Il boomerang dei #minibot | Keynes blog

31 Maggio 2019 0 Di ken sharo

Si torna a parlare di certificati di credito fiscale e monete parallele. In particolare i minibot sono una proposta cara alla Lega di Salvini e, nelle intenzioni, dovrebbero fungere da “moneta fiscale”.

Secondo il responsabile economico del Carroccio “si renderebbero spendibili settanta miliardi di crediti che le famiglie e le imprese hanno nei confronti dello Stato, che verrebbero trasformati in moneta di piccolo taglio, sarebbe una moneta complementare. Questo debito che già c’è potrebbe essere utilizzato per rimettere in moto l‘economia”. Tuttavia va ricordato che le imprese che vantano crediti per prodotti e servizi non ancora pagati dalle pubbliche amministrazioni possono ottenere immediatamente un anticipo (oneroso) dalle banche o dalle poste italiane presentando la certificazione del credito. Che i “minibot” possano rappresentare un’iniezione rilevante di liquidità aggiuntiva è quindi tutto da dimostrare.

Come si comprende valgono per i minibot molte delle considerazioni che valevano per i CCF che abbiamo criticato rispondendo ad un articolo di Biagio Bossone e Marco Cattaneo qui.

Il discorso va però integrato considerando che i minibot sono, per stessa ammissione dei proponenti, un modo per creare condizioni più favorevoli per l’uscita dall’euro. Cosa accadrebbe quindi nel caso in cui un governo dovesse effettivamente varare un programma del genere? Proviamo ad immaginarlo:

  1. Il governo annuncia il varo di un programma di “minibot” da 70 miliardi di euro con i quali pagare i crediti fiscali e commerciali vantati da famiglie e imprese nei confronti dello stato.
  2. La Commissione Europea in un comunicato annuncia che i 70 miliardi di minibot, pari a più di 4 punti di Pil, potranno essere conteggiati come deficit aggiuntivo.
  3. La BCE in un comunicato avverte che i minibot non possono essere considerati moneta a corso forzoso; trattasi di titoli che le banche potranno valutare come qualsiasi altro asset ai prezzi di mercato.
  4. I mercati anticipano il rischio di un’uscita dell’Italia dall’euro e lo spread incomincia a salire. La situazione peggiorerà di giorno in giorno, mentre si riaffaccia lo spettro del 2011.
  5. Mentre gli investitori spostano il loro denaro in Germania e Francia, la gente comune incomincia a ritirare i soldi dalle banche, portandole vicino al collasso.
  6. La BCE annuncia che non concederà la liquidità di emergenza (ELA) se il governo non ritirerà il programma minibot che è stato avviato senza un preventivo accordo con la Commissione e la stessa BCE.
  7.  Mentre il valore dei titoli di stato crolla sui mercati, le agenzie di rating declassano titoli di stato italiani a “C”.
  8. A seguito del declassamento la BCE interrompe gli acquisti dei nostri titoli nell’ambito del Quantitative Easing. Date le condizioni eccezionali la BCE sospende parzialmente il criterio del “capital key” e decide di utilizzare l’ammontare che era destinato ai titoli italiani per l’acquisto dei titoli di stato di Spagna e Portogallo, al fine di proteggerli dalla speculazione.
  9. Le banche italiane attraverso un comunicato dell’ABI annunciano che i minibot non potranno essere accettati alla pari in pagamento, ma verranno trattati come qualsiasi altro titolo: nel caso il possessore voglia liquidarli si applicherà il prezzo di mercato che, secondo gli analisti, crollerà a meno della metà del valore nominale appena i minibot verranno effettivamente emessi.
  10. Mentre lo spread continua ad impennarsi bruciando i record precedenti, anche i titoli bancari subiscono un tracollo dietro l’altro in borsa. Le contrattazioni a Piazza Affari vengono ripetutamente sospese per eccesso di ribasso.
  11. A fronte del bank run, il governo è costretto ad introdurre controlli sui movimenti di capitali e limiti ai prelievi dai conti correnti.
  12. L’eurogruppo esamina la situazione italiana in una riunione di emergenza. Il comunicato finale afferma che l’Italia deve immediatamente abbandonare il progetto dei minibot e invita la commissione a rivedere le previsioni e le richieste di consolidamento fiscale riguardanti l’Italia alla luce del deterioramento della situazione economico-finanziaria.
  13. Con i titoli di stato in zona pre-default e i corsi azionari e obbligazionari crollati ai minimi storici, incominciano a venire al pettine le situazioni più critiche di alcune banche italiane. Il presidente dell’ESM e quello dell’Eurogruppo annunciano che l’Italia deve abbandonare i suoi progetti se intende poter usufruire di sostegni finanziari, da attivarsi comunque solo dopo la piena applicazione della direttiva sul bail-in.
  14. Sotto pressione il governo annuncia il ritiro del progetto minibot e il presidente del consiglio presenta le dimissioni al presidente della Repubblica che, dopo un giro di consultazioni di 24 ore, dà l’incarico di formare il nuovo governo al governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.
  15. Visco riesce a riportare la situazione alla calma dopo una manovra lacrime e sangue per rassicurare gli investitori. Il danno tuttavia è fatto. La fiducia degli investitori è evaporata: lo spread rimane alto e la piccola ripresa iniziata nel 2017 è compromessa. L’Italia rimane fuori dal QE e la BCE accetta i titoli di stato italiani come collaterale solo dopo aver applicato un haircut del 60%.  Entro alcuni mesi alcune banche cadranno sotto il peso dei crediti inesigibili e il deterioramento dei requisiti patrimoniali, in buona parte costituiti da titoli di stato ormai considerati spazzatura. Centinaia di migliaia di italiani vengono sottoposti al “bail-in” per salvare le banche, ma dopo un anno dalle dimissioni del governo precedente lo spettro della Troika continua ad aleggiare sul paese.

Qualcosa ci dice che nessuno si azzarderà per davvero a compiere un passo dalle conseguenze così deleterie. O almeno lo speriamo.

Sorgente: Il boomerang dei #minibot | Keynes blog

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