Rivolta delle cameriere d’hotel sottopagate, dopo mesi di lotte la Spagna si arrende – La Stampa

5 Gennaio 2019 0 Di luna_rossa

Le donne delle pulizie si sono riunite in sindacato e con un’ondata di scioperi hanno ottenuto un consistente aumento salariale

Per battere i suoi record il turismo spagnolo ha bisogno di un gruppo di signore parecchio trascurate da questa industria miliardaria. Stanze pulite in cambio di una mancia e il sistema sembrava funzionare. Ora però le donne delle pulizie degli hotel spagnoli si sono ribellate, stufe di risistemare camere da centinaia di euro, in cambio di piccole somme, che non superano i tre euro. Per uscire dall’anonimato si sono date un nome originale, las Kellys, acronimo di «las que limpian», quelle che puliscono. Grazie a Facebook si sono unite in un’associazione nazionale che ha organizzato proteste classiche, picchetti e scioperi, con metodi moderni, video sui social e manifestazioni colorate. E i risultati sono arrivati: in due grandi alberghi di Bilbao lo sciopero è durato tre mesi, al termine dei quali, le grandi catene, assai preoccupate per la polvere che cominciava ad accumularsi negli angoli, hanno dovuto cedere, aumentando i salari di oltre il 30 per cento. E anche a livello nazionale qualcosa si è mosso, tanto las Kellys sono state ricevute in Senato, alla Camera e persino alla Moncloa, la sede del governo spagnolo, e quel Mariano Rajoy che loro accusano di ogni nefandezza aveva dovuto incontrarle sorridendo quando era premier. I media ora le cercano e la politica non può più far finta di niente, al contrario una foto con loro può aumentare i consensi: «Ci usano? Forse sì, ma noi usiamo loro per migliorare le nostre condizioni di lavoro».

Eppure, gli inizi sono stati difficili, quelle signore con stracci e scope in mano passano inosservate. Tutto è cominciato nelle zone più turistiche del Paese, Barcellona, le Baleari e le Canarie. Proprio a Lanzarote lavora (e lotta) Myriam Barros, la portavoce delle Kelly: «Per anni hanno pensato di ignorarci, ridevano di noi, eravamo disperse sul territorio, in ogni regione c’era una legge diversa. Ma c’è un punto che agli imprenditori era sfuggito: un albergo può rinunciare alla piscina, alla palestra e anche al ristorante, ma alla stanza pulita no. Quindi senza di noi l’hotel non può vendere il suo prodotto di base». Ma un ruolo così centrale nella vita degli alberghi il più delle volte viene appaltato a società esterne, le quali applicano tabelle e regole fuori dalla contrattazione collettiva, in virtù della riforma del lavoro del governo Rajoy. Risultato: le signore (gli uomini sono una piccolissima minoranza) vengono pagate per ogni stanza pulita e non per le ore lavorate. Le tariffe erano davvero misere: «Una media di 1,5-3 euro per ogni stanza sistemata, per un totale mensile medio di 400 camere». Calcolando che per mettere in ordine una camera ci vuole circa un quarto d’ora, il risultato è uno stipendio bassissimo (e la schiena a pezzi).

Così, il nuovo collettivo ha proposto al Congresso dei deputati e anche al governo spagnolo una «legge Kelly», per obbligare le catene ad assumere il personale addetto alla pulizia, «come avviene per i camerieri o per i cuochi». L’obiettivo è stato raggiunto a metà, con una modifica allo statuto dei lavoratori: le imprese appaltatrici dovranno applicare ai propri lavoratori lo stesso trattamento dei dipendenti dell’hotel. Al Natale delle Kelly si è aggiunta un’altra buona notizia: il governo socialista ha alzato per decreto il salario minimo a 900 euro. «La nostra categoria ha subito di fatto discriminazioni di genere, siamo più vulnerabili in quanto donne e quindi hanno pensato di poter fare tutto, tanto qualcuno disposto a pulire le stanze per qualche elemosina si trovava sempre. Hanno fatto male i conti, noi Kelly gliele abbiamo lasciate sporche».

Sorgente: Rivolta delle cameriere d’hotel sottopagate, dopo mesi di lotte la Spagna si arrende – La Stampa

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