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Il 29 giugno è stato quasi un giorno normale nella vita di Ayman Ghraib, 41 anni, originario del villaggio di Tamoun, a nord-est della città di Nablus.

Questo il suo racconto: “Mi sono alzato presto perché avevo un appuntamento con una troup di Al Jazeera per filmare una serie di insediamenti, attacchi di coloni e confisca di terra e acqua nell’area di Agwar.
Le riprese si sarebbero concentrate sugli attacchi nei dintorni riprendendo gli insediamenti e gli attacchi da parte dell’esercito occupante e dei coloni.

Il tutto avrebbe dovuto essere girato in una zona di Agwar dove sono arrivato intorno alle 12:00 con la macchina del mio amico perché la mia macchina era stata completamente disttrutta dai soldati dell’occupazione.
Avevo provato a ripararla, ma il meccanico ha detto che il motore era danneggiato definitivamente.
Così un amico mi ha donato la sua macchina.

Ogni volta che i soldati dell’occupazione ci vedevano insieme, quando mi accompagna con la sua auto, confiscano i nostri documenti, ci fotografano e chiedono al mio amico perché va’ a giro con un terrorista come me.
Quel giorno, come al solito siamo stati fermati dai soldati dell’occupazione ci hanno chiesto di scendere dall’auto. Dall’altra parte mi aspettava la troupe di Al Jazeera. Quando hanno visto che i soldati dell’occupazione mi tenevano, sono arrivati ​​alla barriera e hanno iniziato a filmare. I soldati hanno detto all’equipaggio di Al Jazeera di andarsene e che ci avrebbero liberati a breve.
Non ci hanno rilasciato, il sole era alto e le temperature si aggiravano intorno ai 40 gradi, ho cominciato a sentirmi male perché ho problemi al cuore e cominciava a mancarmi il respiro. Ho spiegato la mia situazione all’ufficiale responsabile, lui ha riso di me dicendo che non ero un bambino di 7 anni.
Dopo più di due ore di detenzione, i sintomi del colpo di sole hanno cominciato ad aumentare, un forte mal di testa e dolori al corpo mi hanno reso difficile respirare fino a quando ho perso l’equilibrio e sono caduto a terra, gli ufficiali si sono rifiutati di chiamare un’ambulanza quando ho chiesto aiuto , i soldati al contrario hanno cominciato a prendermi a pugni , e colpirmi con le mani e con il calcio dei fucili, offendendomi, ho sentito che stavo per perdere conoscenza così i soldati mi hanno versato acqua ghiacciata sulla testa, e mi sono sentito come fulminare, era così doloroso, mi aprivano la bocca con le loro e mi versavano acqua in gola e nel naso fino quasi a soffocarmi.

La mia situazione fisica è degenerata , prima che collassassi, i soldati mi hanno messo nell’auto del mio amico ed hanno chiesto a lui e ad un altro ragazzo di prendersi cura di me, ma loro non avevano niente, nessun medicinale che potesse aiutarmi. Mentre ero sdraiato in macchina, ogni cinque minuti i soldati mi versavano di nuovo acqua ghiacciata sulla testa e ogni volta sentivo lo stesso dolore .
Mi hanno obbligato a dargli il mio cellulare per essere rilasciato , ho dato loro il mio telefono, li ho visti scattare foto di materiali sul mio telefono, mi hanno ri-consegnato il telefono, ci hanno consegnato i nostri documenti e ci hanno chiesto di andarcene.
Sono arrivato a casa mia in uno stato di grave esaurimento e ho ricevuto i necessari primi soccorsi, e solo in quel momento ho recuperato la piena sanità mentale.”

Ayman continua:” Questa non è la prima volta che sono stato sottoposto a torture di questo genere, più volte ho subito attacchi simili da parte dell’esercito di occupazione, sono stato imprigionato più di una volta.
Ogni volta che vengo arrestato dall’esercito di occupazione , non commetto alcun atto violento contro l’esercito o i coloni.

Tutto quello che posso dire è che riprendo da vicino gli abitanti di Al-Agwar e diffondo attraverso i social media la confisca della terra e dell’acqua e la sofferenza degli abitanti di Al-Agwar a causa di Israele.
Riprendo la politica di sfollamento contro gli abitanti nativi.
Gli israeliani che incitano i coloni diffondono fotografie e incitano pubblicamente ad uccidermi chiedono all’esercito di arrestarmi.
Su più di un sito web di coloni hanno pubblicato le mie fotografie e istigato atti violenti contro di me.
Una volta ho ricevuto un messaggio sui social media da un colono, una foto bomba che diceva che il tuo giorno si stava avvicinando.


Va notato che questa non è la prima volta che un mio amico è stato aggredito in macchina, e una settimana fa, durante l’invasione del governatorato di Tubas, il mio amico Ahmed Abu Zahra, che si era offerto volontario di trasportarmi nella sua macchina.
I soldati dell’occupazione hanno sparato una raffica di proiettili contro l’auto, danneggiandola fino a renderla irriparabile.

Questo mio amico è stato minacciato dai soldati che mi venivano a prendere, e gli urlavano contro e lo minacciavano perché mi ha aiutato.


E hanno sparato alla sua macchina più di una volta.


Non sto incitando alla violenza contro nessuno, sto solo lottando affinché i miei figli abbiano terra e acqua prima che vengano tutti confiscati a beneficio dei coloni, è la nostra terra e non vogliamo andare da nessun’altra parte e non vogliamo questa sostituzione etnica.


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