Roma, emergenza alberi: «Malati due su tre». Ecco le zone a rischio

26 Febbraio 2019 0 By luna_rossa

Quasi sessantamila grandi alberi a rischio – perché malati, danneggiati o a fine vita – di cui appena il 10 per cento è stato interessato da potature, cure o altri lavori di manutenzione per evitare quai pericoli che puntualmente si manifestano a ogni ondata di maltempo, soprattutto se accompagnata da forte vento. Dopo l’albero caduto ieri in viale Mazzini, che ha causato due feriti, l’allarme arriva dalle ditte che si occupano di questi interventi, che hanno messo insieme i dati che riguardano il patrimonio verde della Capitale. Tra fondi mancanti, bandi che vanno al rallentatore e aree nelle quali c’è bisogno di permessi speciali per intervenire, le piante romane sono sempre più abbandonate a loro stesse.

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I PROBLEMI
Sono 82 mila gli alberi di taglia grande, sui 314 mila che compongono il patrimonio arboreo della Città eterna. Di questi, circa due terzi sono da considerare a rischio. In particolare, a quanto risulta, sarebbe malato il 10 per cento dei pini, mentre un platano su cinque a Roma sarebbe affetto dal cancro colorato, dovuto all’azione di un fungo parassita che attacca esclusivamente questo tipo di pianta. Nel I Municipio, degli ottomila alberi monitorati da un team di 4 agronomi, a partire dal settembre 2017, il 2 per cento è stato dichiarato «da abbattere con emergenza». Ma non tutti gli interventi sono stati eseguiti, come dimostra il pino crollato ieri. E a marzo scadrà l’appalto con la ditta incaricata.

I LAVORI
In diverse strade a causare problemi agli alberi sono stati cantieri di rifacimento dell’asfalto e dei marciapiedi, che ne hanno reciso o danneggiato le radici. In casi come questi, spiegano i tecnici del settore, la potatura è ancora più urgente, per evitare il cosiddetto effetto vela, con rami e foglie esposti al vento senza adeguato sostegno sotto terra: una situazione che moltiplica il rischio di caduta anche dell’intera pianta. L’età media, peraltro, è piuttosto elevata: intorno 60 anni con punte, nelle zone più centrali anche di 80-90, quota che spesso coincide col fine vita. A peggiorare la situazione ci sono i due grandi appalti bloccati, quelli che dovrebbero assicurare una reale – e programmata – manutenzione del verde cittadino. In primis quello che riguarda il «servizio per interventi di manutenzione delle alberature»: una procedura aperta, dal valore di circa cinque milioni di euro, inserita nel dossier Giubileo del 2015, bandita ad aprile del 2017 e ancora non assegnata. Quasi due anni fa era stata lanciata anche la gara per i «servizi di manutenzione del verde orizzontale» – ossia giardini, aiuole e altre aree simili – per un valore di quasi 4 milioni: questa procedura si è conclusa, con l’assegnazione dell’appalto, ma le ditte vincitrici non hanno ancora firmato i contratti con l’amministrazione capitolina.

LE ZONE
Diverse le aree della Capitale che, negli ultimi giorni di forte vento, hanno mostrato particolare fragilità delle alberature: si va dai lungotevere – con particolari danni verificatisi su lungotevere in Sassia, nei pressi dell’ospedale Santo Spirito – all’Appia e alla Tuscolana, dalle Terme di Caracalla a via Cristoforo Colombo, dalla Salaria all’asse corso Trieste-viale Eritrea-viale Libia. Rischi molto diffusi a Prati, uno dei quartieri più alberati della città, soprattutto in viale delle Milizia, via Crescenzio e via Andrea Doria. Così come si sono rivelate particolarmente in pericolo le piante del Gianicolo. Caso a parte quello di Villa Borghese: è l’unico parco urbano che non può essere chiuso, per mancanza di una recinzione completa, ma presenta gli stessi rischi di tutte le altre aree verdi sferzate dal vento negli ultimi giorni.

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