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Recuperati sei corpi, gli altri probabilmente sbalzati in mare. I superstiti: “C’è stata un’esplosione a bordo”

Alessandra Ziniti

Lo scafo è ancora a pelo d’acqua, l’albero beccheggia ma di corpi gli uomini della Guardia costiera ne hanno recuperati solo sei, arrivati nella notte a Roccella Ionica. E altri non se ne vedono incastrati nella pancia dell’ultima bara galleggiante del Mediterraneo. Cosa che lascia pensare che l’esplosione di cui parlano gli undici superstiti del naufragio, che portano addosso i segni di gravi ustioni e di grossi traumi agli arti e al torace, abbia letteralmente sbalzato fuori dalla barca tutti gli altri che risultano dispersi, una sessantina di persone, e tra loro 26 bambini.

 

La vittima più piccola, un neonato di 4 mesi

Uno dei più piccoli aveva solo quattro mesi, è scomparso in mare insieme alla mamma mentre il papà, un giovane curdo-iracheno, ora assistito da Emergency, è ricoverato all’ospedale di Polistena.

Nessuno ha avuto ancora il coraggio di dire la verità a Nalina, 10 anni, anche lei curda, la più piccola dei superstiti, coccolata nel reparto di pediatria dell’ospedale di Locri. Parla solo iracheno, ma si fa capire e non fa che chiedere dei genitori, ma soprattutto della sorellina di cui non si ha più traccia. Della sua famiglia è rimasta solo lei e forse una zia e un cugino. Se verrà accertata la parentela saranno loro a dirle la verità.

 

I superstiti: “Ci siamo salvati aggrappandoci allo scafo”

I sopravvissuti stanno male, ustioni e tantissime fratture, segno dell’esplosione che li ha scaraventati contro lo scafo. «I primi tre giorni di navigazione è andato tutto bene – ha raccontato chi sta meglio a Concetta Gioffrè, del Comitato Riviera dei gelsomini della Croce rossa – Poi sono cominciati i problemi al motore e alla fine c’è stato un forte scoppio che ha fatto tremare la barca facendoci volare da una parte all’altra. Ci siamo salvati aggrappandoci disperatamente ai bordi della barca che cominciava ad affondare. Tanti sono caduti in acqua, nessuno di noi aveva il salvagente. Passavano barche ma non si fermavano».Testimonianze drammatiche come le immagini dei superstiti che alcuni familiari hanno riconosciuto in tv mettendosi in contatto con la Croce rossa.

 

Il silenzio del governo

Un’ennesima strage in mare, avvenuta all’interno della zona Sar italiana, passata nel silenzio assoluto del governo. Non una parola di cordoglio e di solidarietà dalla premier Giorgia Meloni o dal ministri dell’Interno Matteo Piantedosi. Ieri solo il ministro degli Esteri Antonio Tajani, uscendo dal Senato, sollecitato dai giornalisti, si è limitato a dire: «Sono tragedie purtroppo figlie dell’immigrazione clandestina, la guardia costiera ha cercato di salvare più gente possibile».

 

Il vescovo: “C’è un problema politico”

«C’è un evidente problema politico da affrontare, è necessario investire più risorse nei corridoi umanitari». la dura presa di posizione del vescovo di Locri Francesco Oliva che ha indetto per questa sera una fiaccolata di solidarietà a Roccella Ionica. Dure le Ong: «Di fronte all’ennesima conta straziante il silenzio istituzionale è vergognoso – dice Marco Bertotto di Msf -. Non c’è risposta dai governi italiani e dalle istituzioni europee agli oltre 1.000 morti nel Mediterraneo solo quest’anno, la loro inerzia ha svuotato il Mediterraneo di mezzi e risorse di ricerca e soccorso».

Sorgente: Naufragio nello Ionio: il più piccolo delle vittime aveva solo 4 mesi. Non una parola di cordoglio da parte del governo – la Repubblica


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