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Berlino e Parigi al summit di fine mese disposte a chiudere a maggioranza qualificata

PARIGI-BERLINO — «Se ci sarà bisogno, non esiteremo a proporre un voto a maggioranza qualificata». La minaccia viene da alcuni macronisti a Strasburgo, convinti che il pacchetto delle nomine europee dei top jobs riuscirà a essere varato tra una settimana, nel Consiglio dei capi di Stato e di governo. La tentazione di un passaggio di forza – che metterebbe all’angolo Giorgia Meloni, Viktor Orbán e forse altri leader recalcitranti – ha cominciato a serpeggiare lunedì sera, quando Emmanuel Macron e Olaf Scholz si sono accorti che l’accordo per i top jobs non era così blindato come speravano. Per entrambi il fattore tempo è decisivo. Il summit dei leader a Bruxelles del 27 e 28 giugno arriva per Macron alla vigilia del primo turno delle elezioni legislative in Francia. Indebolito in patria, dov’è minacciato di coabitazione con Marine Le Pen o da una crisi istituzionale se non ci sarà una maggioranza chiara, il presidente francese ha anche perso peso con il suo gruppo Renew, superato ieri a livello numerico dai Conservatori di Meloni.

(reuters)

 

Macron non è più il king maker come nel 2019 ma resta comunque nella cabina di regia delle nomine. I macronisti sostengono di aver ottenuto lunedì un primo risultato: le istituzioni dell’Ue restano in mano a un «blocco dei moderati», che esclude gli estremisti. Macron vuole ora accelerare e mettere sul tavolo dei leader una decisione a maggioranza qualificata. Nel suo entourage ricordano ora che già nel 2014 la nomina di Jean-Claude Juncker passò nonostante il voto contrario di Orbán e dell’allora premier britannico David Cameron. E nel 2019 Ursula von der Leyen è stata designata con l’astensione di Angela Merkel: la cancelliera Cdu si astenne per disciplina di coalizione dopo che i partner di governo della Spd avevano insistito sul fatto che dovesse essere eletto uno spitzenkandidat.

(ansa)

 

Anche oggi, sul cordone sanitario anti-Meloni e la maggioranza qualificata che sostenga von der Leyen, la Germania è spaccata. Scholz è stato uno dei mediatori per i Socialisti al tavolo delle nomine e ha sostenuto per primo, già prima del voto del 9 giugno, che una coalizione allargata ai Verdi sarebbe preferibile a qualsiasi apertura ai Conservatori e segnatamente a Meloni. Dopo la batosta delle europee e il picco storico dell’ultradestra Afd, il “no pasarán” del cancelliere si è rafforzato. Il suo governo è scivolato a un passo dalla crisi di governo e a inizio luglio lo attende a Berlino la spada di Damocle della discussione sul bilancio. Il suo partito, la Spd, è sul piede di guerra con il ministro delle Finanze Christian Lindner (Fdp).

(ansa)

Socialdemocratici e liberali minacciano da settimane di staccare alla spina al governo sulla cruciale questione di un nuovo emendamento al freno al debito. In questi giorni la Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rivelato che già a dicembre il governo Scholz aveva sfiorato la fine prematura a causa dei conti pubblici. E si era ipotizzato persino una data, per le elezioni anticipate: il 9 giugno, stesso giorno delle europee. Allora la crisi è rientrata per una soluzione negoziata per il rotto della cuffia. Ma Scholz è di nuovo a un passo dal baratro e ha bisogno di chiudere rapidamente il risiko delle poltrone Ue.

 

 

Ma la strategia di ampliare il Ppe o perlomeno di farlo dialogare con la destra per blindare la rielezione di von der Leyen ed erigere un muro a sinistra, verso i Verdi, è nata proprio in Germania, specificamente a Monaco, nella testa del capogruppo del Ppe e leader della Csu Manfred Weber. E ha contagiato, nel frattempo, anche Berlino. All’ultima riunione del Ppe è stato il leader della Cdu Friedrich Merz a ribadire la posizione dei conservatori tedeschi. Ed è opposta a quella di Scholz. Nel dubbio, secondo Merz, meglio ampliare la maggioranza a Meloni che ai Verdi. Ma una posizione diversa è stata espressa dal più influente dei capi di governo del Ppe, il premier polacco Donald Tusk. Il leader di Piattaforma civica teme che la premier italiana possa garantire un ruolo maggiore ai nemici del Pis e ha dichiarato apertamente che bisogna puntare a una maggioranza senza Meloni, in linea con Macron e Scholz. Ma non con i suoi compagni di banco tedeschi nel Ppe.

Sorgente: Scholz e Macron accelerano: pronti a votare le nomine europee senza l’Italia e l’Ungheria – la Repubblica


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