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Chi è Yanis Varoufakis, il nuovo ministro del Tesoro greco – Wired

wired.it – Chi è Yanis Varoufakis, il nuovo ministro del Tesoro greco. Faccia da boxeur, fama da Keynes con un tocco di Marx e idee molto chiare su come salvare la Grecia, e l’Europa, ridiscutendo il superdebito: l’identikit del matematico diventato economista per caso.

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Se la dovrà vedere col mostro a tre teste della Troika: UE, Banca centrale europea e, soprattutto, Fondo monetario internazionale. Dalla sua Yanis Varoufakis ha la fama di duro, falco come lo definisce in questi giorni la stampa internazionale senza forse coglierne ogni sfumatura, e l’aspetto così informale da aver giurato, il giorno dell’insediamento del nuovo governo greco di Alexis Tsipras, con la camicia fuori dai pantaloni. E pure lui, come il capo, rigorosamente senza cravatta. Ma anche un curriculum molto interessante, che va dalla Lyndon B. Johnson School of public affairs di Austin, Texas – sua ultima cattedra da visiting professor – alla precisa rivendicazione del credo marxista comunista passando per il dottorato in economia all’università dell’Essex, dove ha iniziato a insegnare nel 1982 per poi traslocare a Cambridge.

È di questo cinquantatreenne dal volto boxeur e dal doppio passaporto – ha anche quello australiano – la pesante formula di waterboarding fiscale di cui il neopremier di Atene si è più volte servito in campagna elettorale per corroborare la tesi secondo la quale è necessario rivedere da cima a fondo l’enorme debito contratto dai precedenti governi con i vicini europei ma anche e soprattutto con l’istituzione guidata da Christine Lagarde. Un atteggiamento, ha aggiunto con una certa efficacia narrativa rispetto alla continua pressione sui conti, che rischia di trasformare l’Europa in un “riformatorio vittoriano”. A onor del vero, per ora la Grecia ha a che fare principalmente proprio con la lady di ferro francese e i suoi collaboratori, più che con Angela Merkel e compagnia: l’esposizione verso i governi Ue inizierà a essere pagata fra qualche anno.

Meno austerità e più espansione, programma di solidarietà sociale di emergenza, trasformazione del debito greco (che si aggira sui 320 miliardi di euro, 17 da onorare solo quest’anno) in una specie di bond-monstre a scadenza illimitata, da pagare quando il Paese sarà tornato a crescere stabilmente, e dagli interessi tagliati per evitare una spaventosa Grexit, l’uscita della Grecia dall’euro.

Queste le tesi di Varoufakis, “teologo ateo nascosto in un monastero medievale” per sua stessa definizione, che vanta numerosi rapporti internazionali di peso come quello con James Galbraith, figlio dell’economista di JFK John Kenneth Galbraith. Col superliberal Usa ha fra l’altro firmato la versione aggiornata al 2013 di un pamphlet intitolato Una modesta proposta per uscire dalla crisi dell’euro originariamente pubblicato nel 2010 con il solo coautore Stuart Holland.

Ma è forse nel Minotauro globaleL’America, le vere origini della crisi e il futuro dell’economia globale, uscito nel 2012, che ha messo nero su bianco la sua considerazione del sistema economico internazionale, incentrato sui bisogni esclusivi degli Stati Uniti – che sbranano, come il mezzo toro e mezzo uomo del mito greco, chiunque finisca nel loro labirinto – e le cui strategie sono state duplicate, nel Vecchio continente, dalla Germania.

Il rapporto con Tsipras dell’”economista accidentale” dalla parlata diretta e precisa – le cui posizioni sono documentate dai post del suo blog aperto dal 2008 e che almeno per il momento non ha voluto chiudere ma da cui stanno però saltando fuori considerazioni di qualche anno fa non troppo lusinghiere sui contenuti del programma di Syriza – inizia a sbocciare intorno al 2000.

È in quell’anno che Varoufakis, alla perenne ricerca di una seconda patria scevra di tiranni neoliberisti, rientra dall’Australia (dove pure aveva insegnato dopo aver lasciato l’Inghilterra nel 1988 e dove ha avuto una figlia) e diventa preside della facoltà di economia dell’università di Atene. Nel frattempo, ha dato una mano anche all’ex premier socialista George Papandreou: era in fondo organico al Pasok, partito oggi sostanzialmente estinto, e il salto a Syriza è avvenuto solo una decina di anni più tardi.

Continuerò a pubblicare sul blog anche se normalmente queste forme di comunicazione sarebbero considerate irresponsabili per un ministro delle Finanze – ha scritto un paio di giorni fa il neoministro, fra l’altro appassionato di Harley Davidson – ovviamente scriverò meno e più brevemente ma spero di poter compensare con opinioni più succose, approfondimenti e commenti”.

In queste ore, blog a parte, ha fatto molto chiacchierare anche la sua esperienza, a dire il vero relativamente breve – un paio d’anni – con la grande casa di produzione di videogiochi Valve per cui è stato consulente. Il boss della software house di Seattle, Gabe Newell, l’ha infatti contattato per mettere mano al delicato sistema di pagamento sia sulla piattaforma online Steam che all’interno dei titoli di propria produzione, da Half-Life a Dota 2.

Il problema dell’amministrazione greca, stando agli immediati obiettivi di Tsipras, si muove intorno a questioni molto concrete: salute, cibo, elettricità, casa. Lo spazio per queste manovre dovrà trovarlo proprio Varoufakis, trattando con le eminenze del Vecchio continente e di Washington. Ma certo anche l’esperienza nell’economia dei beni virtuali – quella per cui con i crediti di una piattaforma si acquistano oggetti digitali da utilizzare in certi giochi, specie quelli freemium – potrebbe tornare utile. In ogni caso, lo vedremo presto in Italia: ha annunciato che sarà a Roma la prossima settimana per incontrare il suo omologo tricolore Pier Carlo Padoan.

Intanto vale la pena seguie questo “Keynes con un pizzico di Marx”, come l’ha definito un articolo del Guardian, su Twitter, dove raccoglie il doppio dei seguaci di Tsipras.

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