La tirannia dei settantenni nel Partito democratico – – Internazionale

24 Giugno 2019 0 Di ken sharo

Il democratico Joe Biden durante un comizio a Filadelfia, Stati Uniti, il 18 maggio 2019. (Matt Rourke, Ap/Ansa)

Come mai solo il Partito democratico, al livello nazionale, subisce la tirannia degli ultrasettantenni? Perché non succede lo stesso tra i repubblicani? Ci si aspetterebbe l’esatto contrario, anche considerando che i democratici si presentano come il partito del progresso e del futuro. L’argomento ha ormai raggiunto lo status mitologico di altre domande senza risposta, come “Cosa c’è dopo la morte”? o “Perché Mick Taylor ha lasciato i Rolling Stones?”.Oggi chi ha tra i 75 e gli 80 anni è in piena attività, mentre in epoche passate, a quell’età, era molto più probabile trovarsi già da tempo nella tomba. Il ragionamento vale soprattutto per i centri urbani del nordest e della costa atlantica centrale, come dimostra un recente studio sui dati del censimento condotto dall’Associated Press-Norc Center for public affairs research. In particolare, secondo lo studio, l’area di Washington guida la classifica della “partecipazione degli anziani alla forza lavoro”. In sostanza, quest’area geografica abbonda di individui ben oltre l’età pensionabile che in qualche modo continuano a lavorare.Basta dare un’occhiata ai ranghi del Partito democratico alla camera dei rappresentanti. I repubblicani, per qualche motivo (magari l’attività governativa li annoia più dei rivali, oppure sono ansiosi di monetizzare nel settore privato il loro passato nella sfera pubblica) non hanno lo stesso problema con chi ha più di settant’anni. I deputati repubblicani alla camera sono relativamente giovani (anagraficamente, non certo dal punto di vista delle idee politiche) e sono guidati da un terzetto di età compresa tra i 52 e i 54 anni. Il più anziano all’interno della leadership repubblicana in parlamento è Mitch McConnell di 77 anni (ometto il presidente pro tempore del senato Chuck Grassley, con i suoi 85 anni).Più anziani della costituzioneL’azienda informatica di ricerca sulla sfera pubblica Quorum ha stabilito che l’età media degli esponenti della leadership democratica alla camera è 72 anni, 24 in più rispetto alla media dei repubblicani. I tre democratici più influenti alla camera (James Clyburn, Nancy Pelosi e Steny Hoyer) hanno rispettivamente 78, 79 e 80 anni, per una sconcertante età complessiva di 237 anni. Questo significa che, in totale, la leadership democratica è più vecchia della costituzione.La gerontocrazia parlamentare dei democratici, inevitabilmente, si ripresenta nel gruppo di candidati alle primarie per le presidenziali. Il favorito, Joe Biden, ha 76 anni. Bernie Sanders, indicato come principale sfidante di Biden da quasi tutti i sondaggi, ha 77 anni. Sanders e Biden sperano di prendere il posto di Trump, l’uomo più anziano mai eletto alla Casa Bianca, ma comunque più giovane di entrambi. Se Biden o Sanders dovessero vincere le presidenziali e poi ottenere un secondo mandato, saremmo governati da un ottantenne, vent’anni più anziano di quanto lo era Franklin D. Roosevelt quando, dopo aver ottenuto il quarto mandato, morì per l’eccessivo carico di lavoro. Inutile dire che Sanders e Biden sono molto più arzilli di quanto lo fosse Fdr.La gerontocrazia ha come protagoniste persone che cercano di trasformare la vetta della loro carriera politica in un altopianoNaturalmente chiunque voglia criticare la nostra gerontocrazia dovrebbe inserire per correttezza un paragrafo di encomio per l’intraprendenza e la resistenza dei nostri vecchietti, con la loro sorprendente energia e la loro infinita riserva di saggezza. Ecco il paragrafo in questione. Nancy Pelosi, Steny Hoyer, Biden e Sanders (per non parlare del nostro settantatreenne presidente innamorato di McDonald’s) sono la prova vivente dei progressi fatti dalla medicina geriatrica dagli anni cinquanta, quando i politici in questione erano già adolescenti. L’idea che il passare degli anni porti con sé la saggezza è una pietra miliare della nostra cultura, da Aristotele e Giobbe a Shakespeare e Austen. Inoltre è innegabile che tutte le belle parole che siamo tenuti a pronunciare a proposito dell’età avanzata siano un necessario contrappeso all’ossessione infantile della nostra cultura nei confronti della giovinezza.Ma è altrettanto vero che l’equivalenza tra vecchiaia e saggezza presenta alcune complicazioni. La gerontocrazia ha come protagoniste persone che cercano di trasformare la vetta della loro carriera politica in un altopiano. Aristotele e altri ammettevano che questa tendenza presenta anche effetti insidiosi e mette in evidenza le qualità meno apprezzabili dei gerontocrati, come dimostra oggi l’impatto che ha questo fenomeno sul Partito democratico.Una generazione perdutaAttualmente esiste un divario enorme in termini di creatività ed energia all’interno del partito, con un gruppo di dinamici attivisti e depu

Sorgente: La tirannia dei settantenni nel Partito democratico – Andrew Ferguson – Internazionale

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