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Si va verso una assemblea congiunta di fuoco domani a Montecitorio tra i parlamentari del M5S. Tante le voci critiche che si sono levate dopo il crollo alle urne, con il M5S fermo al 17,06%. Ma a rendere ancora più indigesto il responso elettorale, la scelta di Luigi Di Maio di convocare ieri un maxi vertice al Mise con il suo inner circle. Una riunione segnata anche da interventi duri, con la richiesta di una svolta avanzata innanzitutto dal sottosegretario Stefano Buffagni: “Così non va, o si cambia o è meglio lasciar perdere…”.

Mentre al Mise Di Maio riuniva i suoi, a Montecitorio era in corso una riunione parallela durante la quale diversi eletti hanno espresso tutto il loro malcontento per il ‘conclave’ grillino di Via Molise: “Com’è possibile analizzare gli errori – il ragionamento che rimbalzava tra i presenti, saltata la congiunta che era attesa in serata – se poi ci si riunisce con chi ti ha portato al baratro escludendo le voci fuori dal coro che non hai mai ascoltato?”.

Quattro deputati avrebbero sollevato il tema di un passo indietro di Di Maio, mentre a Palazzo Madama un senatore fa notare: “La ‘testa’ del capo non può chiederla l’assemblea, si deve passare da un voto sulla piattaforma Rousseau. Quella è la strada”. I malumori potrebbero sfociare ben presto in una richiesta di rimpasto. Senza contare poi le voci su imminenti addii nei gruppi di Camera e Senato.

L’analisi del voto del deputato Riccardo Ricciardi è impietosa: “Se perdi 4-0 è evidente che qualcosa nella squadra non va. E il voto degli elettori si rispetta sempre”. Nelle Commissioni, racconta una fonte 5 Stelle alla Camera, cresce l’insofferenza nei confronti di alcuni sottosegretari, giudicati dai colleghi parlamentari non all’altezza del proprio ruolo. Questa mattina, mentre il sottosegretario ai Trasporti Michele Dell’Orco era al telefono nel cortile di Montecitorio, una parlamentare grillina si lasciava sfuggire con un collega una battuta impietosa nei suoi confronti in dialetto napoletano: “Chist è ‘o primo che adda zumpà”.

E proprio un possibile ‘ritocco’ alla squadra di governo è stato uno dei temi affrontati ieri nel corso del vertice al Mise con tutto il gotha grillino. Il sottosegretario agli Affari regionali Buffagni, fedelissimo di Di Maio, viene descritto da una fonte che ha partecipato alla riunione come uno dei più scontenti della situazione attuale: “Così non si può andare avanti, il M5S al governo è stato bocciato dai cittadini, quindi o si cambia o è meglio lasciar perdere. E abbiamo trascurato il Nord”, queste le parole di Buffagni, secondo quanto viene riferito all’Adnkronos. E anche Paola Taverna non avrebbe mancato di sottolineare il proprio dissenso nel corso della riunione fiume. Ma c’è anche chi fa notare che un ‘rimpasto’, ora, vorrebbe dire regalare più poltrone alla Lega.

Intanto cresce l’attesa per la resa dei conti di domani sera. Gli uomini vicini a Di Maio mostrano di non temere l’appuntamento. E anche se dovesse arrivare la richiesta di un passo indietro, nessun timore: “Luigi ne uscirebbe solo rafforzato: non c’è alternativa alla sua leadership”.

Alcuni big del Movimento hanno parlato in chiaro della necessità di rivedere i molteplici ruoli di Di Maio. “Per me la generosità di Luigi di mettere insieme tre, quattro incarichi in qualche modo deve essere rivista, perché il Movimento per ripartire ha bisogno di una leadership politica h24“, dice ad esempio Gianluigi Paragone. Carla Ruocco non usa mezzi termini: “Siamo caduti anche noi come altri prima di noi nella trappola dell’immagine dell’uomo solo al comando”. Chi guarda ad Alessandro Di Battista per un passaggio del testimone, però, è fuori strada: “Se voleranno coltelli non saranno certo i miei…”, avrebbe detto l’ex deputato ad alcuni vecchi colleghi prima di prendere parte alla riunione al Mise.

Sorgente: M5S verso congiunta dei veleni