Tav come Ponte sullo Stretto | L’Huffington Post

7 Marzo 2019 0 Di luna_rossa

 

European Union flags in front of the blurred European Parliament in Brussels, Belgium

Come uscirne? Basta applicare la stessa concretezza fantasmatica che da secoli riguarda il Ponte: si farà, certo che si farà, ma per far bene le cose serve tempo…

by Fulvio Abbate

Avete presente il Ponte sullo Stretto di Messina? Opera gigantesca che, seppure mai esistita, è comunque presente come oggetto concreto dell’assoluto ingegneristico, visibile addirittura. Bene, tenetelo a mente.

Sul Tav Torino-Lione, il Movimento 5 Stelle dovrebbe prenderci come consulenti, suggeritori impagabili, su ciò che stiamo per dire loro. Perché, insomma, certe soluzioni dialettiche vengono in mente unicamente agli artisti, agli scrittori, e neppure di fantascienza, come lo era invece Philip K. Dick? Prendi, appunto, il caso infinito del Tav, la cosiddetta alta velocità, che avvilisce e insieme blocca, come un paracarro, il dibattito politico ormai da decenni, quel Tav divenuto dirimente anche rispetto al futuro stesso del Governo in carica, gialloverde o “del cambiamento”, “del popolo”, e ancora di più, per estensione, rispetto alla tenuta dell’elettorato a 5 stelle che pretende si tenga fede agli assunti iniziali di un Movimento che, sul rifiuto di un buco offensivo per il bene comune, in nome dello “Stop allo spreco delle risorse”, almeno ai loro occhi, sempre lì in questione, ha fatto il proprio punto d’onore, così da affermare un’illibatezza morale rispetto agli sprechi, alle offese inferte al paesaggio; promesse giunte dal leader Beppe Grillo, e subito accolte come oro colato da chi li ha votati.

Prendi ora esattamente il caso del Tav, e subito interrogati sul modo in cui sarà possibile, esattamente per i grillini, sia pure in assenza dello stesso fondatore, venirne fuori, superare l’impasse, almeno da parte di chi, lo si appena detto, su questa promessa rischia di consumare la propria attendibilità politica. Detto in soldoni: come uscirne? Come non perdere la faccia precipitando nei mesi a venire sotto la soglia-voragine del venti per cento?

Non certo rispondendo militarmente con una mobilitazione di massa, cose che stonano da posizioni di Governo. Piazza contro piazza, contrapponendo, appunto, al risveglio delle fattive “madamin” torinesi, forti della memoria della Torino degli Agnelli e forse anche della concertazione operaia del Pci, che hanno portato in piazza Castello, tra Palazzo Reale e Torre Littoria, paradigmaticamente quarantamila persone (leggi: 40 mila! Ti dice, storicamente parlando, nulla questa cifra?) innalzando i cartelli, finora ignoti, del “Sì Tav”. Assai meglio, per tutti, trovare una soluzione possibile, anche a costo di ricorrere a un’iperbole, al di là dell’incubo della sconfitta.

E neppure, sia chiaro, entrando nel merito di ciò che al momento è stato scavato, tecnicismi da direttore dei lavori di cantiere: saranno le vere, future gallerie o finora abbiamo piuttosto un foro secondario parallelo di puro servizio? Abbandona pure l’idea del referendum che, dipendesse dai cittadini della Val di Susa, avrebbe certamente parere favorevole per il No. Nessun risentimento neanche per chi, ironizzando, ha detto che, sì, il Tav si farà in formato ridotto, tale da poter essere attraversato carponi…

La soluzione è presto detta, e personalmente, chi scrive, ritiene di averla già individuata per tutti loro, basterà applicare alla discussione dell’intero progetto la stessa concretezza fantasmatica che da secoli riguarda l’allestimento del Ponte sullo Stretto tra Messina e Villa San Giovanni: si farà non si farà, certo che si farà, non vedi che hanno già iniziato a saggiare i punti esatti per la campata? Non vedi che c’è un ente apposito? Perfino Plinio il Vecchio racconta della costruzione, nel 251 a. C., di un ponte fatto di barche e botti per trasportare dalla Sicilia 140 elefanti da guerra catturati ai cartaginesi nella prima guerra punica. Nei secoli, non c’è politico che non abbia mostrato in palmo di mano quel ponte invisibile, ultimo della lista l’estroso Berlusconi.

Ma perché le soluzioni dialettiche migliori devono essere suggerite sempre da noi artisti? Così facendo, come nel caso del Ponte sullo Stretto, non sarà neppure necessario procrastinare, trovare sofismi, traccheggiare per non giungere allo scontro con Matteo Salvini, basterà che Luigi Di Maio, o chi per lui, incurante dei mugugni degli alleati scalpitanti, e ancor meno dei suoi elettori, ignorando perfino degli attacchi del risorto Pd – che invece il Tav sì, che lo farebbe subito – basterà che Di Maio dica: non vedete che ci stiamo lavorando, siamo già lì che ragioniamo operativamente. E all’ulteriore domanda su quanto tempo occorrerà, controbattere con le parole testate per il già provvidenziale Ponte: in queste cose, il tempo non ha valore, perché noi le cose le vogliamo fare bene, nel migliore dei modi, non credete anche voi? E un attimo dopo, già che c’è, mostri la maquette dell’opera finale, proprio come Toninelli mesi addietro, rispetto al futuro ponte di Genova, anche lì tempi lunghi, dilazioni. Un modellino, sia pure in balsa, non mente mai, come i plastici di Bruno Vespa è prova concreta di volontà.

Un plausibile “Governo del cambiamento” non può ignorare che, in politica, esistono infiniti modi per operare la dilazione, fosse anche per una Torino-Lione. Nel frattempo, le trivelle continueranno a recitare se stesse, le maestranze con i caschi protettivi si avvicenderanno come figuranti. Esistono infinite maniere di coniugare temporeggiamento e raziocinio, volete che alla Casaleggio Associati, luogo che da sempre conosce gli scenari utopici, non siano in grado di rintracciare, che so, accanto al Ponte sullo Stretto, altri casi di opere mai realizzate eppure concrete, addirittura visibili?

E va bene: glieli suggeriamo noi radical-chic, “professoroni”: pensate agli architetti illuministi della rivoluzione francese che imbastirono costruzioni immense e visionarie, pensate a Étienne-Louis Boullée che voleva il “Cenotafio di Newton” e, in subordine, a Claude-Nicolas Ledoux; se Luigi Di Maio ha visto il film “Il ventre dell’architetto” di Peter Greenaway capirà di cosa stiamo parlando.

Davvero, a quel punto, perfino davanti ai riottosi, poco importa se NO o SÌ TAV, lì a ripetere che il Paese “ha ben altre priorità”, basterà replicare, sdegnati, con queste esatte parole: ma come fate a dire che non ci stiamo lavorando? Il tempo che occorre…

Il Tav come il Ponte sullo Stretto è davvero la soluzione ottimale, non sarà neppure necessario accollare le responsabilità finali, come qualcuno ha ventilato, la firma sui capitolati d’appalto ulteriori, a un inerme capro espiatorio, a un presidente del Consiglio, a un Giuseppe Conte. Provare per credere.

A dire il vero, mi sa che stiano procedendo in questa direzione come un treno già da soli, il Ponte sullo Stretto come bussola, come salvavita politica, ora e sempre nel romanzo delle opere pubbliche; il nostro suggerimento è soltanto un di più.

Sorgente: Tav come Ponte sullo Stretto | L’Huffington Post

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