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Ci mancavano solo le elezioni francesi per infiammare ulteriormente il clima politico israeliano. Le chiavi di lettura del voto divergono clamorosamente, a seconda delle posizioni ideologiche di partenza. Quasi tutti (tranne qualche ‘eccellente’ personaggio) tirano un sospiro di sollievo, dopo la debacle della destra lepeniana. Ma assieme si moltiplicano grida d’allarme, su un presunto ‘antisemitismo rosso’, che è sostegno alla causa palestinese.

16 maggio 2024, Liberté, Égalité, Fraternité non valgano se si sostiene il diritto dei palestinesi ad esistere

Memoria perduta delle complicità ‘peteniste’ col nazismo

La contrapposizione è netta e balza agli occhi già della ‘copertura’ che fanno i giornali più importanti. Dunque il progressista Haaretz, attacca pesantemente il Ministro della Diaspora, Amichai Chikli, che ha offerto sfacciatamente il suo sostegno ‘assoluto’ all’estrema destra francese, immemore delle complicità naziste di non più di 80 anni fa. Un’ingerenza senza né capo né coda, un vero sgarbo politico, che i funzionari degli Esteri israeliani hanno qualificato come ‘bomba diplomatica’. Perché ha finito di guastare definitivamente i rapporti con Parigi. Rompendo tutti i freni inibitori, visto il ruolo che ricopre, Chikli, una settimana prima delle elezioni, ha condiviso un video con Marine Le Pen e Jordan Bardella, il candidato premier designato dal Rassemblement National. Inoltre, in un’intervista concessa a Reshet Bet Radio, è arrivato a dire che sarebbe fantastico per Israele se la Le Pen venisse eletta Presidente della Francia, anche se queste elezioni riguardano solo il Parlamento».

Netanyahu dietro le quinte, in attesa di Trump

Haaretz avverte che, nella stessa intervista, il Ministro ha precisato che «Netanyahu la pensa come lui». E non appena si è saputo che il Fronte popolare aveva vinto le elezioni, Chikli si è scagliato contro il leader della sinistra, Jean-Luc Mèlenchon, definendolo «una versione francese di Jeremy Corbyn, un odiatore di Israele nel profondo dell’anima, che si è rifiutato di condannare gli eventi del 7 ottobre».

Gli ebrei francesi

Il Jerusalem Post, invece, calca la mano su una riflessione diversa: gli ebrei francesi, sono caduti dalla padella nella brace? Si, perché in un’intervista in esclusiva,  Yonathan Arfi, presidente del Consiglio degli ebrei di Francia (CRIF), ha lanciato un disperato appello a Macron, chiedendogli «un governo moderato» (come quello istraeliano? NdR). Aggiungendo che Mèlenchon, il leader di France Insoumise, colonna portante del blocco di sinistra, «è antidemocratico e rappresenta una minaccia per gli ebrei della Repubblica». Il Jerusalem Post ricorda che le associazioni ebraiche francesi avevano fatto campagna, puntando su un governo di centro, che comunque non fosse condizionato dai ‘ricatti’ dell’estrema destra o del polo di estrema sinistra. Secondo il Jerusalem Post, Arfi ha addirittura definito Mèlenchon «una persona che rappresenta una minaccia per gli ebrei». Invitando tutti a non sottovalutare gli estremismi e a scegliere la strada mediana, della moderazione.

Causa palestinese come antisemitismo

Addirittura più drammatico, l’appello lanciato da uno dei leader politici israeliani più noti. Avigdor Liberman, l’ex ministro e attuale capo di Yisrael Beitenu, ha esortato gli ebrei francesi a compiere la «aliyah», cioè a scappare, immigrando in Terra Santa  «prima che sia troppo tardi». Parlando di quello che, improvvisamente, sembra diventato il nemico pubblico numero uno di Israele, Liberman ieri così ha arringato la folla dei suoi seguaci: «Mèlenchon e il suo partito rappresentano l’antisemitismo puro ed esprimono un aumento significativo dell’odio verso Israele».

Il pensiero finale, non proprio ottimistico, riportato dal Jerusalem Post sulla situazione degli ebrei in Francia, è quello del rabbino della Grande sinagoga di Parigi, Mosheh Sebbag, il quale ha dichiarato: Non c’è futuro per gli ebrei in questo Paese». Un’ultima annotazione, Haaretz la riserva al ministro ‘duro e puro’ amico della Le Pen. Chikli (dopo la sconfitta) si è corretto. «Non sono a lutto – ha detto – ma solo interessato a coloro che credono che l’immigrazione islamica sia problematica».

Sorgente: Il sostegno di Netanyahu a Le Pen e l’antisemitismo utile – Remocontro


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