Salvini, gelo su Di Maio: devo andare in Parlamento a parlare di cene? | corriere.it

15 Luglio 2019 0 Di Luna Rossa

Salvini, gelo su Di Maio: devo andare in Parlamento a parlare di cene?

di Monica Guerzoni

ROMA — È con un silenzio di ghiaccio, studiato e ostentato, che Matteo Salvini replica all’assedio delle opposizioni e al fuoco amico degli alleati. Il leader della Lega non sente, non vede, non parla. O almeno, finge di non sentire la voce di Giuseppe Conte che scarica sulle sue spalle la presenza dell’indagato Gianluca Savoini agli eventi ufficiali del governo. E ignora, o almeno finge di ignorare, l’insistenza con cui Luigi Di Maio in asse con Palazzo Chigi gli chiede di riferire in aula sull’affaire dei presunti finanziamenti russi.

«Non è per mancanza di rispetto verso il Parlamento — ha spiegato ai suoi il vicepremier leghista —. È che se pure andassi a riferire al Senato non avrei proprio niente da dire». E poi, come per rispondere indirettamente e freddamente alla nota ufficiale del presidente del Consiglio: «Di cosa dovrei parlare in aula, di cene?».

Oggi il faccendiere con ufficio in via Bellerio, sede del Carroccio, dovrà spiegare ai pm di Milano quell’audio diffuso dal sito americano Buzzfeed, in cui parla di gasolio e rubli tra i marmi e i velluti dell’hotel Metropole di Mosca. Ma per Salvini, Savoini sembra essere poco più un fantasma. E così Claudio D’Amico, l’ex deputato leghista che la presidenza del Consiglio definisce «consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale» di Salvini: colui insomma che avrebbe strappato l’invito per Savoini alla cena del 4 luglio a Villa Madama, offerta dal premier in onore di Vladimir Putin.

«Di D’Amico non parliamo», si tengono alla larga i collaboratori del «Capitano» e spiegano come Salvini, per quanto sdegnato per lo «scaricabarile» di Conte e Di Maio, si sia convinto che lo tsunami mediatico e giudiziario passerà presto, come è stato per il caso di Armando Siri: «Ne avete più sentito parlare, dopo che è stato costretto a dimettersi da sottosegretario?».

Dipinto come isolato e in difficoltà, Salvini vuole si sappia che lui è «tranquillissimo, niente affatto nervoso, per nulla preoccupato» e molto concentrato sull’incontro di oggi al Viminale con sindacati e associazioni, per impostare la manovra economica e far vedere chi davvero conta nel governo. Un appuntamento che sa di sfida a Giuseppe Conte e che il segretario della Lega offre all’interpretazione dei media come la prova che il ministro dell’Interno «si occupa di cose concrete» e non ha tempo per replicare agli attacchi, alle insinuazioni e alle polemiche.

«Io rispetto i magistrati, lasciamoli lavorare con fiducia e non diciamo nulla finché l’inchiesta è in corso — è il senso dei suoi ragionamenti —. Questa storia russa è poco più di un gossip e sa molto di montatura. Sono convinto che si sgonfierà presto». E se i 5 Stelle lo pressano da ogni parte sbandierando una presunta diversità etica, se Di Maio ha (quasi) perso la pazienza con «l’amico Matteo» ed Enzo Moavero Milanesi gli pesta i piedi rivelando al Corriere il piano per i migranti che oggi stesso porterà in Europa, Salvini giura di non sentirsi assediato.

«Non voglio alimentare una polemica sterile, che mi sembra strumentale a un disegno», ripete per placare le ansie dei parlamentari leghisti. Quanto alla tenuta della maggioranza, Salvini ha cambiato spartito e ha smesso di dichiarare che «si va avanti». Ora il leitmotiv del vicepremier nei colloqui riservati è un altro: «Il governo non cade su Savoini, cade se non si fanno le cose». Dove «le cose», per dirla in lingua leghista, sono l’autonomia, il decreto sicurezza bis e il taglio delle tasse.

Sorgente: corriere.it

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