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Disuguaglianze, gioventù bloccata: ai più poveri servono 5 generazioni per avere il reddito dei loro genitori | corriere.it

Disuguaglianze, gioventù bloccata: ai più poveri servono 5 generazioni per avere il reddito dei loro genitori

Giuliana Ferraino

I figli del 10% più povero degli italiani avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale, emerge dall’ultimo rapporto di Oxfam, che fotografa un Paese «immobile», in cui le disuguaglianze stanno bruciando il presente e il futuro di intere generazioni. Per questo l’organizzazione , insieme ai giovani da 12 città italiane, lancia la campagna «People Have the Power« con un Manifesto rivolto al governo e al presidente della Repubblica, che tutti possono firmare.

Ascensore sociale fermo

L’ascensore sociale in Italia è bloccato e le aspirazioni dei giovani a un futuro più equo appaiono oggi fortemente compromesse. Secondo il Rapporto Oxfam, intitolato significativamente «Non rubateci il futuro», i figli delle persone collocate nel 10% più povero della popolazione italiana, sotto il profilo retributivo, avrebbero bisogno di 5 generazioni per arrivare a percepire il reddito medio nazionale. Allo stesso tempo, ai due estremi della distribuzione della ricchezza, un terzo dei figli di genitori più poveri, è destinato a rimanere fermo al piano più basso dell’edificio sociale, mentre il 58% di quelli i cui genitori appartengono al 40% più ricco, manterrebbe una posizione apicale. Da qui l’appello lanciato da tanti giovani e sostenuto da Oxfam, AIM, Felcos, Istituto Oikos, Re.Te. e WeWorld, per chiedere alle Istituzioni italiane un immediato cambio di rotta.

«Viviamo in un’epoca e in un paese in cui ricchi sono soprattutto i figli dei ricchi e poveri i figli dei poveri, con rischi di svilimento della tenuta sociale e rottura del patto generazionale — afferma Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia — Ragazzi e ragazze che in molti casi hanno pochissime, se non nessuna possibilità di migliorare la propria condizione rispetto alla generazione precedente. Tutto questo non è altro che l’emblema di una società immobile, che offre alle nuove generazioni una limitatissima sfera di opportunità. Lo specchio di una disuguaglianza economica e sociale, che anziché attenuarsi di generazione in generazione, nella migliore delle ipotesi, non si riduce mai».

Pochi investimenti nel sistema dell’istruzione

Nel mirino gli investimenti insufficienti in istruzione. Rispetto a quanto accadeva in passato, oggi il sistema dell’istruzione italiano offre infatti minori garanzie di emancipazione sociale. A parità di istruzione, le origini familiari hanno impatti non trascurabili sulle retribuzioni lorde dei figli: il figlio di un dirigente ha oggi un reddito netto annuo superiore del 17% rispetto a quello percepito dal figlio di un impiegato, che abbia concluso un ciclo di studi di uguale durata. Con un investimento pari al 3,7% del Pil nel 2017, proiettato al 3,5% nel 2020 nell’ultimo Def, il sistema dell’istruzione italiano soffre di un cronico sotto-finanziamento, mostra accentuati squilibri in termini di qualità dell’offerta formativa, e una forte incidenza degli abbandoni precoci, risalita al 14,5% nel 2018 e con picchi nel Mezzogiorno ben al di sopra della media nazionale.

Que giovani «working pooor»

Il 13% degli under 29 è «working poor», denuncia Oxfam. I giovani che ambiscono a un lavoro di qualità devono fare oggi i conti con un mercato del lavoro disuguale, caratterizzato, nonostante la ripresa dei livelli occupazionali dal 2008, dall’aumento della precarietà lavorativa e dalla vulnerabilità dei lavori più stabili. Il lavoro non basta più a garantire un livello di vita dignitoso: nel 2018 circa il 13% degli occupati nelle fasce d’età tra i 16 e i 29 anni era working poor, faceva cioè parte di una famiglia con reddito inferiore al 60% del reddito mediano nazionale. Il fenomeno è riconducibile in buona parte agli inadeguati livelli retributivi che vedono i giovani penalizzati da quasi 40 anni nei livelli delle retribuzioni annue medie, rispetto agli occupati più anziani. Un fenomeno che va di pari passo con la proliferazione di contratti di breve durata e il boom degli occupati in part-time involontario che ha visto un incremento di 1.500.000 di unità nel decennio 2008-2018.

Il Manifesto

«Dai un taglio alle disuguaglianze» è lo slogan scelto dai giovani protagonisti della campagna «People Have the Power» per richiamare l’attenzione pubblica e sollecitare l’azione dei decisori politici verso l’attuazione di urgenti misure di contrasto alle disuguaglianze che stanno fortemente compromettendo il loro futuro. La campagna nasce all’interno di un progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics) per favorire la comprensione da parte dei giovani delle cause di una sempre di una disuguaglianza economica sempre più accentuata e dell’impatto sui livelli di povertà ed esclusione sociale.

Sorgente: corriere.it

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