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Il meglio e il peggio del 2016. La storia in diretta sui social e il mondo nell’era della post-verità – di Beppe Severgnini – corriere.it

corriere.it – Il meglio e il peggio del 2016. La storia in diretta sui social e il mondo nell’era della post-verità. I 12 mesi che sconvolsero Internet. Alla fine Zuckerberg ha ammesso che Facebook è una media company: «Abbiamo un nuovo tipo di responsabilità». Sarà più facile segnalare una notizia falsa di Beppe Severgnini

1. FAKE NEWS, l’anno della «post-verità»
Secondo Time, la parola dell’anno è post-truth: post-verità (o menzogna, che dir si voglia). Espressione ipocrita, quasi nauseabonda: ma fornisce la misura del disagio in cui ci troviamo tutti, giornalisti in testa. La disinformazione non è nata con Internet.
Ma la diffusione consentita dalla Rete è esponenziale (secondo una ricerca del Pew Reasearch Center, il 23% degli intervistati negli Usa ha ammesso di aver condiviso notizie false). La vittoria di Trump e l’uscita del Regno Unito dalla Ue (Brexit) sono stati influenzati dalle fake news (notizie false)? Impossibile rispondere. Di certo sappiamo questo: il flusso di notizie nei social tende a confermare le nostre convinzioni (magari con la complicità di un algoritmo). Si creano echo chambers (stanze dell’eco) nei quali le idee rimbalzano e si radicalizzano. Qualcosa bisogna fare: ma cosa?
2. FACEBOOK, UNA MEDIA COMPANY, qualunque cosa sostenga Mark
I social, Facebook in testa, sono diventati il megafono della «destra alternativa» Usa (Alt-right), del populismo aggressivo e dei disinformatori professionali (attivi anche in Italia, soprattutto alla vigilia del referendum). Le piattaforme possono impedire questo fenomeno? Facebook, in particolare, si è trovato sulla difensiva. Mark Zuckerberg prima ha cercato di prendere la distanze dai contenuti (sui cui peraltro guadagna): «Siamo una tech company, non una media company».
Dopo la vittoria di Trump ha dichiarato: «Il 99% dei contenuti su Facebook è autentico». Ma, alla fine, il buon Mark ha dovuto ammetterlo: «Siamo qualcosa di più di un semplice distributore di notizie. Siamo un nuovo tipo di piattaforma per il discorso pubblico. Questo significa che abbiamo anche un nuovo tipo di responsabilità».
Su Facebook sarà più facile segnalare una notizia falsa e si aggiungeranno nuove azioni (bloccare/avvisare l’autore, contrassegnare il post). Il controllo sarà affidato all’International Fact-Checking Network (Ifcn). Esseri umani, quindi: non algoritmi.
3. ATTACCHI E RITORSIONI America vs Russia, tanto per cambiare

Tutto comincia in marzo, con la violazione del computer di John Podesta, che dirige lo sforzo elettorale di Hillary Clinton. In luglio Wikileaks pubblica 19mila mail collegate alla candidata democratica: non contengono nulla di compromettente, ma Trump ci costruisce una campagna di insinuazioni. Diciassette agenzie di intelligence Usa puntano il dito contro la Russia. Trump, che apprezza Putin, fa finta di nulla. Obama invece ci crede, accusa Mosca, espelle 35 diplomatici e chiude due agenzie russe in America. L’anno è finito; questa faccenda, no.

(Ap)

(Ap)
4. L’IMPATTO DI @realDonaldTrump, Twitter come strumento di propaganda
Oltre 18 milioni di followers, ma non è questo il punto. L’uso di Twitter da parte di Donald Trump è abilissimo. L’uomo che non ama il computer ha sempre i pollici sullo smartphone e sa cosa fare. Due affermazioni brevi, un commento emotivo, punto esclamativo. Un esempio? «The so-called “A” list celebrities are all wanting tixs to the inauguration, but look what they did for Hillary, NOTHING.
I want the PEOPLE!» («Le cosidette celebrità A-list vogliono tutte biglietti per l’inaugurazione ma guardate cos’hanno fatto per Hillary, NIENTE. Voglio il POPOLO!»). Gergo quotidiano, caratteri maiuscoli, sintassi approssimativa. «Il linguaggio di un bimbo di 10 anni», hanno scritto. Però funziona.
5. FACEBOOK LIVE, la storia in diretta – di Beppe Severgnini con Stefania Chiale

La storia nel 2016 passa anche per le dirette-video sui social. Periscope e soprattutto Facebook Live. In Minnesota, il 7 luglio, una donna trasmette la morte del fidanzato, colpito dalle pallottole di un agente di polizia. A Nizza, il 14 luglio, vediamo un uomo in scooter inseguire il camion della strage. Il giorno dopo, durante il tentativo di golpe militare, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nemico e censore dei social, parla alla Cnn via FaceTime e invita il popolo a scendere in piazza. Il mondo osserva. Capire è più difficile.

Sorgente: Corriere della Sera

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