il riformismo italiano.

Fonda il suo partito. Partito oltre: oltre sinistra e destra. Partito ultra: ultra-personale. Partito iper: iper-renziano. Una scelta non spiegabile con le categorie della politica. Infatti, nell’intervista a Repubblica, non la spiega: si imbroda (“abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Salvini”). Si commisera (“mi sentivo un abusivo”). Ma non riempie di contenuti lo strappo, che paradossalmente avviene proprio nel momento in cui, dopo aver fatto nascere il governo giallorosso con M5S, ha vinto la partita con Zingaretti portandosi dietro l’intero Pd.

Lo stesso errore incomprensibile dell’altro Matteo, il Salvini che fa la crisi di governo subito dopo aver vinto la sua partita con Di Maio su decreto sicurezza bis e Tav. Dunque lo strappo si può spiegare solo con le categorie della psicanalisi. Una feroce volontà di potenza. Una difficoltà esistenziale a vivere in una comunità di cui non si esercita il comando. Un bisogno di leadership che assorbe ed esaurisce l’intera missione politica. L’uomo è il messaggio, e questo è (quasi) tutto. Il “quasi” è il luogo nel quale ora trasloca la Cosa Renziana, che va a intasare (insieme ai Calenda e ai Richetti, ai Casini e alle Carfagna) quel mitico Centro ricercato da tutti come il Sacro Graal, il deposito nascosto del famoso “voto moderato” di cui dalla diaspora democristiana si è persa la traccia. Quella Cosa, per quanto pulviscolare, qualcosa conterà, ma quanto? Renzi ha i suoi 30 parlamentari, i suoi uomini rimasti dentro il Pd (da Lotti a Marcucci), i suoi ministri piazzati dentro il Conte-bis (da Bellanova a Guerini). Potrà taglieggiare il sistema in vari modi, come Craxi nella Prima Repubblica. Un Ghino di Tacco 4.0. Ma solo questo rimane, di cotanta speme.

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