La rabbia degli operai delusi dalle promesse gialloverdi | il manifesto 

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15 Giugno 2019 0 Di Luna Rossa
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La testa del corteo dei metalmeccanici del Nord a Milano con il segretario Cgil Landini e il leader Fim Bentivogli

In 30 mila a Piazza Duomo. Dal palco il leader Fim Marco Bentivogli: il governo si sta comportando come Schettino. Sciopero generale? Il segretario Cgil Landini: decideremo con Cisl e Uli ma se non ci ascoltano, può essere

Roberto Maggioni

I 30 mila operai nel centro di Milano, piazza Duomo piena oltre la metà, adesione in alcune fabbriche milanesi, come Kone e Lobo, del 90%. Sono arrivati da Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria e dal resto della Lombardia. Ben visibili gli striscioni delle fabbriche in crisi come Abb, Husqvarna, Fujitsu, Maggi catene, Ibm.

«Noi arriviamo dalla provincia di Asti che oggi sembra una provincia del sud Italia» racconta un delegato astigiano della Fiom. «Negli ultimi vent’anni c’è stata una forte deindustrializzazione e ora temiamo possa arrivare il colpo di grazia se non ci saranno interventi del governo». Angelina, metalmeccanica da Vicenza, urla dal palco tutta la sua incazzatura «perché i lavoratori sono stati usati solo per la propaganda e la campagna elettorale». Molti operai hanno votato Lega e 5 Stelle e più o meno silenziosa, a seconda dei casi, la delusione inizia a montare. «Salvini ha detto di avere 60 milioni di figli, allora ci ascolti e ci convochi al ministero», dice un operaio torinese dal palco. «Io ho votato i 5S – racconta un delegato di Dalmine – ma stanno sprecando questa occasione di cambiamento». Altri colleghi che hanno votato i due partiti di governo ora sono delusi? «A giudicare dai numeri dei metalmeccanici in piazza sembrerebbe di sì» risponde.

I lavoratori temono una seconda ondata di crisi dopo quella lunga post 2008 e gli ultimi due anni di leggera ripresa. Solo in Lombardia sono 2 mila i posti di lavoro a rischio, denunciano Cgil, Cisl e Uil. Una crisi che ha due nomi: delocalizzazione e assenza di politica industriale. Delocalizzazione che a differenza del passato ora è anche verso Paesi con un costo del lavoro più alto ma politiche industriali più solide. È questo per i sindacati il guaio dell’Italia oggi. Come nel caso della Abb che sta chiudendo lo stabilimento di Vittuone per andare in Finlandia. Sullo striscione i lavoratori hanno messo le facce di Salvini e Di Maio e la scritta «No alle delocalizzazioni, rispettate le promesse».

In provincia di Lecco i lavoratori e le lavoratrici della Husqvarna sono in presidio permanente giorno e notte dal 27 maggio scorso, gli esuberi sono 81. «Il gruppo ha deciso di cessare l’attività a Valmadrera, ci sono stati cali produttivi per le attrezzature da giardinaggio, quello che resta l’hanno spostato in Polonia», racconta Anna, che alla Husqvarna lavora da 22 anni. «Ora ho 45 anni e non sarà semplice trovare un altro impiego. Qui diverse aziende hanno chiuso per fallimento o hanno delocalizzato». In piazza anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. «C’è bisogno di una politica industriale degna di questo nome», dice circondato dai lavoratori. «Al centro delle politiche nazionali ci devono essere lavoro e investimenti e serve una lotta vera all’evasione fiscale. Un Paese sta bene quando una persona attraverso il lavoro può vivere dignitosamente, quando non succede vuol dire che il Paese è ingiusto e non funziona». Si va verso lo sciopero generale? «Lo valuteremo insieme a Cisl e Uil, se il governo continua a non ascoltarci, non escludiamo nulla. La novità di questa fase è la ritrovata unità del sindacato».

Dal palco milanese parlano operai e operaie e per le segreterie nazionali il leader della Fim Cisl Marco Bentivogli, che paragona Lega e 5S a Schettino: «Il governo in questa permanente campagna elettorale si avvicina alla scogliera per prendere applausi, ma sta facendo affondare la nave». Dal palco parla anche una delegazione di studenti di Fridays for Future: «Ambiente e lavoro non possono essere in contraddizione, noi protestiamo contro il cambiamento climatico e per il futuro di tutti». Gli operai vedono in loro i propri figli e applaudono.

Sorgente: il manifesto del 15.06.2019 – il manifesto

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