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Il reddito di cittadinanza è nel caos – ItaliaOggi.it

Il reddito di cittadinanza: tanto se ne parla ma come sarà attuato? Ad entrare nei meandri del burocratese per ragionare su ciò che avverrà è l’Adapt, ovvero l’associazione (senza fini di lucro) fondata nel 2000 da Marco Biagi (il giuslavorista ucciso nel 2002 dalle Brigate Rosse) e collegata all’università di Modena-Reggio Emilia. Innanzi tutto, avverte l’Adapt, «Il reddito di cittadinanza sostituisce il reddito di inclusione» quindi non si tratta di una novità per l’ordinamento italiano, ma appunto la sostituzione e la modifica di un istituto già esistente, del quale ne recepisce innanzitutto gli obiettivi. Infatti, se il reddito di inclusione era definito «misura unica a livello nazionale di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale», quello di cittadinanza è definito nella bozza del decreto legge una «misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale».

Perciò così come si è venuto concretizzando, dopo le trattative tra i due alleati di governo e tenuto conto dei richiami dell’Unione europea, il reddito di cittadinanza è passato da una prestazione assistenziale universale e incondizionata (come indicherebbe la dizione ed era stato proposto in una prima fase) a un sussidio sociale la cui erogazione è subordinata a diverse condizioni soggettive, dalla situazione di indigenza alla disponibilità ad accettare un lavoro.

Spiega l’Adapt: «L’accesso al reddito di cittadinanza è subordinato a diversi requisiti soggettivi del richiedente oltre a condizioni reddituali e patrimoniali del nucleo familiare che ne certifichino l’indigenza. Infatti il beneficio non è un semplice sussidio sociale «passivo», ma presuppone l’attivazione del beneficiario non solo attraverso la «disponibilità al lavoro, nonché all’adesione – recita il decreto – ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale», ma anche attraverso «attività di servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi» oppure altre attività individuate dai servizi competenti».

Come spesso succede a metterci lo zampino è anche la burocrazia che rischia di diventare un ostacolo insuperabile per l’attuazione del provvedimento. Spiega Silvia Spattini, laurea in Economia politica (con tesi sul diritto del lavoro) e direttore Adapt: «Il punto maggiormente critico della misura pare proprio l’attuazione delle condizioni e il ruolo dei Centri per l’impiego, i quali in poco tempo dovrebbero essere in grado di iniziare a convocare i beneficiari, che devono rendere la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro, oltre ad individuare i componenti del nucleo familiare esenti dagli obblighi connessi alla fruizione del reddito di cittadinanza. Inoltre, i Centri per l’impiego (o soggetti accreditati) dovranno stipulare il previsto Patto per il lavoro, ossia un patto di servizio personalizzato che dovrebbe definire le attività che il beneficiario deve intraprendere per il proprio reinserimento nel mercato del lavoro. In alternativa alla stipula di un Patto per il lavoro è prevista la sottoscrizione di un Patto per l’inclusione sociale, nel caso in cui i bisogni del nucleo familiare non siano solamente connessi al lavoro ma siano bisogni complessi. In questo caso, i servizi sociali dei Comuni, i Centri per l’impiego ed eventuali altri servizi territoriali devono coordinarsi per offrire soluzioni integrate».

Già questo, considerando le carenze dei Centri per l’impiego in molte zone d’Italia nonché le difficoltà al coordinamento tra uffici pubblici, potrebbe rivelarsi un labirinto da cui il presunto beneficiario non riuscirà ad uscire. Tra l’altro le prime tre regioni per numero di beneficiari sono la Campania, la Sicilia e il Lazio, che non primeggiano per efficienza dei servizi. Secondo i primi calcoli saranno 1,4 milioni i nuclei familiari interessati al reddito di cittadinanza, pari a circa 4,5 milioni di persone. In quanti riusciranno ad arrivare al traguardo?

Infatti il tortuoso percorso burocratico fin chi illustrato è solo un primo passo rispetto al seguito. «Il primo step per il reddito di cittadinanza», aggiunge Silvia Spattini, «è la richiesta, che deve essere presentata presso il gestore del servizio integrato di gestione delle carte acquisti, attualmente Poste Italiane, su modulo predisposto dall’Inps. In alternativa, è possibile presentare domanda presso i Caf, che debbono però essere convenzionati con l’Inps a tal fine (è l’Inps competente per il riconoscimento del beneficio, verificata la sussistenza dei requisiti). Il reddito viene erogato attraverso un’apposita carta, abilitata non solo per acquisti ma anche per prelievi di contante, tuttavia limitati e definiti in base alla composizione del nucleo familiare. Non solo. Per l’attivazione e la gestione dei Patti per il lavoro e per l’inclusione sociale è prevista l’istituzione di due piattaforme rispettivamente integrate una al Sistema informativo unitario per le politiche del lavoro e la seconda al Sistema informativo unitario dei servizi sociali».

Insomma bisognerà fare gli auguri a chi vorrà raggiungere gli agognati 780 euro al mese. Il groviglio di norme e soggetti potrebbe risultare un ostacolo invalicabile, come insinua la conclusione di Silvia Spattini: «Risulta evidente la complessità del provvedimento per i molti dettagli e tecnicismi, oltre che per il coinvolgimento dei molti soggetti che devono coordinarsi: dall’Inps, competente e responsabile dell’erogazione, a Poste Italiane e ai Caf per il ricevimento delle domande, dai Centri per l’impiego per il primo colloquio, ai servizi accreditati per la stipula, poi i Patti per il lavoro e i servizi sociali dei Comuni per la sottoscrizione dei Patti per l’inclusione sociale. Complessità aumentata dalle piattaforme per la gestione dei Patti, oltre alla necessità dello sviluppo di progetti comunali per attività utili alla comunità, fino al riconoscimento degli incentivi ai datori di lavoro».

In conclusione: l’aspirante beneficiario potrebbe essere costretto a una via crucis in (almeno) sei differenti uffici.

Sorgente: Il reddito di cittadinanza è nel caos – ItaliaOggi.it

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